Pogacar ha stravolto la Milano-Sanremo e se l'è presa nel modo meno convenzionale. "Dopo la caduta temevo fosse finita"

  • Postato il 21 marzo 2026
  • Di Virgilio.it
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Per entrare nella storia ha scelto di passare dalla porta stretta. Perché a Tadej Pogacar le cose convenzionali non piacciono: avrebbe potuto vincerla almeno tre volte quella maledetta Sanremo, che è diventata benedetta proprio nel giorno in cui tutti i pianeti sembravano essersi allineati… contro di lui. Perché la carambola innescata a una trentina di chilometri dal traguardo avrebbe potuto abbattere un elefante. Non Tadej, che incurante delle ferite (ben visibili a fronte telecamere) non s’è pianto addosso, ma ha risposto da campione vero qual è. Perché lui quest’anno sulla Sanremo aveva messo il mirino, e tutto il mondo che sta là fuori non contava niente. Doveva solo mettere la propria ruota davanti a quella degli altri. A guarire le ferite penserà stasera, domani o quanto ci vorrà.

Pidcock c’ha provato, ma questo Pogacar non poteva perdere

Pogacar è un corridore diverso da tutti quelli che hanno attaccato il numero sulla schiena. Non serviva la Sanremo odierna per ribadirlo, ma è comunque stata proprio la Classicissima di Primavera a ribadire forte e chiaro il concetto. Van der Poel, vincitore di due delle ultime tre edizioni, è caduto come lo sloveno, ma sul Poggio non ha saputo tenergli la ruota, sebbene a prima vista le ferite riportate fossero inferiori a quelle del rivale. Magari non era in condizione per fare quello che tanto bene gli è riuscito negli anni passati, ma certo dopo aver visto Pogacar cadere tanto rovinosamente a terra a nessuno sarebbe venuto in mente di assistere a quel che poi è successo.

Forse nemmeno a Tom Pidcock, che un’occasione così chissà se mai se la potrà rigiocare: alla Milano-Torino aveva fatto della salita di Superga un trampolino di lancio perfetto, su Cipressa e Poggio ha resistito senza batter ciglia e se proprio c’è qualcosa che può (e deve) rimproverarsi è di aver lanciato lo sprint in modo troppo prevedibile, senza sorprendere davvero Pogacar, che continuava a voltarsi per controllare Van Aert, ma che in realtà è stato scaltro nel portare il britannico sul lato destro della carreggiata, quasi a chiuderlo per evitare che potesse sorprenderlo. Sarebbero serviti altri 20 metri a Pidcock per completare la rimonta, ma in via Roma i metri non sono mai abbastanza.

La caduta, la paura, la rincorsa e il lieto fine

Insomma, dopo aver ridato “dignità” a una corsa che fino a due o tre anni fa veniva tacciata di essere troppo noiosa (tutti aspettavano il Poggio, poi non succedeva quasi mai niente e si arrivava in volata), Pogacar adesso se l’è presa di forza. Nonostante la caduta, che forse l’ha liberato della pressione che sentiva di avere sulle spalle dopo troppe vittorie sfiorate.

“Quando sono finito a terra mi sono detto che era finita, e che anche stavolta non sarei stato capace di prendermi questa benedetta vittoria. Fosse successo a 50 o 60 km dalla fine sarebbe stato diverso, ma ai piedi della Cipressa temevo ormai di aver perso il treno buono. Per fortuna però la bici non ha riportato danni e ho potuto concentrarmi solo sull’inseguimento delle ruote del gruppo, e grazie a Veermesch e Grosschartner ho richiuso il gap abbastanza velocemente. McNulty e Del Toro hanno fatto quello che c’eravamo detti di fare, la gamba ha risposto nonostante la botta e me la sono giocata”.

Con Pidcock però il rischio di subire un’altra beffa è stato enorme. “Non sono abituato alle volate a due, e poi sapevo bene quanto fosse veloce Tom. Volevo staccarlo sul Poggio, non ha mollato un centimetro. Allo sprint credo di essere stato anche un po’ fortunato, perché siamo arrivati veramente vicini. Lui è stato bravo a mettersi dietro, io non volevo anticipare troppo la volata perché so quanto lui sia più esplosivo di me, ma alla fine è andata come doveva andare e dovrò realizzare nei prossimi giorni cosa ho fatto”.

Ora Tadej va per la leggenda: gli restano Roubaix e Vuelta

Se le ferite rimediate glielo consentiranno, Pogacar proverà ora l’assalto all’ultima Monumento che manca alla sua collezione, cioè la Roubaix. Completerebbe la cinquina perfetta come solo Eddy Merckx e Roger De Vlaeminck hanno saputo fare nella storia. Quest’ultimo peraltro è stato agganciato a quota 11 Monumento vinte proprio da Tadej, che è diventato il secondo corridore ad averne vinte di più (Merckx ne ha conquistate 19, ed è l’unico che ne ha vinte almeno due di ognuna delle 5).

Di fatto restano Roubaix e Vuelta fuori dal radar dei trionfi di Pogacar, considerando anche i tre grandi giri e pensando al fatto che di mondiali ne ha già vinti due (a voler essere pignoli mancherebbe l’oro olimpico, ma tant’è). Il tutto quando la carta d’identità recita ancora 28 anni.

Impossibile oggi non essere felici per un fuoriclasse che pur vincendo (quasi) sempre riesce sempre a emozionare e a far avvicinare la gente. Tanto che a Sanremo oggi è come se avesse vinto un italiano, con Vendrame (sesto) Trentin (nono) e Zambanini (decimo) a tenere alta la bandiera. Peccato per Pippo Ganna: è saltato sulla Cipressa quando Pogacar ha incendiato la corsa. Temeva che potesse succedere, e purtroppo è successo. Perché da quando c’è Tadej la Sanremo non è più la stessa Sanremo.

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Virgilio.it

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