Pompei: scoperta arma "automatica" dell'antichità

  • Postato il 23 marzo 2026
  • Di Focus.it
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L'antica Pompei continua a sorprendere archeologi e storici, restituendo nuovi tasselli di un passato che si credeva ormai ampiamente ricostruito. Se gran parte delle conoscenze sulla città deriva dalla drammatica eruzione del Vesuvio del 79 d.C., oggi l'attenzione si sposta su un episodio ancora più remoto: l'assedio avvenuto quasi un secolo prima, durante le guerre civili romane. Una ricerca pubblicata sulla rivista Heritage da un gruppo di studiosi italiani propone un'interpretazione destinata a far discutere: sulle mura settentrionali della città sarebbero visibili le tracce di un'arma sorprendentemente avanzata per l'epoca, paragonata da alcuni a una sorta di "mitragliatrice" ante litteram.. La mitragliatrice… Da tempo gli archeologi studiano i crateri circolari impressi sulle fortificazioni, attribuiti ai colpi delle catapulte romane che scagliavano pesanti proiettili in pietra. Tuttavia, accanto a questi segni evidenti, si notano anche piccoli fori quadrangolari, disposti secondo uno schema a ventaglio. Finora erano stati considerati semplici danni collaterali del combattimento o effetti dell'erosione. Il nuovo studio ribalta questa interpretazione: secondo i ricercatori, quei segni sarebbero invece le "cicatrici balistiche" lasciate da un polibolo, una macchina da guerra capace di lanciare dardi in rapida successione. Un dispositivo noto già nel mondo ellenistico, ma raramente documentato sul campo con evidenze così chiare.. Ingegneria militare Il polibolo aveva un sistema a catena continua (simile a una catena da bicicletta primitiva), una manovella e ruote dentate. Girando la manovella, la catena arretrava il cursore (il carrello che tendeva la corda), agganciava un dardo da un caricatore laterale, portava il cursore in posizione di scatto, rilasciava la corda e poi tornava avanti per ripetere il ciclo. Era un movimento continuo, fluido, quasi "industriale". Sul lato dell'arma c'era un magazzino verticale pieno di dardi sottili. Ogni volta che il cursore arretrava, un dardo scendeva per gravità, si posizionava nella scanalatura e veniva lanciato al colpo successivo. Questo permetteva una cadenza di tiro molto più alta rispetto alle catapulte normali.. Laser e modelli 3D: così la tecnologia ha risolto il giallo Per verificare l'ipotesi, il gruppo, guidato da Adriana Rossi del Dipartimento di Ingegneria, Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli, ha utilizzato tecnologie avanzate come la scansione laser e la fotogrammetria, ricostruendo modelli tridimensionali ad altissima precisione dei fori presenti sulle mura. L'analisi di profondità, geometria e distribuzione degli impatti ha permesso di risalire al tipo di arma impiegata, indicando velocità e potenza incompatibili con armi manuali.. Il passo successivo è stato il confronto con antichi trattati di ingegneria militare greca del III secolo a.C., in cui viene descritto il funzionamento di catapulte a ripetizione. La corrispondenza tra i modelli teorici e la disposizione "a ventaglio" degli impatti osservati a Pompei ha rafforzato l'ipotesi. Ulteriori conferme arrivano anche da reperti conservati nei musei: dardi con punta in ferro, simili a quelli impiegati dallo scorpio romano, mostrano dimensioni compatibili con i segni rilevati sulle mura.. Il Vesuvio ha salvato le tracce della guerra Secondo gli studiosi, è stata impiegata un'arma automatizzata destinata a colpire in sequenza i difensori affacciati dalle torri o dalle merlature, in particolare quando le strutture lignee di protezione venivano danneggiate. L'episodio bellico a cui questi segni rimandano sarebbe l'assedio condotto dal generale romano Lucio Cornelio Silla nell'89 a.C., durante la "Guerra Sociale". Un evento che, a differenza dell'eruzione vesuviana, non distrusse la città ma ne segnò profondamente le strutture difensive. Paradossalmente, fu proprio la successiva catastrofe del 79 d.C. a conservare intatte queste tracce: la coltre di cenere e lapilli ha sigillato le mura, impedendo che il tempo cancellasse le prove di uno degli episodi militari più violenti della storia di Pompei..
Autore
Focus.it

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