Potenza, tre indagati per la morte di Agostino Vita
- Postato il 5 febbraio 2026
- Notizie
- Di Quotidiano del Sud
- 2 Visualizzazioni
Il Quotidiano del Sud
Potenza, tre indagati per la morte di Agostino Vita

Per la morte di Agostino vita, 56enne di Villa d’Agri morto nel Tribunale di Potenza, si va verso il processo: tre gli indagati
POTENZA – Si va verso il processo per la morte di Agostino Vita, 56enne di Villa d’Agri morto a novembre del 2024 mentre provava a portare un grosso infisso al quinto piano del Palazzo di giustizia di Potenza con un montacarichi installato all’esterno della struttura.
Nei giorni scorsi, infatti, il pm titolare dell’inchiesta, Antonella Mariniello, ha spiccato gli avvisi di conclusione delle indagini nei confronti di tre persone e due società individuate come i responsabili dell’accaduto.
GLI INDAGATI
Il primo è Giuseppe Masino, titolare della ditta di infissi per cui lavorava, in nero, la vittima. Poi c’è l’imprenditore di Potenza Rocco Pace, che stava realizzando dei nuovi locali al quinto piano del palazzo di giustizia per conto dell’Ordine degli avvocati di Potenza e si era rivolto a Masino per una fornitura.
Carmine Mecca è finito sotto inchiesta in quanto coordinatore della sicurezza in fase di progettazione ed esecuzione dei lavori commissionati dall’Ordine degli avvocati.
Poi ci sono le ditte: Infissi Masino di Masino Giuseppe e Pace Rocco Costruzioni srl.
Stando a quanto ricostruito dagli investigatori del Reparto operativo dei carabinieri, l’operaio 57enne sarebbe salito sul montacarichi reggendo col petto una grossa vetrina appoggiata sui bordi del cesto.
All’altezza del quarto piano, quindi, lo spigolo di questa vetrina si sarebbe incastrato in un muro di cemento armato, facendola scivolanre sul bordo del cesto comprimendo il petto di Vita.
LE MOTIVAZIONI
Per Masino e Pace una prima accusa è di “rimozione od omissione dolosa di cautele contro infortuni sul lavoro” perché «nella fase di progettazione della sicurezza, omettevano di collocare impianti, apparecchi o segnali destinati a prevenire l’infortunio mortale».
I due imprenditori e Mecca, poi, sono accusati di omicidio colposo per una serie di inadempienze elencate dal pm.
Masino, in particolare, non avrebbe fornito a Vita «un’attrezzatura conforme» per «le operazioni di sollevamento/trasporto del telaio in alluminio (finestra)» dal momento che il montacarichi era da «utilizzare solo per il trasporto all’interno della cesta del materiale» e «non oltre la sagoma della cesta stessa». Tanto meno di persone assieme a materiale, in questo caso un infisso, che fuoriusciva dal cesto.
Sempre a Masino, contestata anche la mancata redazione del piano operativo di sicurezza « con una valutazione specifica del rischio del cantiere.
Anche per Pace le contestazioni ruotano sul fatto che non ha messo a disposizione di Vita attrezzatura conforme al lavoro da svolgere, e non ha verificato: «le condizioni di sicurezza dei lavori affidati a “Infissi Masino di Masino Giuseppe”, ossia, il trasporto in quota degli infissi in alluminio (finestra) con un idoneo apparecchio di sollevamento cose dotato di gancio o altra misura equivalente».
Stesso discorso per Mecca che «nel piano di sicurezza e coordinamento, nella fase di approvvigionamento e montaggio degli infissi esterni», non avrebbe previsto «alcun tipo di apparecchio di sollevamento o procedure per portare i serramenti in quota», e non avrebbe verificato «le condizioni in cui venivano svolti i lavori in relazione a quanto indicato nel piano di sicurezza e coordinamento».
LE CONCLUSIONI DEL PM
«Causavano la morte di Vita Agostino, lavoratore senza contratto per conto di “Infissi Masino di Masino Giuseppe” – conclude il pm – per un meccanismo di asfissia meccanica violenta mediante meccanismo di compressione e immobilizzazione del mantice toracico (asfissia traumatica), nel cestello della piattaforma di trasporto a causa della compressione operata dal carico (telaio metallico-infisso) che, durante l’operazione di salita, rimaneva incastrato nel punto di unione traliccio-traliccio sul quale scorreva la cesta di sollevamento».
Contattato dal Quotidiano il difensore di Masino, l’avvocato Marco Saraceno, ha annunciato l’intenzione di presentare una memoria per dimostrare l’infondatezza delle accuse e che «le eventuali responsabilità sono condivise».
Il Quotidiano del Sud.
Potenza, tre indagati per la morte di Agostino Vita