Processo “Ouverture”, la sentenza d’Appello

  • Postato il 26 gennaio 2026
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Processo “Ouverture”, la sentenza d’Appello

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I giudici della Corte d’ Appello ritoccano in parte la sentenza di primo grado relativa al processo “Ouverture”, nel 2020 l’omonima operazione a Cosenza


CATANZARO – I giudici di Appello ritoccano in parte la sentenza di primo grado relativa al processo “Ouverture”. Il Tribunale di Cosenza, ad aprile 2024, aveva condannato gli imputati a pene dai 10 mesi ai 17 anni. Il processo era scaturito dall’operazione omonima condotta dai carabinieri di Cosenza che, a giugno 2020, aveva portato a 21 arresti nei confronti di altrettanti presunti affiliati alla cosca di ‘ndrangheta cosentina “Perna-Pranno”, successivamente rinominata Lanzino-Cicero.

ESTORSIONI E APPALTI PILOTATI

Nel faldone dell’inchiesta sono confluiti episodi relativi a estorsioni, danneggiamenti, intimidazioni aggravati dal metodo mafioso ed emersi riscontri su appalti pilotati a favore di imprese locali, tra cui quello per l’ampliamento dell’ospedale “Annunziata” per un importo di 4 milioni e 300mila euro, per l’ammodernamento del sistema di illuminazione dell’Unical (commessa da 10 milioni di euro) e per il restauro del convento di San Francesco di Paola a Spezzano della Sila, ad opera del gruppo criminale riconducibile ad Alfonsino Falbo.

Tra le novità principali decise dai giudici delle Terza Sezione penale della Corte d’Appello di Catanzaro, presieduta da Antonio Battaglia (Carlo Fontanazza e Abigail Mellace consiglieri), spiccano le assoluzioni di Dimitri Bruno e Alfredo Fusaro “per non aver commesso il fatto”. I due erano stati condannati in primo grado entrambi a 8 mesi.

LE ALTRE ASSOLUZIONI

Assolti “per non aver commesso il fatto”, per il solo reato ipotizzato al capo 57 relativo a due episodi, Pietro Mazzei, la cui pena è stata riderminata dagli iniziali 3 anni e 6 mesi a 3 anni e al pagamento di 3mila euro di multa, e Ottavio Mignolo, condannato a 1 anno, 4 mesi e 20 giorni di reclusione e 600 euro di multa, rispetto agli iniziali 1 anno e 6 mesi.

La Corte ha, inoltre, dichiarato il “non doversi procedere” nei confronti di Mario Esposito, Alessandro Esposito Francesco Le Piane, Claudio Altomare, Egidio Cipolla e Cesare Quarta, relativamente al reato di tentate lesioni personali contenuto al capo 60, perché “l’azione penale non poteva essere iniziata per difetto di querela”.

Per Egidio Cipolla e Cesare Quarta la pena viene, pertanto, ricalcolata in 6 anni e 7 mesi; passa da 17 anni e 5 mesi a 15 anni e 6 mesi per Riccardo Gaglianese e da 1 anno e 6 mesi a 1 anno e 2 mesi e 2500 euro di multa per Massimo Fortino.

I giudici, infine, hanno concesso a Luca Imbrogno – condannato in primo grado a 10 mesi – il beneficio della non menzione della condanna.

LE CONDANNE CONFERMATE

Confermate le restanti condanne nei confronti di: Alfonsino Falbo (17 anni e 6 mesi); Massimo Imbrogno (12 anni e 2 mesi); Vincenzo Laurato (10 anni e 8 mesi); Giuseppina Carbone (6 anni e 10 mesi); Gianfranco Fusaro (6 anni e 8 mesi); Manuel Forte (6 anni e 9 mesi); Vittorio Imbrogno (2 anni e 8 mesi); Gaetano Bartone (6 anni e 9 mesi); Francesco Amendola (1 anno e 6 mesi, pena sospesa); Gianluca Stocchetti (1 anno e 6 mesi, pena sospesa); Gianfranco Sganga (6 anni e 2 mesi); Carmine Lio (3 anni e 20 giorni); Luca Imbrogno (10 mesi, pena sospesa); Umberto Mazzei (10 mesi, pena sospesa). Il deposito delle motivazioni è atteso entro 90 giorni.

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