Pucci rinuncia a Sanremo 2026, Meloni se la prende con la sinistra: “Deriva illiberale che sta diventando spaventosa”

  • Postato il 8 febbraio 2026
  • Politica
  • Di Il Fatto Quotidiano
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Dopo la la rinuncia a Sanremo le polemiche: non poteva mancare il commento della presidente del Consiglio alla decisione di Andrea Pucci di rinunciare alla co-conduzione della terza serata del Festival. “Fa riflettere – ha scritto Giorgia Meloni – che nel 2026 un artista debba sentirsi costretto a rinunciare a fare il suo lavoro a causa del clima di intimidazione e di odio che si è creato attorno a lui. Esprimo solidarietà ad Andrea Pucci, che ha deciso di rinunciare a Sanremo a causa delle offese e delle minacce rivolte a lui e alla sua famiglia”.

Poi l’attacco al centrosinistra, a detta della premier responsabile di quel che è accaduto: “È inaccettabile che la pressione ideologica arrivi al punto da spingere qualcuno a rinunciare a salire su un palco. Ma anche questo racconta il doppiopesismo della sinistra, che considera ‘sacra’ la satira (insulti compresi) quando è rivolta verso i propri avversari, ma invoca la censura contro coloro che dicono cose che la sinistra stessa non condivide. La deriva illiberale della sinistra in Italia sta diventando spaventosa”.

“Panico a Palazzo Chigi: Pucci rinuncia alla co-conduzione di Sanremo e parte immediatamente l’allarme democratico“, inizia così la nota degli esponenti M5s in commissione di vigilanza Rai Dario Carotenuto, Dolores Bevilacqua, Anna Laura Orrico, Gaetano Amato. “Per Meloni – si lege ancora – il problema non sono le guerre e le bollette alle stelle, ma Pucci a Sanremo. Pucci poteva restare, andarsene o presentare pure l’Eurovision: il problema non è che sia di destra. Il problema è che fa una comicità triste, stanca, incastrata in cliché che sembrano usciti da una videocassetta dimenticata nel 1997. Comunque in pieno spirito di collaborazione suggeriamo a Giorgia Meloni una soluzione”. “Per sostituire Pucci si potrebbe chiamare direttamente il direttore di Rai Sport Petrecca. Considerando la collezione di gaffe, lapsus e momenti surreali, rischierebbe seriamente di risultare il segmento più comico dell’intero Festival, senza nemmeno provarci. O potrebbero mandarci Beatrice Venezi, che alla Fenice non vuole nessuno e che magari potrebbe dilettarsi all’Ariston. Ma forse a Sanremo a fare la comica dovrebbe andare proprio Giorgia Meloni: gridare alla ‘deriva illiberale’ fa veramente sghignazzare. Peccato che siano risate amare”, concludono.

Mentre anche il vicepremier e leader di Forza Italia, Antonio Tajani, esprime solidarietà a Pucci definendolo come “l’ultima vittima del politicamente corretto”, contro la presa di posizione del governo interviene anche Matteo Renzi. “Giorgia Meloni non viene mai in Parlamento per parlare di pressione fiscale e di sicurezza. E però oggi interviene sul festival di Sanremo dando la colpa all’opposizione per il forfait del comico Pucci. Non so quanto faccia ridere Pucci, so però quanto fa ridere un Governo in cui premier e vicepremier danno la solidarietà a un comico e non parlano di tasse e coltelli. Abbiamo un mondo impazzito e l’Italia in mano a due influencer che prendono like pensando a Sanremo. Nel frattempo secondo l’Istat aumenta la povertà delle famiglie e crolla la produzione industriale ma la nostra Premier ci parla di Sanremo”, conclude il leader di Italia Viva.

La rinuncia di Pucci a Sanremo è arrivata dopo giorni di polemiche, politiche e non. “Gli insulti, le minacce, gli epiteti e quant’altro ancora, ricevuti da me e dalla mia famiglia in questi giorni sono incomprensibili ed inaccettabili”, ha comunicato l’attore con una nota diffusa dall’Ansa, parlando di “onda mediatica negativa” che altera “il patto fondamentale” con il pubblico. Di qui la scelta del “passo indietro” e il ringraziamento a Carlo Conti e la Rai. “Nel 2026 il termine fascista non dovrebbe esistere più – ha affermato -. Omofobia e razzismo sono termini che evidenziano odio del genere umano e io non ho mai odiato nessuno“.

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