Qualcosa di forte è successo: l’oro di Voronchikhina alle Paralimpiadi e l’inno della Russia all’Olympia delle Tofane
- Postato il 9 marzo 2026
- Di Virgilio.it
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Dalle parti di Cortina, è stato un lunedì particolare. Da ricordare e raccontare. Casa Italia si ritaglia un altro giorno di gratitudine e ammirazione. Lo straordinario oro di Chiara Mazzel, che si aggiunge a quello di Emanuel Perathoner e arricchisce la bacheca personale della trentina, già protagonista nella gara di discesa libera chiusa con un argento (è stata lei a inaugurare i podi azzurri ai Giochi Paralimpici di Milano Cortina), è la prima gioia.
A seguire, il secondo posto – secondo argento per la spedizione azzurra che al momento occupa la quarta posizione di un medagliere in divenire, con cinque medaglie complessive – di Giacomo Bertagnolli: anche per il 27enne trentino si tratta del secondo podio nell’edizione paralimpica in corso, stavolta nel superG categoria Vision Impaired. La misura del perché la storia sportiva di Bertagnolli andrà ripresa e raccontata con cura, è anche data dalle dieci medaglie paralimpiche vinte.
- Qualcosa è successo all’Olympia delle Tofane
- Da quanto mancava un oro russo con bandiera e inno
- Chi è Varvara Voronchikhina
- Una vittoria costruita nel tempo
- Come è stato accolto l'oro in Russia
- Perché la Russia era stata esclusa da molte altre competizioni
- Il voto IPC del 2025 e il rischio di restare comunque fuori
- Il ricorso al TAS
- Perché alle Paralimpiadi la Russia c'è ma alle Olimpiadi no
- Voronchikhina: "Tutto incredibilmente bello"
Qualcosa è successo all’Olympia delle Tofane
Poi, però, è successo anche altro: le Paralimpiadi tracciano una linea di discontinuità che fa – e farà – quantomeno riflettere. La Russia torna a celebrare una vittoria in un grande evento sportivo collettivo, l’inno russo è tornato a essere colonna sonora da premiazione quando Varvara Voronchikhina – raggiante – ha indossato la medaglia d’oro.
Torneremo a chiederci quanto una nazione – in gara in una Paralimpiade – debba rappresentare, incarnare, riflettere il suo popolo oppure la classe politica in carica. Torneremo a chiederci se lo sport – le istituzioni sportive, gli atleti, la platea di appassionati – debba essere ricettacolo o spartiacque: è stato entrambe le cose nel corso degli anni, divisivo oppure a tal punto inclusivo da restituire diapositive indelebili. Fratellanza, solidarietà, umanità.
Il messaggio arrivato dall’Olympia è parso univoco: rispetto e applausi a Voronchikhina.
Da quanto mancava un oro russo con bandiera e inno
La vittoria di Varvara Voronchikhina nel superG standing femminile di Milano Cortina 2026 è stata un importante risultato sportivo. Con il tempo di 1’15”60, la russa ha preceduto la francese Aurélie Richard e la svedese Ebba Arsjoe, firmando il primo oro russo di questi Giochi paralimpici invernali. Ma il dato più simbolico è un altro: sul podio è tornato a risuonare l’inno russo, con la bandiera nazionale visibile in cerimonia, cosa che negli ultimi anni era stata impossibile o vietata.
Se il paragone viene fatto con la Russia in quanto tale, cioè con bandiera e inno ai Giochi paralimpici invernali, bisogna tornare a Sochi 2014. Già i bronzi conquistati due giorni prima da Voronchikhina e Aleksei Bugaev nella discesa avevano riportato il tricolore russo su un podio paralimpico dopo dodici anni di assenza invernale sotto i simboli nazionali; l’oro nel superG ha aggiunto il dettaglio più forte, quello dell’inno. È per questo che in molti hanno letto la sua prova non solo come una medaglia, ma come il segnale plastico del ritorno russo nel sistema paralimpico. In Russia si parla di primo oro dal 2018: quel conteggio può avere senso solo includendo gli ori conquistati da atleti russi a PyeongChang 2018 sotto sigla neutrale, senza simboli nazionali: quella di oggi è una svolta.
Durante la cerimonia di premiazione, il vessillo russo è stato issato sul pennone più alto. Voronchikhina, visibilmente emozionata, ha intonato l’inno nazionale e si è asciugata le lacrime con la mano destra, prima di sollevare le braccia in segno di festa davanti agli applausi del pubblico.
“È davvero speciale per me vedere la mia bandiera in cima al podio. Forse ancora non ci credo e non capisco cosa sia successo. È incredibile. Ho il grande sostegno della mia famiglia, dei miei amici e di tutta la Russia”, ha dichiarato la sciatrice.
Chi è Varvara Voronchikhina
Voronchikhina, nata il 14 novembre 2002, è tutt’altro che una sorpresa. Il suo profilo ufficiale FIS la colloca nella classe LW6/8-2, cioè nello standing con disabilità a un arto superiore (dalla nascita le manca parte del braccio sinistro), mentre il profilo ufficiale paralimpico registra ai Mondiali di Lillehammer una sequenza impressionante: oro nel superG, oro nella supercombinata, argenti in discesa, gigante, slalom e parallelo.
A livello di circuito, l’IPC la accredita anche del Crystal Globe generale nello standing femminile nella stagione 2021-22. In altre parole, l’oro di Cortina non nasce dal nulla: arriva da una sciatrice che da anni è stabilmente tra le migliori della sua categoria.
Una vittoria costruita nel tempo
Il successo di Milano Cortina, semmai, salda una carriera che aveva già sfiorato il grande palcoscenico senza poterlo vivere fino in fondo. A questi Giochi, prima del superG, Voronchikhina aveva già preso il bronzo nella discesa standing. Un video postato su Telegram la mostra dopo l’oro mentre dice: “Mamma, ce l’ho fatta”, prima di scoppiare in lacrime. È un dettaglio piccolo, ma spiega bene la dimensione personale di una vittoria che in Russia è stata caricata di significati molto più grandi della sola gara.
Come è stato accolto l’oro in Russia
In patria, infatti, l’oro è stato accolto come un doppio ritorno: quello dell’atleta e quello della nazione. Il ministro dello Sport, Mikhail Degtyarev, l’ha celebrata pubblicamente su Telegram, sottolineando proprio il ritorno dell’inno.
Parallelamente, il presidente del Comitato paralimpico russo Pavel Rozhkov ha raccontato alla Tass “I vertici di molti comitati paralimpici nazionali vengono da noi e si congratulano con noi. Volontari, tifosi, tutti si congratulano con noi”. Sul versante esterno, però, il clima è rimasto assai meno lineare: la riammissione di Russia e Bielorussia ha provocato critiche e boicottaggi simbolici della cerimonia d’apertura da parte di vari Paesi europei e dell’Ucraina.
Perché la Russia era stata esclusa da molte altre competizioni
Per capire perché la Russia fosse rimasta fuori da molte altre competizioni, bisogna distinguere almeno due capitoli. Il primo è il doping. L’IPC sospese il Comitato paralimpico russo nell’agosto 2016 per il mancato rispetto degli obblighi antidoping, nel quadro emerso attorno al caso McLaren; quella decisione escluse la Russia da Rio 2016 e aprì una lunga fase di rientro condizionato. Il secondo capitolo è la guerra in Ucraina.
Alla vigilia di Pechino 2022 l’IPC decise dapprima di ammettere gli atleti russi e bielorussi come neutrali, senza bandiera né inno; il giorno successivo, però, dopo le minacce di boicottaggio di più delegazioni e il peggioramento del clima nel Villaggio, revocò le iscrizioni per ragioni di sicurezza e integrità dei Giochi. Nel novembre 2022 i membri IPC votarono poi la sospensione di Russia e Bielorussia, mentre nel settembre 2023 quella sospensione fu trasformata in sospensione parziale, con possibilità soltanto individuali e neutrali in certe competizioni.
Il voto IPC del 2025 e il rischio di restare comunque fuori
Il passaggio decisivo verso Milano Cortina è arrivato nel settembre 2025, quando l’Assemblea generale dell’IPC ha votato per non mantenere la sospensione parziale di NPC Russia e NPC Bielorussia, restituendo a entrambi pieni diritti e privilegi di appartenenza. Ma non bastava. Un mese dopo, lo stesso IPC spiegava che, in pratica, Russia e Bielorussia non sarebbero riuscite a qualificarsi: FIS non facilitava l’accesso agli eventi di qualificazione per sci alpino, fondo e snowboard, l’IBU manteneva sospese le federazioni biathlon, World Curling prolungava l’esclusione e per l’hockey su ghiaccio i tempi tecnici erano ormai scaduti.
Il ricorso al TAS
A cambiare davvero il quadro è stato il TAS/CAS. Il 2 dicembre 2025 il tribunale arbitrale ha parzialmente accolto i ricorsi presentati contro la FIS, stabilendo che gli atleti russi e bielorussi non potessero essere esclusi in blocco per nazionalità dagli eventi FIS, compresi quelli validi per la qualificazione a Milano Cortina 2026. Per gli atleti olimpici il riferimento restava quello dei criteri AIN del CIO; per i para-atleti, invece, il CAS ha chiarito che, non essendo l’IPC parte del procedimento e non esistendo un analogo quadro IPC di neutralità individuale, la FIS doveva ammetterli alle gare alle stesse condizioni previste per gli altri para-atleti.
Quella decisione, però, non equivalse ancora a un pass automatico per i Giochi: riaprì l’accesso alle competizioni necessarie per qualificarsi, mentre il passaggio decisivo arrivò solo dopo, quando l’IPC – che nel settembre 2025 aveva già restituito pieni diritti a NPC Russia e NPC Bielorussia – confermò la loro eleggibilità e assegnò poi concretamente sei quote alla Russia e quattro alla Bielorussia, con delegazioni ristrette: alla Russia andarono 2 posti nello sci alpino, 2 nel fondo e 2 nello snowboard; alla Bielorussia, invece, tutti e 4 i posti nel fondo. Una scelta che ha provocato irritazione in Ucraina e in diversi altri Paesi, alcuni dei quali hanno deciso di non prendere parte alla sfilata della cerimonia d’apertura.
Perché alle Paralimpiadi la Russia c’è ma alle Olimpiadi no
Ed è proprio qui che si spiega il paradosso più apparente che reale: perché alle Paralimpiadi la Russia ha sfilato con bandiera e inno, mentre alle Olimpiadi invernali di poche settimane prima gli atleti con passaporto russo potevano esserci solo come AIN, cioè Atleti Individuali Neutrali.
La risposta sta nel fatto che CIO e IPC hanno preso strade diverse. Il CIO continua a sospendere il Comitato olimpico russo dal 2023, dopo l’inclusione di organizzazioni sportive dei territori ucraini occupati, e per Milano Cortina 2026 ha confermato il modello AIN senza simboli nazionali. L’IPC, invece, nel 2025 ha restituito pieni diritti al comitato paralimpico russo; una volta sbloccato dal CAS l’accesso alle qualificazioni FIS, la Russia è rientrata ai Giochi paralimpici come Russia, non come delegazione neutrale.
Voronchikhina: “Tutto incredibilmente bello”
Per questo l’oro di Voronchikhina ha avuto un’eco così forte. Sul piano sportivo racconta l’affermazione di una sciatrice già affermata a livello mondiale. Sul piano politico, condensa in pochi secondi il ritorno della Russia in un grande evento sotto i propri simboli, la frattura con chi ritiene quella riammissione inaccettabile e la sensazione che il podio del superG sia qualcosa che oltrepassa lo sport.
Voronchikhina si è chiamata fuori dai discorsi politici: “I media qui mi chiedono di argomenti politici, che preferirei non toccare. Semplicemente evito di rispondere. Perché parlarne? È sport, qui siamo tutti uguali. Voglio solo godermi questa fantastica atmosfera in Italia. Tutti ci hanno accolto calorosamente. È stato incredibilmente bello”. L’ultima parola è sua.