Raffaella Orsero ospite del podcast di Marcello Ascani racconta come ha salvato l’azienda: “Ho tenuto la barra dritta”
- Postato il 5 marzo 2026
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- Di Il Vostro Giornale
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Albenga. Una vita trascorsa tra i mercati ortofrutticoli e le sfide della borsa: Raffaella Orsero si racconta in una lunga intervista nel video podcast di Marcello Ascani, noto content creator e imprenditore digitale che, con il suo format, esplora il dietro le quinte delle grandi realtà aziendali e delle carriere di successo.
Chi è Marcello Ascani e il suo podcast
Marcello Ascani è un creator digitale italiano che ha costruito la sua fama attraverso YouTube e i podcast, portando contenuti su temi come imprenditorialità, finanza personale, territori e storie di successo, spesso con un linguaggio semplice e coinvolgente per un pubblico giovane. Nel suo format video-podcast invita ospiti di vari settori per dialogare su crescita, carriera, innovazione e dinamiche di business, con un approccio narrativo piuttosto che puramente tecnico.
Raffaella Orsero e il Gruppo Orsero
Raffaella Orsero è oggi la guida del Gruppo Orsero, leader nell’Europa mediterranea per la distribuzione di prodotti ortofrutticoli freschi. Con ricavi che puntano alla soglia di 1,7 miliardi di euro, il gruppo è un colosso che commercializza oltre 850.000 tonnellate di frutta ogni anno, dando lavoro a più di 2.000 dipendenti. Durante l’intervista, Raffaella sottolinea con orgoglio il concetto di essere “fruttaroli”: un mix di competenza tecnica, sensibilità per il prodotto e capacità diplomatica nel trattare con oltre 2.400 produttori in tutto il mondo.
La storia dell’azienda: dal nonno alla borsa
Il racconto parte dalle radici: il nonno di Raffaella iniziò con un piccolo ingrosso di frutta in Liguria, trasportando pesche a Milano. Fu il padre di Raffaella, l’indimenticato “re delle banane” Gianni Orsero, a intuire le potenzialità del boom economico degli anni ’60, introducendo nuove varietà e firmando accordi storici (come quello con Del Monte) per la distribuzione di banane e ananas.
Raffaella è entrata in azienda nel 1993, imparando il mestiere “facendolo”, partendo proprio dalla vendita di banane e ananas. Un percorso di crescita costante che ha trasformato una realtà familiare in un attore internazionale quotato alla Borsa Italiana dal 2017.
Il passaggio generazionale e il rapporto con il fratello
Uno dei momenti più complessi dell’intervista riguarda il passaggio generazionale, un tema “caldissimo” per le imprese familiari italiane. Raffaella spiega ad Ascani che la successione non è stata programmata, ma è avvenuta in modo traumatico e forzato a causa della scomparsa improvvisa del padre nel 2006.
È in questo passaggio che Raffaella affronta, forse per la prima volta, la fine del rapporto professionale con il fratello maggiore Antonio, che in passato aveva ricoperto ruoli di vertice nel Gruppo. Pur essendo solitamente riservata sulla vita privata, la CEO chiarisce che, nel momento in cui le difficoltà finanziarie hanno colpito l’azienda, le strade si sono divise: “Mio fratello lavorava in azienda, adesso non ci lavora più. Ha iniziato prima di me, poi le cose non sono andate bene…” spiega Raffaella con estrema asciuttezza.
Il riferimento, seppur velato, è al periodo in cui l’impero Orsero rischiò il collasso finanziario sotto il peso di investimenti extra-core: su tutti l’avventura dei “Capitani Coraggiosi”, la cordata di imprenditori italiani lanciata nel 2008 da Silvio Berlusconi per salvare Alitalia. Orsero era uno dei Capitani, con una quota di minoranza, insieme a gente del calibro di Colaninno, Passera, Ligresti, Riva, Benetton o Caltagirone. Come è andata a finire lo sappiamo tutti: la cordata “salvò” Alitalia dall’acquisizione da parte di Air France (pronta a prendersi l’azienda, con debiti e tutto, imponendo però 2000 esuberi), salvo poi anni dopo rivelarsi un “bagno di sangue” da cui fuggire.
A questo e altri flop aziendali (dall’avventura edilizia con il grattacielo di vetro “Filo D’Acqua” in Darsena a Savona fino alla rottura con Del Monte nel 2011 per lanciare il marchio “F.lli Orsero”) si aggiunsero pesanti vicende giudiziarie che coinvolsero proprio Antonio Orsero (concluse con un patteggiamento per bancarotta fraudolenta e altre accuse legate alla gestione di alcune controllate). Vicende rispetto alle quali, già nel 2016, il Gruppo Orsero aveva preso ufficialmente le distanze, precisando come tali questioni riguardassero esclusivamente la sfera personale dell’ex imprenditore.
Alla domanda di Ascani se avesse lei la “vocazione” rispetto agli altri membri della famiglia, Raffaella sottolinea come, in quella fase critica, la sua priorità sia stata chiara: “Non lo so se avevo le competenze giuste, non mi sento molto competente o imprenditore ma ho tenuto la barra dritta” per salvare il valore dell’azienda, decidendo di separare i destini della famiglia da quelli del business per garantire un futuro ai dipendenti e agli azionisti.
Le sfide del rilancio e il modello “Co-CEO”
Il punto di svolta del racconto riguarda proprio la gestione della crisi successiva al 2006. Raffaella descrive la difficile decisione di dismettere le attività non strategiche (che avevano portato l’azienda fuori dal core business) per tornare a concentrarsi esclusivamente su frutta e verdura. Il rilancio è passato poi per una scelta drastica e poco “italiana”: cedere il controllo del 100% per quotarsi in borsa tramite una SPAC. Una mossa che è stata la chiave per risolvere i problemi finanziari e raccogliere i capitali necessari per tornare a investire in magazzini e acquisizioni: “Meglio avere il 30% di una cosa che vale molto, che il 100% di una cosa che non vale niente“, commenta con pragmatismo.
Oggi, sotto la sua guida e quella del Co-CEO Matteo Colombini (entrato giovanissimo come CFO), il Gruppo Orsero continua a espandersi, guardando con interesse anche al mercato degli Stati Uniti. La visione di Raffaella è chiara: la competenza conta più del cognome. Una filosofia che applica anche al futuro: “Non ho il pallino del passaggio dello scettro a mio figlio, mi interessa solo che l’azienda prosperi“.