Re Felipe VI incontra Papa Leone XIV a Roma: il rito segreto che lo incorona «protocanonico»

  • Postato il 20 marzo 2026
  • Di Panorama
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Un filo dorato lega la monarchia spagnola a Roma. Un filo che parte dalle Americhe, passa per i Borgia, attraversa secoli di devozione e rendite papali, e arriva fino al 20 marzo 2026, quando Felipe VI assume ufficialmente il titolo di protocanonico onorario della Basilica di Santa Maria Maggiore.

Per un gusto squisitamente cronachistico, la giornata è cominciata alle 10:30, con l’udienza del re e della regina Letizia da Leone XIV. Si tratta del secondo incontro ufficiale tra i sovrani e il Pontefice: il primo risale a maggio 2025, in occasione della cerimonia di inizio pontificato in piazza San Pietro. Questa volta, l’agenda è ben più densa. Sul tavolo, infatti, vi sono anche i dettagli del viaggio apostolico di Leone in Spagna, dal 6 al 12 giugno, già ufficializzato dal Vaticano. Sarà la prima visita di un papa nel Paese dopo 15 anni. Un appuntamento che risponde all’invito congiunto del re e della Conferenza Episcopale Spagnola, e che affonda le radici anche in un legame personale: Leone XIV ha vissuto in Spagna per diversi anni come frate agostiniano, e nutre per quella nazione un affetto speciale che ha probabilmente avuto un peso sull’accettazione dell’invito.

Perchè Felipe VI diventa «protocanonico»

Alle 12:30, i reali si sono spostati nella basilica. Qui, Felipe ha preso possesso di un titolo che suona un po’ medievale, ma descrive qualcosa di preciso e significativo. Il Capitolo Liberiano è composto dal Cardinale Arciprete e 12 canonici. Per antico privilegio, il re di Spagna ne è il primo: il protocanonico. La cerimonia è presieduta dal Cardinale Rolandas Makrickas, arciprete della basilica.

Felipe avrà un seggio riservato nel coro durante le celebrazioni solenni, sarà riconosciuto come protettore formale del tempio, e il Capitolo pregherà per la salute e l’anima dei monarchi spagnoli in tre messe annuali: il 30 maggio per la memoria di San Ferdinando, il 15 agosto per l’Assunzione, l’8 dicembre per l’Immacolata.

Il precedente diretto risale al padre dell’attuale sovrano: re Juan Carlos I assunse lo stesso titolo nel febbraio 1977, sotto il magistero di Papa Paolo VI. E prima ancora, Alfonso XIII era stato il primo sovrano spagnolo a compiere il gesto in forma ufficiale moderna, nel 1923.

Un legame che affonda le radici nella storia

Il legame tra la Corona spagnola e Santa Maria Maggiore è così antico da essere pressoché invisibile, quasi dimenticato. Eppure, basta alzare gli occhi nella navata centrale per trovarlo, nella sua imponenza: il soffitto ligneo dorato fu realizzato con il primo oro proveniente dalle Americhe, donato dalla Corona di Spagna per volere di Papa Alessandro VI, al secolo Rodrigo Borgia, già arciprete della basilica.

Nel 1603, il Capitolo invitò Filippo III ad assumere il ruolo di protettore. Nel 1647, poi, Filippo IV istituì una rendita annuale, la cosiddetta Obra Pía de España, e il Capitolo commissionò a Gian Lorenzo Bernini la statua bronzea del sovrano che ancora oggi accoglie fedeli e pellegrini sul portico. Il reliquiario della Sacra Culla è dono di Margherita d’Austria, regina di Spagna. Infine, nel 1953, la bolla Hispaniarum fidelitas di Papa Pio XII aggiornò e confermò per iscritto tutti questi vincoli.

L’incontro odierno, dunque, si inserisce in una catena lunga quattro secoli. Nella stessa basilica in cui, in una cappella laterale, riposa Papa Francesco.

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Panorama

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