Realtà on demand. Quando gli algoritmi riscrivono i fatti

  • Postato il 8 marzo 2026
  • James Bond
  • Di Formiche
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Il 6 gennaio 2021, mentre migliaia di persone assaltavano Capitol Hill convinte di fermare un furto elettorale, milioni di altri americani assistevano sgomenti a quello che consideravano un attacco alla democrazia. Stessi fatti, interpretazioni opposte: chi aveva iniziato? Chi stava reagendo? Chi era vittima e chi aggressore?

La scuola di Palo Alto aveva già descritto un fenomeno analogo con il concetto di punteggiatura della sequenza di eventi: il modo in cui attribuiamo causalità a una sequenza, decidendo chi agisce e chi reagisce. Quando questa punteggiatura non è condivisa, il dialogo si interrompe e nasce il conflitto.

Watzlawick distingueva tra realtà di primo ordine – i fatti – e realtà di secondo ordine: il significato che attribuiamo a quei fatti. È precisamente su questo secondo livello che intervengono le piattaforme digitali.

Gli algoritmi non si limitano a diffondere contenuti: selezionano quali fatti mettere in relazione, in quale ordine e con quale frequenza. È sufficiente che uno stesso episodio venga accostato, in una comunità, a contenuti su ordine pubblico e minaccia, e in un’altra a contenuti su abuso di potere e repressione, perché la lettura causale cambi radicalmente. I fatti restano identici; cambia il contesto che li rende comprensibili.

Per questo la disinformazione non emerge più soltanto da contenuti falsi. Sempre più spesso è una proprietà dell’ecosistema informativo. Le piattaforme non mostrano a tutti lo stesso ambiente: personalizzano visibilità, accostamenti e sequenze sulla base dei comportamenti osservati e degli obiettivi di engagement, generando interpretazioni incompatibili della stessa realtà.

Il risultato è una sorta di realtà “on demand”. Ogni comunità informativa riceve una versione degli eventi che appare coerente, plausibile e spesso autoevidente all’interno del proprio contesto. Le differenze non nascono necessariamente da dati diversi, ma dal modo in cui gli stessi elementi vengono organizzati e resi reciprocamente significativi.

Questo spostamento ha conseguenze profonde per il dibattito pubblico. Il conflitto politico tradizionale nasceva dal disaccordo su valori, interessi o soluzioni. Quando la punteggiatura degli eventi non è più condivisa, il conflitto nasce prima, da letture causali incompatibili degli stessi fatti.

Il problema, allora, non è solo stabilire se un contenuto sia vero o falso. È capire come gli ambienti informativi costruiscano la realtà condivisa – o la disgreghino. Quando gruppi diversi leggono gli stessi eventi attraverso sequenze causali completamente differenti, il confronto democratico si indebolisce prima ancora di cominciare.

È qui che si apre la vera questione del nostro tempo: non solo chi produce i messaggi, ma chi organizza il senso entro cui quei messaggi diventano realtà.

Autore
Formiche

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