Referendum al rush finale, a mezzanotte chiude la campagna elettorale: vietati comizi e manifesti

  • Postato il 20 marzo 2026
  • Politica
  • Di Blitz
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Referendum al rush finale. Il duello sulla riforma Nordio è agli ultimi sussulti di una campagna elettorale più ideologica e polemica che capace di inviare messaggi. Ne è uscita una “stanchezza democratica” che probabilmente penalizzerà le urne. In Francia almeno  alle recenti comunali è andata così. E il virus dell’astensione non è stato debellato. Anzi.

Comunque il dado è tratto. Il  Centrosinistra ha tirato la volata al No e a Roma, mercoledì in piazza del Popolo, si sono ritrovati i promotori principali – Pd, M5s, Avs (e Cgil) – per tuonare “teniamoci stretta la Costituzione antifascista”. In piazza non c’era tanta gente al comizio conclusivo e la cosa è stata variamente interpretata.

Il Centrodestra sì è mosso più del solito financo partecipando con Giorgia Meloni al podcast di Fedez e Davide Morra – è la prima volta che una premier partecipa ad un podcast – e la sinistra non è stata affatto tenera con Giorgia (“C’è andata per disperazione”). Il fatto è che oggi il dibattito non vive più nei luoghi tradizionali, Fedez e Marra sono finiti in una sorta di tritacarne mediatico semplicemente per aver ospitato il Presidente del Consiglio. La premier si è anche affidata ad un video tutorial per dire che questa “è una occasione storica per una giustizia giusta, mi è solo dispiaciuta la sua politicizzazione”.

Campo largo per il No al referendum
Referendum al rush finale, a mezzanotte chiude la campagna elettorale: vietati comizi e manifesti (foto Ansa) – Blitz Quotidiano

La chiusura della campagna per il referendum

Venerdì c’è la chiusura ufficiale della campagna per il referendum. Mentre il fronte del No ha organizzato le ultime iniziative unitarie in piazza, i comitati e i partiti per il Sì hanno scelto appuntamenti autonomi. A partire dalla mezzanotte tra venerdì e sabato c’è lo stop della propaganda fino alla chiusura dei seggi. Dunque sono vietati comizi, nuovi manifesti, pubblicità su tutti i media. È il caso di ricordare che dal 7 marzo, cioè 15 giorni prima del voto, è stato vietato pubblicare, divulgare e diffondere, con qualsiasi mezzo, dei sondaggi demoscopici sugli orientamenti politici e di voto degli elettori.

Due modi di comunicare

La premier, come detto, si è pronunciata sui social dove ha mostrato la scheda per il voto con tanto di matita ricordando che non ci sarà il quorum e sottolineando l’occasione storica “per rendere la magistratura più meritocratica, responsabile ed efficiente”. Viceversa le truppe del No hanno scelto la via più tradizionale del comizio in piazza. Mobilitati il Campo largo, la Cgil, l’Anpi, i sindaci con in testa Gualtieri e personaggi della cultura come Monica Guerritore che hanno rimarcato che “questa riforma non migliora la giustizia per i cittadini, ma mette i giudici sotto il controllo del governo e non ne tutela l’indipendenza”.

A bilanciare il fronte del No è sceso in campo Pier Silvio Berlusconi che si è detto convintamente schierato per il Sì. Al suo fianco Gian Paolo Di Marco della Associazione Nazionale Forense che ha detto: “Dialogo necessario, ci sono state troppe esagerazioni nel dibattito”. Giù il sipario. Ora tocca agli elettori.

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Autore
Blitz

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