Referendum, l’esposto del Sì in Procura: “Sequestrare i manifesti dell’Anm, creano allarme sociale per manipolare il voto”

  • Postato il 15 gennaio 2026
  • Politica
  • Di Il Fatto Quotidiano
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“Una notizia palesemente falsa e tendenziosa, finalizzata unicamente a manipolare l’opinione pubblica e a ingenerare nel corpo elettorale un timore del tutto infondato circa le conseguenze della riforma costituzionale, così da influenzarne il voto”. La ventilata denuncia contro i manifesti referendari dell’Associazione nazionale magistrati alla fine è arrivata davvero: a firmarla è Giorgio Spangher, professore emerito di Procedura penale alla Sapienza di Roma e presidente del comitato “Pannella-Sciascia-Tortora” per il Sì alla riforma Nordio, promosso dal Partito radicale. L’esposto presentato alla Procura di Roma chiede il “sequestro preventivo dei manifesti, degli spot e di ogni altro materiale propagandistico” con il messaggio scelto dal comitato Giusto dire No, promosso dall’Anm: “Vorresti giudici che dipendono dalla politica?“.

Secondo Spangher, quello slogan integra “il delitto di pubblicazione o diffusione di notizie false, esagerate o tendenziose, atte a turbare l’ordine pubblico“, di cui all’articolo 656 del codice penale (la pena è dell’arresto fino a tre mesi o dell’ammenda fino a 309 euro). L’argomento è sempre il solito: “Il nuovo articolo 104 della Costituzione ribadisce il principio di indipendenza” della magistratura (declamato, a parole, anche nelle Carte fondamentali di stati autoritari come Cina e Corea del Nord). Una tesi già avanzata da vari sostenitori della riforma, tra cui, da ultimo, il presidente del Consiglio nazionale forense (l’organismo di rappresentanza dell’avvocatura) Francesco Greco: “È una gravissima campagna di disinformazione, mi piacerebbe che qualche pubblico ministero valutasse se ci sono gli estremi del 656 del codice penale”, ha detto mercoledì alla presentazione del libro di Nordio, strappando l’applauso della platea (video). Lo stesso Guardasigilli, rispondendo a una domanda del Fatto, ha auspicato un intervento della magistratura in questo senso.

Nella denuncia depositata in Procura, Spangher scrive che “la diffusione di una notizia così palesemente falsa, in un contesto delicato come quello di una campagna referendaria su una riforma costituzionale, è certamente idonea a turbare l’ordine pubblico. Tale nozione”, infatti, “non va intesa in senso restrittivo (mero pericolo di disordini materiali), ma in senso lato, come idoneità a ingenerare allarme sociale, sfiducia nelle istituzioni e a inquinare il sereno e corretto svolgimento della vita democratica del Paese. Diffondere tra i cittadini l’idea, falsa, che il Parlamento e il governo intendano soggiogare la magistratura alla politica, significa minare la fiducia nel potere legislativo e nell’equilibrio dei poteri dello Stato, creando confusione nell’elettorato e un clima di sospetto e contrapposizione che può facilmente sfociare in tensioni sociali.

L’accademico lancia quindi un’accusa pesantissima ai vertici del Comitato “Giusto dire no”, tra cui il suo collega Enrico Grosso, costituzionalista alll’università di Torino: “Approfittando della propria autorevolezza e della presumibile minore informazione di una parte dell’elettorato”, scrive Spangher, “appare diretta a manipolare il consenso democratico attraverso la paura, con un’operazione di disinformazione che turba la pace pubblica e il regolare esercizio dei diritti politici dei cittadini”. A rispondergli sui social è il segretario generale dell’Anm Rocco Maruotti: “Il fatto che un giurista come Spangher, cogliendo al volo l’auspicio del ministro Nordio, abbia sacrificato il suo prestigio sull’altare della propaganda e abbia sottoscritto una denuncia, è la dimostrazione che il fronte del Sì è in enorme difficoltà, perché sente il fiato sul collo dei 500mila cittadini che hanno già firmato per opporsi alla riforma Nordio, alle cui parole (“La riforma garantirà libertà di azione ai governi”, ndr) è ispirato quello slogan che viene oggi fatto oggetto di denuncia”, scrive.

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Il Fatto Quotidiano

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