Referendum: non cambia la data. Mattarella firma il decreto
- Postato il 7 febbraio 2026
- Politica
- Di Agi.it
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Referendum: non cambia la data. Mattarella firma il decreto
AGI - Mattarella dà il via libera al nuovo decreto sul referendum, dopo una telefonata con Meloni. Il Presidente avrebbe detto alla presidente del Consiglio che la soluzione adottata dal Consiglio dei Ministri per il decreto dei referendum - immutata la data ma modificato il quesito - sarebbe "giuridicamente ineccepibile". Secondo fonti del Quirinale, infatti, il quesito referendario - uguale per tutti i proponenti - non sarebbe stato sostituito nella sostanza ma solamente integrato. Le stesse fonti del Quirinale sottolineano che il Presidente invita tutti "a rispettare la Cassazione e le sue decisioni".
L'ok del Capo dello Stato arriva dopo l'esito del Consiglio dei ministri convocato dopo l'ordinanza della Corte di Cassazione che ieri ha accolto le 'rimostranze' di chi chiede che ai cittadini vengano indicati gli articoli della Costituzione che saranno modificati. Per maggior chiarezza e rispetto delle regole democratiche: è la tesi dei ricorrenti che auspicavano di avere, così, più tempo per illustrare il loro sostegno al 'no' sulla separazione delle carriere dei magistrati e sul Consiglio superiore della magistratura composto a sorteggio per i togati. Ma anche sulla decisione di Palazzaccio lo scontro sulle toghe resta ad alzo zero in vista della consultazione che si aprirà.
"La decisione della Cassazione di cambiare il quesito referendario conferma che la riforma della giustizia è una necessità. Basta dare uno sguardo ai giudici della Corte di Cassazione che hanno deciso la riformulazione del quesito. Tra questi, Alfredo Guardiano, che modererà un convegno sulle ragioni del No, e Donatella Ferranti, ex deputata Pd e presidente della commissione Giustizia fino al 2018", dice il capogruppo di FdI alla Camera, Galeazzo Bignami. "Serve altro - riprende - per rendersi conto che non si può più attendere per ridare terzietà alla magistratura, rendendola indipendente dalla politica e dalle correnti e attuando l'articolo 111 della Costituzione? Serve votare Sì al referendum". "Una decisione ineccepibile sul piano giuridico", dice all'Agi Enrico Costa (FI), vicepresidente della commissione Giustizia della Camera e uno dei promotori del referendum sulla riforma costituzionale della Giustizia. "Il Consiglio dei ministri ha agito in modo corretto e lineare, recependo le indicazioni contenute nell'ordinanza della Corte di Cassazione sul quesito referendario, e confermando la data della consultazione già fissata per il 22 e 23 marzo", dichiara Matilde Siracusano, sottosegretario ai Rapporti con il Parlamento e deputata di Forza Italia.
La reazione dell'opposizione
La 'musica' cambia sul fronte opposto: "Le parole di Galeazzo Bignami, colme di arroganza e protervia, confermano l'obiettivo della modifica costituzionale sottoposta al voto referendario: addomesticare la magistratura libera e indipendente, sottometterla al potere politico, punire i reprobi con odiose liste di proscrizione, concentrare il potere su una sola persona. Un disegno eversivo dell'ordine costituzionale fondato sulla separazione dei poteri. Gli italiani non vogliono tornare indietro di 100 anni, e per questo il 22 e 23 marzo diranno no", dice il senatore del Pd, Marco Meloni. "L'Ufficio Centrale per il Referendum, costituito presso la Corte di Cassazione e composto da 13 magistrati indipendenti, ieri ha deciso, in piena autonomia, che il quesito proposto dal comitato dei giuristi, sul quale sono state raccolte 546 mila firme, è, rispetto a quello precedentemente adottato, più chiaro e completo. Cosa peraltro fattualmente incontestabile. Colpisce la spaventosa sguaiatezza e aggressività con cui esponenti della maggioranza - tra questi si è distinto Galeazzo Bignami, il capogruppo di Fdi alla Camera che amava vestirsi da gerarca nazista alle feste - chiedono sostegno per il Sì contestando questa decisione con gravi attacchi personali e in totale violazione del principio di separazione e rispetto reciproco tra i poteri dello Stato", nota il senatore del Pd Dario Parrini, vice presidente della commissione Affari costituzionali a palazzo Madama. "Quello che sta accadendo attorno al referendum sulla riforma della giustizia è una vergogna", rincara Bonelli di Avs.
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