Referendum, raggiunto il quorum di 500mila firme contro la riforma Nordio. I possibili effetti: dal cambio di quesito al ricorso alla Consulta

  • Postato il 15 gennaio 2026
  • Politica
  • Di Il Fatto Quotidiano
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Venticinque giorni, dal 22 dicembre del 2025 al 15 gennaio del 2026. Tanto è servito a un gruppo di cittadini “volenterosi” per raccogliere mezzo milione di firme contro la riforma della magistratura su cui il governo si gioca buona parte del proprio capitale politico. Giovedì la mobilitazione online lanciata prima di Natale da 15 giuristi – capitanati da Carlo Guglielmi, storico avvocato dei sindacati di base – ha raggiunto le 500mila sottoscrizioni, la quota prevista dalla Costituzione per chiedere il referendum sulle leggi che modificano la Carta nel caso in cui non siano approvate con la maggioranza dei due terzi in Parlamento (si può continuare a firmare fino al 30 gennaio a questo link: servono Spid o Carta d’identità elettronica).

Ignorate ventimila firme al giorno

Una media di ventimila firme al giorno per mandare un messaggio al governo, che però ha scelto di non ascoltarlo: lunedì, quando le adesioni alla raccolta erano oltre 350mila, il Consiglio dei ministri ha fissato la data del voto al 22 e 23 marzo, sfruttando la richiesta dei parlamentari già ammessa dalla Cassazione, senza attendere il termine di tre mesi dalla pubblicazione della legge in Gazzetta ufficiale (30 ottobre) entro cui è possibile promuovere anche l’iniziativa popolare. Lo strappo dell’esecutivo viola l’interpretazione della Carta seguita per tutti i referendum costituzionali della storia repubblicana: per questo i promotori della raccolta hanno fatto ricorso al Tar del Lazio, chiedendo la sospensione urgente e poi l’annullamento della delibera (l’udienza è stata fissata per il 27 gennaio).

Il (primo) blitz sventato

La mobilitazione, però, ha già avuto un effetto importante: il governo infatti avrebbe voluto far votare ancora prima, strozzando la campagna elettorale per capitalizzare il vantaggio del Sì nei sondaggi (le ultime rilevazioni danno il No in forte rimonta). Il blitz era stato già programmato per l’ultimo Consiglio dei ministri dell’anno scorso, quello del 29 dicembre, che avrebbe dovuto convocare le urne per l’1 e il 2 marzo (è necessario un anticipo tra i cinquanta e i settanta giorni). Ma all’ultimo momento il piano è saltato, proprio a causa del boom iniziale della raccolta popolare (che aveva raggiunto oltre 100mila firme nella settimana a cavallo di Natale, complici gli endorsement arrivati dai leader dell’opposizione).

Il (contro)potere dello Stato

Soprattutto, però, il raggiungimento del quorum permetterà ai giuristi di depositare le firme in Cassazione, acquisendo lo status di comitato promotore del referendum: una qualifica che configura a tutti gli effetti un potere dello Stato, rappresentativo della sovranità popolare. In parallelo al ricorso amministrativo, quindi, la questione della data potrebbe diventare oggetto di un conflitto di attribuzione contro il governo di fronte alla Corte costituzionale. Non solo: il comitato promotore ha diritto ai rimborsi per la campagna (un euro per ogni firma raccolta) e allo stesso trattamento dei partiti per quanto riguarda affissioni elettorali e par condicio televisiva. Insomma, come hanno scritto gli avvocati nell’impugnazione al Tar, a venire in gioco è “la presenza sulla scena di un effettivo (contro) potere dello Stato costituito dai sottoscrittori”.

Il quesito può cambiare?

Un altro potenziale effetto, poi, riguarda il quesito che troveremo sulla scheda. Quello già ammesso dalla Cassazione sulla base dell’iniziativa dei parlamentari cita semplicemente il titolo della riforma: “Approvate il testo della legge costituzionale concernente “Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare” approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta ufficiale n. 253 del 30 ottobre 2025?”. Quello proposto dai giuristi, invece, elenca uno per uno i sette articoli della Costituzione modificati dalla legge: secondo gli avvocati dei promotori, questa elencazione è esplicitamente richiesta dalla legge per i referendum sulle leggi di revisione costituzionale. Poiché il blitz del governo è un inedito assoluto, è incerto quali siano i poteri dell’Ufficio centrale per il referendum della Cassazione: può prendere in considerazione la proposta dei cittadini e nel caso cambiare il quesito, anche se la consultazione è già stata indetta? I giuristi sono convinti che possa, anzi debba: se così non sarà, è pronto un conflitto di attribuzioni anche su questo.

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