Ricadi, la figlia disabile portata a spalle: Giulia, 10 anni, prigioniera in casa
- Postato il 20 marzo 2026
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Il Quotidiano del Sud
Ricadi, la figlia disabile portata a spalle: Giulia, 10 anni, prigioniera in casa

Ricadi, la figlia disabile portata in braccio: Giulia, 10 anni, prigioniera in casa. Il Comune aveva offerto un alloggio al terzo piano e senza ascensore. A Santa Domenica una madre affronta barriere architettoniche insostenibili
RICADI (VIBO VALENTIA) – A Santa Domenica oggi non servono metafore: la realtà è già abbastanza dura. Tre piani, decine di gradini. Ogni giorno, più volte al giorno. E una giovane madre, da sola, che trasforma le proprie braccia in un ascensore. Chiara non è un simbolo per scelta. Lo è diventata per necessità. Sua figlia, Giulia, non può camminare, e allora lei la prende in braccio e sale. Piano dopo piano. Senza pause, senza alternative, senza un aiuto concreto. Un gesto che si ripete, identico e spietato, come un rituale di resistenza, che consuma il corpo e logora la mente. Non è eroismo. È sopravvivenza. “Ogni gradino è una lotta”, chi la conosce racconta di una donna che non si lamenta e che ogni giorno combatte una battaglia invisibile. Quelle scale però non sono solo cemento: sono ostacoli, fatica, sono paura di non farcela ed un interrogativo che continua a battere nella mente di Chiara: cosa succederebbe se un giorno le forze dovessero venir meno? È la domanda che nessuno vuole porsi, ma che incombe su questa storia come un macigno.
COSTRETTA A PORTARE LA FIGLIA DISABILE IN BRACCIO PER ENTRARE E USCIRE DA CASA: UN PESO CHE CRESCE E L’INDIGNAZIONE SOCIALE A RICADI
Questa giovane madre lotta da sempre per i diritti di una bimba che parla attraverso la sua voce, che scuote le coscienze e chiede giustizia. L’anno scorso avevamo raccontato di una Giulia che non poteva raggiungere l’acqua del mare, unico posto al mondo dove il suo corpo diventa leggero; oggi siamo costretti a parlare di nuovo di Giulia, che ha compiuto dieci anni, è alta un metro e quaranta, pesa ben 35 kg e deve essere portata in braccio dalla sua mamma fino al terzo piano. Quando la vicenda è emersa, l’indignazione è esplosa. Sui social, nei bar, nelle case: «Possibile che nel 2026 una madre debba caricarsi sulle spalle non solo sua figlia, ma anche il peso dell’inefficienza delle istituzioni?”».
L’INTERVENTO DELLA REGIONE CALABRIA
Ricadi è diventata il volto di un problema nazionale: quello delle barriere architettoniche, disseminate ovunque sul territorio comunale, che trasformano la vita quotidiana in una prova di resistenza. Sotto la pressione dell’opinione pubblica ieri mattina la Regione Calabria è intervenuta. L’assessore alle politiche sociali, Pasqualina Straface, ha contattato direttamente Chiara per avviare un’ istruttoria urgente sul delicato caso di Giulia, Chiara ed il piccolo Niccolò, fratello della bimba. Promesse, verifiche, progetti. Si parla di soluzioni tecniche, di fondi, di interventi rapidi ed intanto fra la gente serpeggia una domanda: perché solo ora? Perché servono storie al limite per accendere i riflettori su diritti che dovrebbero essere garantiti?
IL RIFIUTO DI SOLUZIONI INADEGUATE E IL DIRITTO ALLA NORMALITÀ
Il Comune, più volte interpellato dalla giovane madre aveva proposto un immobile popolare, situato al terzo piano di un edificio senza ascensore e per di più in un’altra frazione, soluzione impossibile da accettare, Chiara ha lavorato tanto, insieme a psicologi, educatori, assistenti e naturalmente alla sua famiglia, per abituarsi ad un ambiente che oggi considera “quasi casa” e non si può pensare di buttare tutto in aria e ricominciare da zero sulla pelle di una bimba che ha già fin troppi problemi. Non chiamatela storia di coraggio. Questa non è una favola edificante. Non è una storia “bella” da raccontare. È una denuncia. Chiara non dovrebbe essere costretta a essere forte. Dovrebbe essere messa nelle condizioni di vivere una vita normale. Senza dover trasformare ogni rientro a casa in una scalata, ogni passeggiata in un’ impresa titanica.
COSTRETTA A PORTARE LA FIGLIA DISABILE IN BRACCIO, L’APPELLO A RICADI PER UN INTERVENTO IMMEDIATO: URGE UNA CASA AL PIAN TERRENO O SENZA ASCENSORE
In quei gradini che oggi separano Giulia dal mondo esterno c’è tutto: l’assenza di infrastrutture, la lentezza della burocrazia, il silenzio delle istituzioni. Ma c’è anche qualcosa che resiste: la determinazione di una madre che non si arrende. Adesso la palla passa alla Regione. Le promesse dovranno diventare fatti. Perché a Santa Domenica di Ricadi oggi non serve compassione. Serve un ascensore o una soluzione al pian terreno. E serve subito.
Il Quotidiano del Sud.
Ricadi, la figlia disabile portata a spalle: Giulia, 10 anni, prigioniera in casa