Ricostruire le coste in modo ecologico o il ciclone Harry tornerà e sarà peggio
- Postato il 22 gennaio 2026
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Il Quotidiano del Sud
Ricostruire le coste in modo ecologico o il ciclone Harry tornerà e sarà peggio

L’ondata di maltempo che ha colpito la Calabria con il ciclone Harry ha messo in evidenza la necessità di ricostruire le coste calabresi in modo ecologico
Le onde alte e i nubifragi che stanno devastando le coste calabresi con il “medicane” Harry non sono semplice maltempo, ma l’espressione di una vera “crisi” climatica in un Mediterraneo surriscaldato e alterato. Il ciclone Harry è un sistema ciclonico intenso che sta colpendo soprattutto Calabria, Sicilia e Sardegna con venti di oltre 100-120 chilometri all’ora, piogge torrenziali e mareggiate con onde alte fino a 9-10 metri sulle coste ioniche. La staticità del sistema, bloccato da campi di alta pressione, fa sì che le stesse aree vengano flagellate per giorni, esasperando la situazione con allagamenti, erosione costiera e danni alle infrastrutture.
Il triennio 2023–2025 ha superato stabilmente la soglia di 1,5 gradi centigradi di anomalia termica rispetto all’era preindustriale. Questo superamento è un dato significativo e, allo stesso tempo, un segnale preoccupante che indica come il pianeta si stia avvicinando a passi rapidi al limite concordato nell’Accordo di Parigi del 2015. Un limite sottoscritto da 195 Paesi con l’obiettivo di contenere l’aumento della temperatura globale al di sotto dei 2 gradi centigradi di aumento e possibilmente entro l’1,5. Il superamento di questi limiti è un campanello d’allarme sulla necessità di accelerare le azioni di mitigazione. Basti pensare che, sopra i 2 gradi di aumento medio, la specie umana è a rischio.
Nel Mediterraneo nel 2025 si è registrata un’ondata di calore marina storica, con temperature superficiali fino a circa 3 °C sopra la media. Il mese di luglio 2025 è stato il luglio più caldo mai osservato nel bacino.
IL MEDITERRANEO SI RISCALDA
Sempre nel 2025 il Mediterraneo ha raggiunto una temperatura media superficiale di luglio di circa 26,7 °C, nuovo record, con oltre il 60% del bacino in condizioni di ondata di calore marina forte o estrema. L’eccesso di evaporazione su mari già surriscaldati, in particolare nei bacini orientali come lo Ionio, favorisce un’anomalia verso l’alto della salinità, rendendo l’acqua più densa, modificando le correnti e contribuendo a una maggiore disponibilità di calore latente per cicloni come Harry. Si pensi che normalmente la salinità del Mar Ionio è 38 per mille (38 grammi di sale per litro) ma recenti misurazioni durante le campagne di monitoraggio del mio gruppo di ricerca hanno misurato lungo la costa ionica calabrese una salinità al 41 per mille.
Le mareggiate di lunga durata e le “storm surge” associate a Harry innalzano il livello del mare localmente, inondano spiagge, lungomari e zone urbanizzate, accelerando l’erosione di litorali già in regressione in molte aree della Calabria ionica.
Detto questo bisogna capire perché sulle coste calabresi tutto questo diventa più complicato. Innanzitutto perché abbiamo applicato modelli di canalizzazione rigida e di cementificazione degli alvei fluviali e torrentizi che riducono la capacità naturale dei corsi d’acqua di espandersi in golene e pianure alluvionali, concentrando la piena e aumentando velocità e distruttività delle colate d’acqua verso la costa. L’urbanizzazione spinta degli sbocchi a mare di fiumi e torrenti, spesso su conoidi alluvionali instabili, amplifica i danni: strade costiere, case e infrastrutture vengono colpite direttamente da fango, detriti e onde di tempesta che invadono aree dove il fiume e il mare avrebbero bisogno di spazio.
PER CONTRASTARE IL PROSSIMO CICLONE HARRY NECESSARIO RICOSTRUIRE LE COSTE IN MODO ECOLOGICO
Bisogna pertanto, iniziando da subito, sviluppare azioni per mitigare gli impatti futuri di cicloni come Harry. In particolare, si tratta di ripristinare spazio ai fiumi: rimuovendo o arretrando argini rigidi e, dove possibile, rinaturalizzare alvei e golene, eliminare tombature e ostacoli che accelerano le piene. Vietare nuova edificazione in aree a pericolosità idraulica e sui conoidi torrentizi, prevedendo piani di delocalizzazione graduale degli edifici più esposti lungo le fiumare calabresi, evitando di ricostruire lungomari sulle spiagge.
Difendere e ricostruire le coste in modo ecologico: proteggendo e recuperando i sistemi dunali, spiagge naturali e zone umide costiere che dissipano l’energia delle onde e riducono l’impatto delle storm surge. Limitare opere rigide lineari (muri, banchine, pennelli) che spesso spostano e aggravano l’erosione più a valle, privilegiando soluzioni di “ingegneria naturalistica” e arretramento pianificato dei lungomari più vulnerabili.
È dunque necessario e urgente aggiornare i piani urbanistici e di protezione civile assumendo che eventi estremi come Harry diventeranno sempre più frequenti e intensi, con mappe di rischio che includano innalzamento del mare, onde di 8–10 metri e piogge estreme concentrate. Integrare monitoraggi ad alta risoluzione di temperatura e salinità del Mediterraneo e dello Ionio nelle strategie regionali, per collegare direttamente allerta meteo-operativa e stato del bacino marino in una prospettiva di crisi climatica permanente.
SEMPRE PIÙ CENTRALE L’EMOZIONE COSTIERA
L’“emozione costiera” – cioè il vissuto emotivo di chi abita il mare tra paura, perdita dei luoghi familiari e senso di precarietà – diventa sempre più centrale. Eventi una volta definiti “eccezionali” entrano nella memoria collettiva come nuova normalità traumatica delle comunità costiere.
In questo quadro, chiamare Harry “maltempo” o ridurlo a “evento eccezionale” significa oscurare la realtà: un Mediterraneo sempre più caldo, più salato e più energetico, che rende le coste calabresi la linea fragile di contatto tra crisi climatica globale e vite quotidiane.
Ordinario di Ecologia
Vice presidente della Stazione Zoologica Anton Dohrn
Il Quotidiano del Sud.
Ricostruire le coste in modo ecologico o il ciclone Harry tornerà e sarà peggio