Rileggere l’Europa
- Postato il 18 febbraio 2026
- Di Il Foglio
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Rileggere l’Europa
Da ormai mezzo secolo Rémi Brague indaga la storia antica dell’Europa, per rintracciare le sorgenti culturali del nostro continente (Brague preferisce la nozione di “sorgente”, che considera più dinamica di quella di “radici”), e per offrire all’oggi qualche indicazione perché la tradizione che ha fatto grande l’Europa non si perda. Il libro che esce ora per le edizioni Ares raccoglie un dialogo tra Brague e alcuni studiosi della Associazione Patres e due brevi testi inediti in Italia, e offre l’occasione di una prima introduzione a un pensiero sempre profondo e insieme lieve.
Brague comincia infatti sorridendo di sé e del proprio lavoro. Quando gli chiedono se si consideri più uno storico o un filosofo minimizza: sono semplicemente “un perditempo, se volete un ‘amatore’”; forse “un filosofo che di tanto in tanto legge libri di storia”, però “di filosofi se ne trovano forse due o tre per secolo e non ho l’impressione di essere tra loro”… Poi lancia l’affondo: “Cristo è forse l’unico avvenimento che abbia mai avuto luogo. Ciò che noi nella nostra storia chiamiamo avvenimento è in definitiva una nuova sistemazione di elementi preesistenti. Con un’eccezione: quella di Colui che è venuto da un altrove radicale. Potremmo dire che questo è l’unico avvenimento che abbia mai avuto luogo: tutti gli altri sono solo dei quasi-avvenimenti, che in realtà erano già lì e noi non li avevamo notati”. E l’avvenimento di Cristo ha due conseguenze radicali. La prima: non porta una cultura, cioè un insieme strutturato di norme che regolano la vita, ma apre uno spazio che si è riempito “con quello che già era ‘sul mercato’: nella legge, con il diritto romano; nella politica, con le istituzioni imperiali; nella cultura, con la filosofia e la scienza greche. Così il cristianesimo ha potuto accogliere l’eredità antica”. La seconda, profondamente connessa alla prima: a questo insieme di elementi ereditati da “altrove” (una caratteristica esclusiva dell’Europa, l’apertura all’“altro”) il cristianesimo offre la chiave di volta: “La religione, come la intende il cristianesimo, non interviene a livello della cultura proponendo norme specifiche. Si accontenta di dire che è buono che l’umano esista”. Se perde la sua sorgente cristiana, la civiltà europea smarrisce l’unico fondamento che le permette di “dire che è buono che esistano esseri umani sulla Terra”. Tutti i mali di oggi derivano da qui. La ricchezza di spunti che da questa sorgente zampillano – e che il testo propone – è affidata al lettore curioso.
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