Rischio idrogeolico, a Chiavari una “mappa dei rischi”: nel mirino Entella e Rupinaro
- Postato il 23 febbraio 2026
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- Di Genova24
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Chiavari. Arriva a Chiavari il percorso di “Sicuri Insieme”, promosso da Cittadinanzattiva e finanziato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, con l’obiettivo di rafforzare la consapevolezza delle comunità locali sui rischi di origine naturale e antropica e di favorire una partecipazione informata ai processi di prevenzione e tutela.
Durante la tappa territoriale cittadini e amministrazione comunale si sono confrontati sul Piano di Protezione Civile, a partire dai contenuti della “Mappa dei Rischi” elaborata attraverso le indicazioni raccolte dalla comunità locale.
Nel territorio di Chiavari i principali fattori di rischio di origine naturale riguardano la dimensione idraulica e idrogeologica, in un contesto morfologicamente complesso tipico della costiera ligure.
Il fiume Entella costituisce l’elemento centrale del sistema idrografico locale. Secondo quanto emerso dal percorso partecipativo, le criticità legate alle esondazioni risultano connesse a una pluralità di fattori: eventi meteorologici intensi e concentrati, rilascio di volumi d’acqua dalla diga di Giacopiane, presenza del porto alla foce che può ostacolare il naturale deflusso verso mare e accumulo di materiali trasportati dal fiume che determina un effetto di sbarramento.
Ulteriore elemento di vulnerabilità è rappresentato dal torrente Rupinaro, che attraversa l’intero centro abitato. L’artificializzazione dell’alveo e l’assenza di adeguati sistemi di dispersione delle acque di piena hanno mostrato criticità significative durante l’evento alluvionale del 2002, che causò gravi danni alle infrastrutture e alle abitazioni, oltre a una vittima. La popolazione esprime preoccupazione rispetto alla capacità del sistema di fronteggiare future piene in un contesto di crescente intensificazione degli eventi estremi.
La mappa dei rischi segnala inoltre criticità connesse al rio Uccelliera, interessato da tratti tombati e da ridotta manutenzione dovuta al progressivo abbandono delle attività agricole, nonché alle frazioni di Rivarola e San Martino, situate nelle aree collinari prospicienti il Comune, dove in passato le piene dei rii hanno generato danni a infrastrutture e abitazioni collocate a valle.
Accanto al rischio idraulico, il territorio presenta una significativa esposizione al dissesto idrogeologico. In Val Graveglia la presenza di attività estrattive può favorire, in occasione di precipitazioni intense, fenomeni franosi e dilavamenti con potenziali ripercussioni sulla viabilità e sul rischio idraulico. Nella zona di Preli, la natura argillosa dei suoli e la pendenza dei versanti verso mare favoriscono instabilità e smottamenti.
La comunità segnala inoltre un progressivo aumento delle ondate di calore, aggravate dalla limitata presenza di verde urbano e dalla formazione di isole di calore, con possibili ricadute sulla salute fisica e mentale, in particolare per le fasce più vulnerabili della popolazione.
Tra i fattori di origine antropica emergono la vulnerabilità agli incendi boschivi nelle aree collinari limitrofe, il consumo di suolo e le criticità ambientali legate alla presenza storica di sostanze inquinanti nell’area dell’ex stabilimento Tubifera nel vicino Comune di Sestri Levante, con timori circa la possibile contaminazione delle falde.
“Il Piano di Protezione Civile, i rischi presenti sul territorio, come comportarsi durante un’emergenza sono tutti elementi che dovrebbero essere maggiormente noti, coinvolgendo tutta la comunità. Occorre aumentare le occasioni di conoscenza delle misure previste dall’amministrazione per far crescere la prevenzione e, contestualmente, la partecipazione attiva dei cittadini su questioni di assoluta priorità”, spiega Mavì Bordignon, referente locale di Cittadinanzattiva per Sicuri Insieme.
Il contesto nazionale nel quale si colloca l’iniziativa è caratterizzato da una crescente frequenza di eventi estremi. Secondo i dati del Dipartimento della Protezione Civile, elaborati da Openpolis, da maggio 2012 a marzo 2023 lo stato di emergenza è stato dichiarato 169 volte. Di queste, 135 dichiarazioni sono riconducibili a eventi idrici o meteorologici estremi, mentre 9 hanno riguardato eventi sismici o vulcanici. Dati che confermano la necessità di rafforzare politiche di prevenzione strutturale e partecipata.
“Il Piano di Protezione Civile Comunale non è un mero adempimento amministrativo: è, invece, uno strumento che può fare la differenza tra la vita e la morte. Occorre che lo si aggiorni incoraggiando la massima partecipazione dei cittadini, che debbono farlo proprio, imparare a conoscere le fragilità del territorio nel quale vivono, richiedere di investire nella prevenzione, condividere le misure finalizzate alla gestione delle emergenze. Riuscire a convivere con i rischi che gravano sui luoghi che viviamo non è un’opzione, ma un’esigenza, una priorità per chiunque, decisori, imprese, cittadini. Non dobbiamo attendere la prossima emergenza per saperlo”, conclude Raniero Maggini, responsabile delle politiche dell’ambiente e del territorio di Cittadinanzattiva.