Rubio tende la mano agli alleati, ma Berlino e Copenaghen frenano

  • Postato il 15 febbraio 2026
  • Estero
  • Di Agi.it
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Rubio tende la mano agli alleati, ma Berlino e Copenaghen frenano

AGI - La prima reazione dei leader europei al discorso del segretario di Stato Usa, Marco Rubio, che ha teso la mano agli alleati e sottolineato i legami "indissolubili" tra le due sponde dell'Atlantico dopo mesi di inedite tensioni, è il "sospiro di sollievo" evocato dall'Alto Rappresentante Ue per la politica estera, Kaja Kallas. E a caldo, la presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, aveva raccolto l'invito a costruire insieme il "nuovo secolo occidentale" evocato dal capo della diplomazia di Washington.

Con il passare delle ore ha iniziato però a prevalere uno scetticismo espresso con inusitata durezza dai rappresentanti del governo di Berlino. Nel mezzo c'era stata la riunione dei ministri degli Esteri del G7, durante la quale le frizioni non devono essere state appianate dal confronto concreto sui dossier più divisivi.

La dura reazione tedesca e la crisi Groenlandia

Colpisce infatti il drastico registro di tono del ministro degli Esteri tedesco, Johann Wadephul, che in mattinata aveva definito Rubio "un vero partner" con cui c'era "terreno comune" per poi esortarlo a "smettere di dare lezioni" in un intervento pomeridiano, successivo al vertice. Il collega della Difesa, Boris Pistorius, ha rincarato la dose accusando il presidente americano, Donald Trump, di aver "danneggiato la Nato a vantaggio degli avversari" con le sue "incredibili" pretese di annettere la Groenlandia. Se gli Usa si mostrano inaffidabili "la Nato non ha senso per gli europei", ha aggiunto Pistorius. E gli europei, ha proseguito, "è ora che mostrino al mondo cosa sono in grado di fare" dal momento che insieme hanno "la forza armata più grande del mondo".

È invece ottimista il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, al cui giudizio il discorso dell'omologo di Washington è stato "molto positivo" e "ribadisce l'importanza delle relazioni transatlantiche" che "sono salde". Che lo scontro sull'isola artica sia tutt'altro che sanato lo dice senza mezzi termini la premier danese Mette Frederiksen, secondo la quale la crisi "non è finita" e le intenzioni di Trump non sono affatto mutate. "Non scenderemo a compromessi", ha tuonato Frederiksen, durante una tavola rotonda sulla sicurezza artica. Il capo del governo di Copenaghen aveva a sua volta incontrato Rubio ieri e, dal tono delle sue dichiarazioni, non pare esserci stata alcuna schiarita.

L'indipendenza europea e l'ombrello nucleare

Per nulla convinto è il ministro degli Esteri francese, Jean-Noel Barrot, secondo il quale il discorso del segretario di Stato "per quanto ben accolto, non cambierà la strategia di Parigi" diretta verso un'Europa "forte e indipendente". Strategia che passa anche per il dialogo con Berlino sull'allargamento dell'ombrello nucleare francese, annunciato ieri dal cancelliere tedesco, Friedrich Merz. Su questo punto il segretario generale della Nato, Mark Rutte, ha assicurato che "non esiste alcuna iniziativa per sostituire l'ombrello nucleare degli Stati Uniti" e che "gli altri dibattiti sono complementari". "Noi siamo sempre stati difesi e abbiamo sempre avuto la deterrenza grazie all'armamento nucleare americano che è sicuramente dal punto di vista quantitativo e qualitativo il miglior ombrello e la miglior sicurezza che esiste al mondo, perché non continuare a usare quello?", si è domandato il ministro della Difesa, Guido Crosetto.

Spesa per la difesa e l'esercito comune

In tema di difesa ci sono però divergenze anche tra gli alleati. Il primo ministro spagnolo, Pedro Sanchez, è stato redarguito con garbo dagli alleati sulla sua contrarietà ad aumentare al 5% del Pil la spesa in difesa, come concordato all'ultimo vertice della Nato all'Aia. Sanchez si è detto disposto a istituire "subito, e non tra 10 anni" un esercito europeo comune" ma ha avvertito che il requisito del 5% non farebbe che aumentare la dipendenza dell'Europa dall'America. A redarguirlo è stato il presidente finlandese, Alexander Stubb, secondo il quale il 5% "è solo l'inizio" se il vecchio continente vuole tornare a giocare un ruolo di primo piano nel mondo.

 

 

 

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Agi.it

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