San Marco Argentano, altro paziente respinto dall’ospedale
- Postato il 18 gennaio 2026
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Il Quotidiano del Sud
San Marco Argentano, altro paziente respinto dall’ospedale

Dopo il giovane respinto dall’ospedale di San Marco Argentano, un’altra denuncia di un paziente, anche aggredito verbalmente
«Se uno sta male non arriva qui parlando al telefono». Così ha detto il medico. Peccato però che Pasquale Ippolito, 63enne, già sindaco di Cervicati, è andato al Punto di Primo Intervento di San Marco Argentano per una fibrillazione, restando in costante collegamento telefonico con il suo cardiologo. È la seconda segnalazione che arriva sul tavolo dell’Asp di Cosenza a distanza di poche ore dopo il caso del padre che aveva denunciato con un video virale la mancata presa in carico del figlio con febbre a 40 da parte del medico di turno della struttura. Fatto che, lo ricordiamo, ha spinto poi i dirigenti dell’Asp ad una misura di sospensione cautelativa nei riguardi di medico e infermiere in questione.
Pasquale Ippolito, racconta allora la sua storia. Stesso medico, stessa struttura. «Sono un tipo ipocondriaco – dice con molta sincerità – vado facilmente in allarme. Ho sentito questa forte fibrillazione, ho chiamato alcuni amici e loro subito sono arrivati a casa. Contemporaneamente chiamo il mio cardiologo. Dice “vai al Pronto Soccorso e fatti fare degli enzimi, ma stai tranquillo, che conoscendoti ti sei solo agitato”. Arrivo allora al Pronto Soccorso di San Marco, erano le 20.15. Busso, mi aprono, ed ero ancora al telefono con il mio cardiologo. Cercava di tranquillizzarmi. Al ché il medico, in modo molto sgarbato, incivile quasi, mi aggredisce verbalmente, dicendo che “se stavo male non stavo al telefono”».
Ippolito, a quel punto, figlio lui stesso di un medico, si rivolge al dottore, senza camice, chiedendo chi fosse. E da lì la situazione degenera. «Mi scusi ma lei chi è?, domando, aggiungendo che nell’ospedale, i pazienti si ricevono con il camice, anche per una questione di igiene. Così è andato in escandescenze. E allora sono stato costretto a chiamare un amico medico. Sono andato da lui, mi ha visitato, mi ha misurato i valori pressori, erano alti e ho preso delle gocce».
Tutto è bene quel che finisce bene. Ma Ippolito non ci sta. E invia una pec all’Asp chiedendo che l’azienda prenda provvedimenti disciplinari nei confronti del medico. «Vedete – conclude – è capitato a me che tutto sommato non avevo niente. Ma se capita a qualcuno che non si può muovere, che non ha conoscenze, che la sera non guida: che facciamo? Lo lasciamo morire? Poi, anche chi somatizza ha un problema reale. Avevo tutti i sintomi dell’infarto. E se malauguratamente fosse stato quello?».
Una domanda che, in un modo o nell’altro, riaccende i riflettori su uno dei problemi più atroci vissuto dai cittadini delle aree interne della Calabria e su cui non tarda ad arrivare l’intervento di Patrizia Falbo, presidente del comitato Valle dell’Esaro. «Questa è una situazione per la quale stiamo lottando già da 4, 5 anni. Noi viviamo nei territori interni: finché arriviamo a Cosenza siamo praticamente morti. Vogliamo che questo Punto di primo Intervento sia funzionante. Lo so che l’ospedale di comunità non lo prevede, capisco che magari anche i medici sono in sofferenza perché non ce la fanno ad assorbire tutto. Ma qui il problema è molto serio. Questi ultimi due episodi, per fortuna, non erano gravi. Ma ce ne saranno altri, poi altri. Perché c’è anche molto menefreghismo».
Patrizia Falbo descrive una situazione caotica fatta di orari ridotti dei medici di base, dell’impossibilità, non insolita, di riuscire a reperirli, di un privato che supera il pubblico, di un Aft lontana, di guardie mediche che ora ci sono ora non ci sono. Di un vero e proprio «pandemonio» doloroso che induce chi sta male a rivolgersi al Punto di Primo intervento.
«Magari per una febbre ti preoccupi, per una fibrillazione ti preoccupi. Ed è giusto che si venga ascoltati e aiutati. Noi abbiamo chiesto l’ambulanza con il medico a bordo, un h24 di eccellenza.
Abbiamo la struttura della radiologia nuova di zecca, ma anche quella non funziona tanto. Allora se conosci qualcuno ti salvi, altrimenti qui ci resti. Se hai i soldi per il privato paghi e ti salvi, sennò muori. C’è un “casino” in queste zone che non si capisce niente. A me dispiace molto. Penso che tutti noi cittadini, dovremmo essere compatti. La Valle dell’Esaro conta 50mila utenti, ma durante le manifestazioni siamo in 20. Per farci ascoltare dai politici dobbiamo muoverci in massa, altrimenti non ci ascolta nessuno. E non guardiamo il colore politico. La salute non ha colore politico. Noi abbiamo chiesto l’incontro con Occhiuto. Ma prima di lui chi c’era? I nostri politici non si muovono. Tutti. Indistintamente. Sa come si dice? – conclude – “mera mera, tutti i ‘na manera” (gira gira, sono tutti uguali)»
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San Marco Argentano, altro paziente respinto dall’ospedale