Sanremo 2026, Elettra Lamborghini apre le danze: il Festival esce dal torpore

  • Postato il 28 febbraio 2026
  • Spettacoli
  • Di Libero Quotidiano
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Sanremo 2026, Elettra Lamborghini apre le danze: il Festival esce dal torpore

L'Ariston raddoppia e finalmente esce dal torpore delle prime tre serate. Perché il clima sanremese inizia vivaddio ad infiammarsi, come al solito, nella serata dei duetti e delle cover che, ancora una volta, è la più bella, musicalmente interessante e soprattutto molto molto cantabile anche dai non affezionati alla ritualità del Festival. E a cantare, prima di tutti, ci pensa la regina indiscussa di questa edizione (qualcuno dirà anche “finalmente”), ovvero Laura Pausini che si prende subito il proscenio.

Occhialoni neri con diadema, stile women in black, deborda, iniziando il suo meadley addirittura all’esterno dell’Ariston, sul green carpet dove Laura intona le prime note del suo ultimo singolo Ritorno ad amare, sulle quali entra in teatro, raggiunge il palco per proseguire sulle strofe di Immensamente fino al trionfo che evoca un altro dei grandi festeggiati di quest’anno, il neo 80enne Riccardo Cocciante, autore di quell’Io canto divenuto ormai, a tutti gli effetti, un inno del repertorio pausiniano.

Congedata la cantante romagnola più famosa al mondo, può cominciare la gara vera e propria. Un autentico concentrato di tutto e davvero per tutti i gusti. Non prima dell’ingresso del primo co-conduttore che a sorpresa è il comico Alessandro Siani che ha fatto ridere parecchio. A omaggiare la vita e la bellezza, invece, ancora una volta sul palco la meravigliosa Bianca Balti che sa far commuovere con la sua testimonianza di coraggio e vittoria contro la malattia. Elettra Lamborghini apre le danze, nel vero senso della parola, riportando in auge le Las Ketchup di Asereje che dopo un quarto di secolo fanno ancora ballare tutti, anche il direttore d’orchestra Enzo Campagnoli.

A risollevare testosterone e romanticismo Eddie Brock e Fabrizio Moro, duo romano doc, con la struggente Portami via. Che non va fuori tema col mood di una serata nella quale non è difficile innamorarsi di nuovo, persino di questo Festival un po’ sciapo, in cui, però, Mara Sattei mixa con maestria il suono degli otto archi scelti (a proposito, tra le quinte dell’Ariston si vede anche Hauser che accompagnerà Fedez e Masini). Mara canta L’ultimo bacio con le barre del rapper Mecna. Mentre la divina Patty Pravo ha scelto di omaggiare la sua amica Vanoni con il primo ballerino della Scala, Timofej Andrijashenko che danza sulle note di Ti lascio una canzone, come a voler raggiungere Ornella e il coautore del brano che risponde al nome di Peppe Vessicchio.

Toccante anche l’omaggio di un’altra coppia ormai inseparabile sul palco e fuori che si ricompone a Sanremo: Michele Bravi e Fiorella Mannoia, a ricordarci che Domani è un altro giorno. Sì, proprio quella di Ornella.

Levante e Gaia, due femmine alfa prendono in prestito dalla Nannini I maschi con tanto di bacio saffico a fine esibizione. Malika, invece, accoglie un supereroe come Geeg Robot, ovvero Claudio Santamaria che all’Ariston performa sulle note di Mi sei scoppiato dentro il cuore.

Già memorabili le Bambole di pezza feat Cristina D’Avena in Occhi di gatto in un pop punk di sicuro meno impegnato. Dargen D’Amico ha portato un rap in chiave anti-militare sulle note di Su Di Noi di Pupo con Pupo in coppia con lui. Una versione particolarissima. Altro duetto chiacchierato: quello di Ditonellapiaga con Tony Pitony che hanno proposto Sinatra. O di Dargen D’Amico che ha messo insieme il Gam Gam dei bambini ebrei. Ma la vera sorpresa (ancora una volta) la fa Gianni Morandi al figlio tredici Pietro, irrompendo sul palco nella cover del suo brano Vita. E poi Sayf (il sosia di Ghali) a fare da collante tra la chitarra virtuosa di Alex Britti e il groove di Mario Biondi? È successo. Come pure vedere Sal Da Vinci duettare con Michele Zarrillo sulla sua Cinque giorni. O Nigiotti che per un attimo ha rubato Alfa a Vecchioni per farlo rappare sui versi bersaniani di En e Xanax.

E se ieri sera è tornata all’Ariston anche Belen con Roy Paci e Samurai Jay sulle note di Baila Morena, la Brancale ha continuato la sua corsa, unendo la grinta pugliese a quella sicula di Delia (X Factor). Arisa ha trasformato in opera Quello che le donne non dicono con il coro del Teatro Regio di Parma e due “belve” hanno conquistato Sanremo: Francesca Fagnani con Parole parole insieme a Fulminacci e Caterina Caselli, premio alla carriera. Andamento lento, ma non troppo, di Tullio de Piscopo in mezzo a LDA e Aka7even, a condurci verso la finalissima di stasera.

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Libero Quotidiano

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