Sanremo 26, tra i due Sandokan vince Carlokan, Kabir benedice Can

  • Postato il 25 febbraio 2026
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Il Quotidiano del Sud
Sanremo 26, tra i due Sandokan vince Carlokan, Kabir benedice Can

Sanremo 2026 incorona Carlokan. L’attore turco Can Yaman, alla co-conduzione della 76esima edizione del Festival, si muove tra siparietti ironici, momenti di pura leggerezza e l’incontro con Kabir Bedi.


Le prime note di “Sandokan” esplodono al Teatro Ariston. Can Yaman attraversa il palco con passo deciso. Sguardo magnetico. Fisico statuario. La camicia leggermente aperta suggerisce che la Tigre di Mompracem non è diretta all’isola: è sbarcata a Sanremo ed è pronta a varcare la soglia della Città dei fiori. Co-conduttore della prima serata della 76esima edizione, accanto a Carlo Conti e Laura Pausini, Yaman non è un semplice ospite: è un ciclone che entra in gioco, improvvisa, sorprende. E, soprattutto, si diverte.

Can Yaman: co-conduttore alla prima serata di Sanremo 2026

Dopo il successo della serie Sandokan, prodotta da Lux Vide con Rai Fiction e il sostegno della Calabria Film Commission, l’attore è diventato un simbolo pop trasversale. L’annuncio della sua presenza a Sanremo è arrivato qualche mese fa con un post ironico di Conti, un fotomontaggio in cui il direttore artistico vestiva i panni della Tigre di Mompracem con la scritta “Co-co”. Un gioco social che ha mandato in estasi il fandom.

La presenza di Yaman a Sanremo coincide idealmente con i 50 anni dal primo storico “Sandokan” interpretato da Kabir Bedi e diretto da Sergio Sollima: un ponte tra epoche, tra miti televisivi, tra generazioni. E lui, sul palco, non tradisce le aspettative. Un omaggio alla memoria televisiva italiana, ma anche un passaggio di testimone. Dalla leggendaria isola di Mompracem al palco più temuto d’Italia, il salto è enorme. Eppure, Yaman lo affronta con una miscela di sicurezza e vulnerabilità.

La gag su “Kuzu Kuzu”: Pausini alle prese con la “Z”

Il momento più virale? Senza dubbio la proposta di cantare in turco. Can sceglie un brano del suo connazionale Tarkan, la hit “Kuzu Kuzu”, spiegandone il significato: «Sono arrivato come un cucciolo». Dopodiché, invita Laura Pausini a cimentarsi nella lingua. La gag ruota attorno alla famigerata “Z” turca che la cantante romagnola trasforma in una tenera “S”. L’Ariston ride, Conti ironizza sul confronto fisico e sull’abbronzatura. Pausini affonda il colpo: «È forse l’unica cosa che avete in comune». Ironia, leggerezza, complicità. E Yaman dimostra di sapersi prendere in giro, qualità che il pubblico italiano adora.

Can Yaman: «Mi sono preparato non pensando»

In conferenza stampa (24 febbraio) appariva emozionato, ma solo per un istante. «Sono così tanti giornalisti, dovrei essere emozionato», esordisce sedendosi accanto a Conti. Poi, ha confessato il suo metodo anti-ansia: «Mi sono preparato non pensando, perché se pensavo mi emozionavo troppo».

Reduce dalle riprese di una serie in Spagna, si affida alla guida esperta di Conti: «Mi fido di Carlo, spero mi aiuterà, non so che farò, spero di non combinare pasticci». Vive tra set internazionali e nuovi progetti. Ma Sanremo lo intimorisce: «Nella vita mi spaventa tutto, anche Sanremo, ma non lo faccio vedere». Una dichiarazione che lo avvicina ancora di più ai fan. Dietro l’immagine da eroe romantico c’è un uomo che ammette vulnerabilità. Forse, è proprio questo il segreto del suo legame con il pubblico italiano: forza e fragilità che convivono. E sulla vita sentimentale? Diretto, senza filtri: «Sono single». Una frase che, ne siamo certi, ha fatto vibrare più di un cuore tra il pubblico.

Musica, sogni e camicie iconiche

Sul fronte look, la firma è quasi sempre quella di Ilker Bilgi, suo manager e stylist. Camicie aperte, pettorali in vista, eleganza mediterranea. Un’estetica che è ormai marchio di fabbrica. Ma a conquistare l’Ariston non è solo l’immagine. È la capacità di stare al gioco, di cantare, di ironizzare, di rispondere con aplomb alle domande più scomode.

Can ascolta «canzoni vecchie che fanno soffrire». E lancia una battuta che è già virale: «Se un giorno farò un personaggio che canta, canterò. Ma devono pagarmi bene». Di Laura Pausini dice: «Se fossi stato un cantante, avrei voluto essere come lei. Canta in più lingue ed è amata in tutto il mondo».

Il futuro di “Sandokan”

I fan sono in attesa di notizie sulla seconda stagione di “Sandokan”. Yaman è chiaro: la produzione vuole alzare ulteriormente il livello dopo il successo della prima stagione: «Non si sa quando si girerà. Dopo il successo vogliono migliorare anche a livello di budget. Mi piacerebbe girare tre stagioni di fila. Poi, dovrei perdere altri chili. Gli attori invecchiano. Ma in Europa si gira con tempi lunghi. Non mi piace, ma funziona così». Traspare ambizione. E fame. Artistica, prima ancora che mediatica. Lui sogna tre stagioni di fila. I fan pure.

L’incontro tanto atteso tra Kabir Bedi e Can Yaman

Un incontro che sa di storia e di futuro. Sul palco dell’Ariston, davanti a una platea sospesa tra nostalgia e curiosità, si consuma un simbolico passaggio di testimone: Kabir Bedi e Can Yaman, due generazioni unite dallo stesso nome, Sandokan. L’atmosfera è carica di emozione quando Can Yaman si rivolge al suo predecessore con parole che sorprendono per rispetto e intensità: «In Turchia abbiamo un’usanza – afferma– i giovani baciano le mani delle persone più grandi che stimano e le portano alla fronte. Mi permetteresti? Ho bisogno della mano destra». Un gesto che va oltre la scena, oltre la promozione televisiva. È cultura, è gratitudine, è riconoscimento. Kabir Bedi accoglie con eleganza, poi ricambia con parole che pesano come un’investitura: «Sono molto felice per te. Hai recitato molto bene». Yaman, con la sua consueta ironia, alleggerisce la tensione: «Per un momento stavo sudando, pensando che avrebbe detto qualcosa di male di me». L’emozione si scioglie, il pubblico ride, ma il significato resta profondo. Perché Sandokan non è solo un ruolo: è un’eredità.

Can Yaman e il percorso di preparazione del personaggio di Sandokan

Poi, l’attore turco si fa serio e racconta il lungo cammino verso la tigre: «Ho avuto un sacco di tempo per studiare. Il motivo per cui sono venuto in Italia cinque anni fa è Sandokan. All’epoca si è slittato, non si è potuto fare. Ho avuto tutto il tempo per leggere, guardare il film e contemplare il personaggio, per essere preparato al 100%». Parole che rivelano disciplina e dedizione. Non improvvisazione, ma costruzione paziente di un mito. Non un ruolo qualunque, ma un destino rincorso.

Kabir Bedi: «Essere Sandokan è una grande responsabilità»

Kabir Bedi, che negli anni Settanta rese Sandokan un’icona assoluta della televisione italiana, sottolinea il “peso” che quel nome comporta: «Essere Sandokan è una grande responsabilità, perché è una figura iconica. Siamo entrambi molto fortunati per aver interpretato questo personaggio così importante nella cultura italiana. Tu sei un degno successore». E aggiunge una riflessione che allarga l’orizzonte: «La gente ci ammira non solo per la nostra interpretazione, ma per tutto quello che Sandokan rappresenta». Avventura, giustizia, ribellione, romanticismo. Un eroe che attraversa le epoche e cambia volto senza perdere anima.

Sul grande schermo dell’Ariston scorrono poi le immagini delle celebri scene con la tigre: ieri e oggi a confronto. Lo sguardo magnetico di Bedi, la fisicità imponente di Yaman. Due interpretazioni diverse, stessa fiamma negli occhi. Due epoche, due sensibilità, un unico mito. L’eroe creato dalla fantasia salgariana continua a parlare al presente, rinnovando il suo fascino.

Non è solo televisione. È un simbolo che attraversa generazioni, un racconto di coraggio e libertà che si tramanda di attore in attore. All’Ariston, la tigre non cambia ruggito: cambia voce. E nel gesto di un giovane che bacia la mano del suo predecessore c’è tutto il senso di una storia che continua.

Il siparietto «Carlokan, Carlokan»

Dopo il momento solenne che aveva avvolto l’Ariston, qualcuno ha deciso che era ora di rompere il ghiaccio. E chi meglio di Laura Pausini? Con la sua naturale verve, ha rotto la tensione con una battuta perfetta, lasciando il pubblico tra applausi e risate: «Ci sarà una terza stagione ma mi dispiace dirvi che il protagonista non sarai né tu», ha detto indicando Yaman, «né tu», rivolgendosi a Bedi. «Sarà lui». Il riferimento? Immediato e irresistibile. Sullo schermo alle loro spalle è apparsa la foto di Carlo Conti vestito da Sandokan. La storica sigla è stata rivisitata con un ritmo contagioso: «Carlokan, Carlokan». Il teatro si è improvvisamente riempito di sorrisi.

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