SAPPE, condannato il Ministero della Giustizia: storica sentenza sul fumo passivo nelle carceri
- Postato il 22 gennaio 2026
- Società
- Di Paese Italia Press
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CARCERI – DEFINITIVA LA PRIMA SENTENZA SUL FUMO PASSIVO
Dopo quattordici anni di battaglie legali, il SAPPE – Sindacato Autonomo di Polizia Penitenziaria, maggior sindacato della categoria, ottiene una storica vittoria giudiziaria contro il fumo passivo negli istituti di detenzione.
La Corte d’Appello di Lecce ha confermato la sentenza di primo grado pronunciata dal Tribunale di Lecce nel settembre 2023, rendendola definitiva: il Ministero della Giustizia è stato condannato a risarcire con un milione di euro la famiglia di un poliziotto penitenziario deceduto per tumore ai polmoni, pur non essendo mai stato fumatore.
Una decisione che segna un precedente giuridico di enorme rilievo, riconoscendo ufficialmente il nesso tra esposizione prolungata al fumo passivo e danno alla salute all’interno delle carceri italiane.
Una battaglia lunga 14 anni
Il ricorso al giudice civile, sostenuto dal SAPPE grazie al supporto di IUREMED e dello studio legale Putignano di Bari, nasce dalla volontà di ottenere giustizia per un collega morto mentre svolgeva il proprio servizio in ambienti saturi di fumo, senza adeguate tutele.
Il fumo passivo rappresenta da anni una emergenza sanitaria silenziosa nelle carceri, dove gli altissimi tassi di tabagismo espongono quotidianamente decine di migliaia di poliziotti penitenziari, operatori e detenuti non fumatori a gravi rischi per la salute.
Salute e diritti: una questione non più rinviabile
Il SAPPE ha sempre denunciato come il problema del fumo passivo non riguardi soltanto la sicurezza, ma anche il diritto alla salute sancito dalla Costituzione, troppo spesso sacrificato negli istituti di pena.
Pur consapevole che l’eliminazione totale del tabagismo in carcere sia difficilmente realizzabile per motivi pratici e psicologici, il sindacato ribadisce la necessità di ridurre drasticamente i rischi, migliorando le condizioni di lavoro e di detenzione.
Il progetto “Liberi dal Fumo”
Proprio in questa direzione si inserisce il progetto “Liberi dal Fumo”, nato anche grazie al confronto con due autorevoli esperti di prevenzione del tabagismo:
Prof. Giacomo Mangiaracina, responsabile dell’Agenzia Nazionale per la Prevenzione (ANP)
Prof. Fabio Beatrice, responsabile del Board Scientifico dell’Osservatorio per la Riduzione del Danno in Medicina (MOHRE)
Il SAPPE ha espresso profonda gratitudine per il contributo scientifico e umano offerto dai due professori, che hanno collaborato alla definizione di un progetto innovativo e concreto.
Le azioni previste
Il progetto prevede:
Campagne informative mirate sul rischio del fumo passivo;
Supporto medico e psicologico per chi desidera smettere o ridurre il consumo di tabacco;
Controlli più efficaci sul rispetto della normativa antifumo negli istituti di pena.
Il progetto sarà presto sottoposto all’attenzione dell’Amministrazione Penitenziaria e delle autorità politiche, con l’obiettivo di avviare una sperimentazione pilota in un carcere, per poi estenderla progressivamente a livello nazionale.
Un impegno morale e civile
“Liberi dal Fumo” non è soltanto un progetto sanitario, ma un impegno morale nato per onorare la memoria del collega scomparso e per evitare che tragedie simili possano ripetersi.
Il SAPPE auspica il coinvolgimento attivo degli altri sindacati della polizia penitenziaria e delle associazioni impegnate nella tutela dei diritti dei detenuti – come Radicali, Antigone, Nessuno Tocchi Caino – affinché questa battaglia diventi una causa condivisa.
Perché, conclude il sindacato, in gioco ci sono la vita e la salute di decine di migliaia di persone che ogni giorno, nelle carceri italiane, continuano a essere esposte a un rischio evitabile.
Se vuoi, posso anche:
adattarlo per quotidiano nazionale,
ridurlo per lancio agenzia,
oppure preparare una versione con box giuridico di approfondimento sulla sentenza.
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