Sciopero generale pro Palestina del 22 settembre: oltre 80 manifestanti denunciati dalla Digos per il sit-in in via Cantore
- Postato il 29 gennaio 2026
- Copertina
- Di Genova24
- 3 Visualizzazioni

Genova. Oltre 80 manifestanti pro Palestina sono stati denunciati dalla Digos di Genova per blocco stradale, nell’ambito dello sciopero generale indetto dal sindacato Usb del 22 settembre 2025. Le notifiche delle denunce con le elezioni di domicilio stanno arrivando in questi giorni.
Cosa è accaduto il 22 settembre
Quel giorno erano scese in piazza migliaia di persone, nella prima delle tante proteste dello scorso autunno in solidarietà con la popolazione di Gaza e la Global Sumud Flotilla. Dopo una mattinata di blocchi ai varchi portuali, un grande corteo, a cui hanno partecipato 20mila persone, aveva attraversato la città. La manifestazione aveva percorso – con il via libera della Questura dopo una lunga trattativa, anche un tratto interno al porto, visto che proprio il transito di armi e il rischio che materiale bellico destinato a Israele transitasse per lo scalo genovese nella fase più drammatica del genocidio a Gaza era uno dei temi caldi delle proteste.
La grande manifestazione si era svolta senza incidenti né momenti di tensione. Poco prima che il corteo partisse, però, un centinaio di manifestanti aveva deciso di prendere una strada diversa dirigendosi verso l’ingresso di Genova Ovest. Arrivati in via Cantore avevano trovato un cordone di polizia, schierato dalla dirigente per l’ordine pubblico Maria Teresa Canessa, così si erano fermati per circa 30 minuti sedendosi per strada, senza tensioni o forzature. Poi avevano liberato via Cantore e avevano raggiunto in coda il corteo principale che era arrivato in piazza De Ferrari.
Il numero altissimo di denunce deriva in questa fase dalle identificazioni, compiute dalla sezione investigativa della Digos grazie ai filmati girati dalla polizia scientifica e alle telecamere di sorveglianza della zona. Nel novero dei denunciati – si apprende – ci sarebbero anche numerosi manifestanti che, in una giornata caratterizzata da blocchi e cortei cominciati nella prima mattinata, pensavano che quello fosse il corteo principale.
Il nuovo reato di blocco stradale
Il reato di blocco stradale – prima punito con una multa – è stato re-introdotto a giugno del 2025 dal Decreto Sicurezza (D.L. n. 48/2025) e implica che sia reato anche il blocco pacifico, vale a dire senza violenza o minacce e senza che siano interposti oggetti (prima era punito penalmente sono in caso di barricate o simili). Quindi potenzialmente ogni manifestazione anche pacifica che interrompa una circolazione stradale o ferroviaria, se non autorizzata o quantomeno comunicata alla Questura può essere punita, se commessa in gruppo, con pene fino a due anni di carcere.
E’ la prima volta che il nuovo reato viene contestato a Genova, dove fra l’altro le manifestazioni con blocchi (non sono nell’ambito delle manifestazioni pro Palestina ma anche per vertenze sindacati) si sono susseguiti per tutto l’autunno e fino a fine anno. Quindi da un lato di denunce simili potrebbero seguirne molte altre, dall’altro è evidente come il reato si presta a una certa discrezionalità da parte degli inquirenti. Adesso sarà la pm Francesca Rombolà, che coordina l’inchiesta e ha aperto il fascicolo dopo le denunce ricevute dalla polizia, a dover decidere se dovranno o meno essere tutti processati.
Alcuni denunciati per le scritte sulla sede della Cosulich
Nel novero dei denunciati ci sono anche alcuni dei presunti autori di alcune scritte vergate con lo spray presso la sede del gruppo Cosulich, l’armatore genovese che proprio il 22 settembre avrebbe dovuto far attraccare una nave diretta a Tel Aviv e che aveva rinviato le operazioni.
I manifestanti denunciati sono difesi fra gli altri dagli avvocati Laura Tartarini, Fabio Sommovigo, Alessandro Gorla, Pietro Serracchieri ed Emanuele Tambuscio.