Se amate Shakespeare, fatevi un favore: non andate a vedere “Hamnet”
- Postato il 30 gennaio 2026
- Di Il Foglio
- 2 Visualizzazioni
Se amate Shakespeare, fatevi un favore: non andate a vedere “Hamnet”
Non paga del Leone d’oro vinto senza merito alla Mostra di Venezia 2020, con lo stucchevole “Nomadland” (inaugurando un periodo di vincitori mediocri dopo che per anni le giurie al Lido non avevano sbagliato un colpo) Chloë Zhao se la prende con il più grande di tutti. Con William Shakespeare, campione indiscusso di drammaturgia, verve teatrale, successo popolare e stima durata nei secoli. Il più grande di tutti, che inventò l’arte in cui è rimasto insuperato campione. Di arte e drammaturgia, né lo si può accusare di aver trascurato i personaggi femminili. Da Giulietta alla Bisbetica Domata, c’è tutto quel che possiamo desiderare. Come “partner in crime”, Chloë Zhao ha scelto Maggie O’Farrell e il suo romanzo “Hamnet - Nel nome del figlio”. Se non avete familiarità con la disinvoltura ortografica delle epoche passate (stiamo parlando del 1600, massimo un paio d’anni avanti) sappiate che nei manoscritti Hamnet e Hamlet sono intercambiabili. La scarse notizie biografiche aggiungono che il drammaturgo aveva due figli gemelli, Hamnet e Judith. Fin qui la storia, poi interviene la romanziera O’Farrell, con la sua fantasia che appunto ha per titolo: “Nel nome del figlio” (esce per Guanda): Judith si ammala di peste, ma quello che muore è Hamnet – si era infilato nel letto della gemella per scaldarla. A nulla erano serviti i brodini e le pozioni della madre Agnes, che da subito viene presentata nel romanzo come una fanciulla un po’ strega, sempre nel bosco a cogliere erbe, bacche, e tutto quel che allora poteva servire per alleviare i dolenti che si presentavano alla sua porta in cerca di sollievo. Paul Mescal – il capofamiglia William – per guadagnare qualche soldo dà lezioni di latino a ragazzini indisciplinati (licenza poetica, allora andavano forte le punizioni corporali). Però sogna Londra, dove vuole scrivere per il teatro. Cocciuto e ossessivo come chiunque abbia un talento vero. Lei lo vuole accanto a sé, e qui entriamo nella fattispecie – mirabilmente espressa in un vignetta di Mafalda by Quino: “Il problema delle donne è che hanno sempre lavato i panni nella storia dell’umanità”.
Nei tempi passati, si intende. Oggi le donne possono fare quel che vogliono. Per questo stupisce che quando scrivono – e ora a numero battono perfino gli uomini; se giudichiamo dalle pagine letterarie e dai banconi delle librerie vendono anche – sono tutte fissate lì. Sulle dispari opportunità. Sul fatto che i maschi scrittori vadano diritti per la loro strada. Mentre le femmine scrittrici – senza che nessuno le costringa, di questo me ne vorrete dare atto – restano fissate su fidanzamenti, sesso, bambini ma non sempre. Da un mediocre romanzo ideologico, e da una regista la cui sola dote sembra essere il femminismo, cosa poteva venir fuori? Un film come “Hamnet”, nelle sale italiane il prossimo 5 febbraio. L’abbiamo già visto, ahimè. E non lo consigliamo a nessuno. Nessuno che ami Shakespeare come merita di essere amato. E magari sappia che nel 1600 i bambini non dormivano in un luminoso sottotetto, con candide lenzuola.
Continua a leggere...