“Se gli Usa attaccano un Paese della Nato finisce tutto”. La premier danese replica alle mire di Trump sulla Groenlandia

  • Postato il 5 gennaio 2026
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“Se gli Stati Uniti scegliessero di attaccare militarmente un altro Paese della Nato, allora tutto si fermerebbe. Compresa la nostra Nato e quindi il sistema di sicurezza istituito dalla fine della Seconda guerra mondiale. Farò tutto il possibile per impedire che ciò accada”. Mette Frederiksen, premier danese, dice così al canale Tv2, in relazione alle mire del presidente americano Donald Trump sulla Groenlandia.

L’intervista di Frederiksen è da mettere in relazione alle dichiarazioni del capo della Casa Bianca fatte ai giornalisti sull’Air Force One lo scorso fine settimana. “Abbiamo bisogno della Groenlandia dal punto di vista della sicurezza nazionale”, ha sostenuto Trump, rinvigorito dal successo dell’operazione americana in Venezuela che ha portato all’arresto del presidente Maduro e della moglie.

Secondo il leader americano, il governo danese non è in grado di garantire la sicurezza all’area che lui invece vuole gestire in modo diretto: “Sapete cosa ha fatto di recente la Danimarca per rafforzare la sicurezza in Groenlandia? Hanno aggiunto un’altra slitta trainata da cani”. C’è da ricordare che gli Stati Uniti hanno già una presenza militare in Groenlandia; è operativa la base spaziale di Pituffik, con 200 militari in servizio attivo che hanno il compito di suonare l’allarme su eventuali lanci di missili balistici da parte di forze nemiche.

Le parole di Trump vengono prese sul serio negli Usa, tanto che un quotidiano come il Boston Herald ha titolato un articolo: “A chi toccherà dopo Maduro? Trump incoraggia le speculazioni circa i suoi piani su Groenlandia, Cuba e Colombia”. Sin dal suo insediamento l’amministrazione di The Donald ha detto a chiare lettere che gli Usa dovevano mettere le mani sulla Groenlandia per contrastare le attività russe e cinesi nell’Artico. Il 28 marzo 2025 il vice presidente JD Vance e la moglie Usha hanno fatto visita alla base di Pituffik, facendosi fotografare con i militari americani. Lo scorso agosto la televisione di Stato danese ha raccontato la strategia di Washington per indirizzare l’opinione pubblica ad accettare la soluzione del passaggio della Groenlandia sotto il controllo americano.

Le recenti dichiarazioni di Trump e la nomina del governatore Landry come inviato speciale hanno riacceso l’attenzione sul tema. Solidarietà alla Danimarca è arrivata dalla Germania con le dichiarazioni del ministro tedesco degli Esteri, Johann Wadephul: “La Groenlandia, come le Isole Faroe, fa parte del Regno di Danimarca e, poiché la Danimarca è membro della Nato, anche la Groenlandia sarà difesa dalla Nato in linea di principio. E se ci saranno ulteriori esigenze per rafforzare gli sforzi di difesa riguardanti la Groenlandia, dovremo discuterne nell’ambito dell’alleanza”. Sulla stessa linea il premier spagnolo, Sanchez: “Il rispetto della sovranità e dell’integrità territoriale di tutti gli Stati è un principio non negoziabile. Dall’Ucraina a Gaza, passando per il Venezuela. La Spagna sarà sempre attivamente impegnata nelle Nazioni Unite e pienamente solidale con la Danimarca e il popolo della Groenlandia”.

Ma Trump e i suoi collaboratori non tengono molto in considerazione gli alleati europei, e il “pallino” di The Donald ora sembra quello di centrare l’obiettivo che fallì al presidente Truman: dopo la Seconda guerra mondiale, propose l’acquisto della Groenlandia offrendo l’equivalente degli attuali 1,6 miliardi di euro. Alla fine non se ne fece nulla. Ora la possibilità di sfruttare la rotta artica e di mettere le mani sui giacimenti di terre rare hanno riportato il tema nello Studio Ovale: e Trump vuole condurre la partita a modo suo.

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