Se la sconfitta di Meloni conta più della vittoria del garantismo

  • Postato il 3 febbraio 2026
  • Di Il Foglio
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Se la sconfitta di Meloni conta più della vittoria del garantismo

Al direttore - In Fratelli d’Italia le colpe dei figli ricadono sui padri. Le organizzazioni giovanili si fanno sempre riconoscere. L’ultima bravata – la diffusione di un questionario nelle scuole per la segnalazione degli insegnanti di sinistra – ha provocato giustificate proteste e determinato l’invasione dei social di vibranti autodenunce dei proscritti. Non è la prima volta che i militanti di Gioventù nazionale danno prova di quelle nostalgie che i “Fratelli” adulti giurano di non avere più. E non è un bel segno.

Giuliano Cazzola

 

 

 

Al direttore - Nei corsi del 1984 al Collège de France (“Il coraggio della verità”), Michel Foucault sottolinea l’importanza della “parresìa” (franchezza) per gli uomini politici dell’Atene di Clistene e Pericle (VI-V secolo a. C.). La pratica della democrazia, spiega il filosofo francese, richiede tre fattori: la possibilità per tutti di prendere la parola; “l’ascendente” che alcuni, i rappresentanti del popolo, hanno tra i cittadini; il dire il vero, come ragione primaria del loro ascendente. Il diritto di avere una voce speciale nel contesto democratico, in altri termini, deriva direttamente dalla “parresìa”, ossia dalla capacità di onorare la verità. La democrazia invece degenera quando si afferma sulla scena pubblica il “cattivo parresiasta”, al quale non importa dire il vero ma “solo garantire il proprio successo”. Non esclusivamente quello personale, beninteso, ma anche della organizzazione di interessi o della fazione politica a cui appartiene. Non deve quindi stupire l’emersione di tanti “cattivi parresiasti” nella campagna referendaria sulla riforma dell’ordinamento giudiziario. Sono quelli che ne falsificano la lettera e ne tralignano lo spirito pur di assicurarsi la vittoria del No, per salvaguardare lo status quo nell’autogoverno della magistratura o per impedire una fantomatica “svolta autoritaria”.

Michele Magno

 

In democrazia, però, i due istinti possono convivere. Onorare la verità e falsificarla per ottenere il proprio successo è quasi fisiologico. Il punto non è dunque chiedersi perché ci sia qualcuno che considera la sconfitta di Meloni più importante della vittoria del garantismo. Il punto è chiedersi perché chi consideri la vittoria del garantismo più importante della sconfitta di Meloni non faccia tutto il necessario per evitare che il “cattivo parresiasta” possa trovare spazio per prosperare. Se c’è una classe dirigente, in Italia, è il momento di farsi sentire.

 

 

 

Al direttore - abbiamo letto con attenzione e interesse l’articolo di Dario Di Vico dal titolo “Se il welfare aziendale predica la crioconservazione degli ovociti”, pubblicato lo scorso 20 gennaio. Accogliamo l’auspicio di un sano dibattito pubblico e riteniamo utile portare alla Sua attenzione e a quella dei lettori anche un punto di vista diverso: quello di MeggyCare, una startup che si occupa di promuovere e sensibilizzare il tema del social freezing, anche attraverso programmi di accompagnamento, in ogni fase dell’iter, per le giovani donne che decidono di iniziare il percorso di crioconservazione degli ovociti. Che il nostro sia tra i paesi più vecchi al mondo è fatto ormai noto. Il numero dei nuovi nati segna nuovi record al ribasso di anno in anno. Non solo facciamo pochi figli ma il primo, spesso, arriva più tardi che in passato. La possibilità quindi di poter congelare gli ovociti per un uso futuro, quando il calo della fertilità è più netto, è un’opportunità da non perdere per aumentare la libertà di scelta. La conservazione degli ovuli offre una possibilità in più, in un contesto sociale e demografico profondamente cambiato rispetto a qualche decennio fa. Non un obbligo, ma un’opportunità. Oggi molti giovani, ancor di più giovani donne, si trovano a fare i conti con carriere discontinue, lunghi percorsi di formazione, instabilità economica, difficoltà di accesso alla casa e incertezza sul futuro. Il tempo biologico non si è allungato quanto quello sociale. Il social freezing nasce per colmare questa distanza, non per crearla. Definire una libera opportunità per molte donne come una ingerenza nella sfera privata è quantomeno fuorviante. Di fronte al calo demografico non esistono bacchette magiche, né soluzioni che nottetempo risolvono il problema. Certo, servono congedi più equi, servizi educativi accessibili, maggiore flessibilità organizzativa, un reale sostegno al rientro dopo la maternità e molto altro ancora. Serve tempo, perché – è anche banale doverlo ricordare – gli effetti di più nascite oggi si vedranno in molti aspetti della società fra 10-15-20 anni. Ma nulla di tutto questo è alternativo alle tecniche di crioconservazione: la libertà di scelta si costruisce ampliando le opzioni, non riducendole. A oggi, come anche da voi ricordato, il percorso per la crioconservazione degli ovociti è complicato, costoso, frammentato, prova ne è la mancanza anche di dati puliti centralizzati sulla diffusione dei processi e delle richieste. Molte giovani donne sono alla ricerca prima di tutto di informazioni, di guida. Il welfare aziendale può diventare uno strumento per ridurre le disuguaglianze di accesso a questa opportunità, non per aumentarle. Se è vero che l’inserimento della crioconservazione nel welfare aziendale potrebbe creare una discriminazione fra chi un lavoro lo ha e chi no o gli autonomi, dall’altra è vero che è importante le aziende facciano la loro parte nel mitigare gli effetti di vite economiche sempre più frenetiche. La discussione del ruolo delle aziende, sul futuro del lavoro e quella di un più largo accesso attraverso il Servizio sanitario nazionale a queste opportunità non sono escludenti e non devono rallentarsi ma procedere spedite per allargare il numero di donne che possono conoscere e accedere a questi percorsi. Con stima.

Francesca Bosio

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Il Foglio

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