Sei Nazioni, Quesada fa la conta dei presenti: nel XV azzurro contro la Scozia spazio per Marin e Fusco

  • Postato il 5 febbraio 2026
  • Di Virgilio.it
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Non siamo più una sorpresa, non siamo più neppure una Cenerentola. Siamo l’Italia, e questo basta per far sapere al mondo intero che il Sei Nazioni alle porte altro non sarà, se non l’ennesimo banco di prova per una nazionale che ha voglia di crescere e diventare (se possibile) sempre più grande. Con la Scozia inizia un percorso che rischia però di rivelarsi assai accidentato tra infortuni e problemi di vario tipo, senza dimenticare che quest’anno gli azzurri disputeranno due sole partite in casa sulle 5 previste. E considerando che la seconda sarà con l’Inghilterra (mai battuta in 26 edizioni del torneo), quella di sabato con la Scozia ha tutta l’aria di essere già l’occasione da sfruttare senza tergiversare oltre.

Debutto cruciale per capire che torneo sarà per l’Italia

Non siamo più l’Italia che lottava per evitare il wooden spoon, il “cucchiaio di legno”, quello goliardicamente riservato a chi arriva ultimo (a chi perde tutti gli incontri i tifosi assegnano il whitewash, che sta a indicare che quella nazionale è “andata in bianco” per tutta la manifestazione).

Il rischio che ciò possa ripetersi è comunque reale, perché la concorrenza con le 5 nazionali del vecchio continente è sempre piuttosto serrata, e se da qualche anno il Galles sembra la nazionale europea più in difficoltà (intanto economica, ma anche a livello tecnico) è comunque abbastanza evidente come Italia e Scozia partano un gradino sotto a Francia, Irlanda e Inghilterra.

Dunque non sbagliare la gara casalinga con la Scozia assume un valore troppo importante per un’Italia che pure si presenterà alla sfida con assenze pesanti, soprattutto nei ruoli di estremo e di mediano di mischia. Assenze che hanno costretto Quesada a ridisegnare il mosaico, sebbene la coperta rispetto a qualche stagione fa appare decisamente più lunga, sintomo che il movimento italiano ormai è entrato stabilmente in una nuova fase di espansione e crescita.

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Quesada, slalom tra le assenze: occasione per Marin e Fusco

La prima Italia del Sei Nazioni 2026 dovrà fare a meno di Capuozzo, Allan, Varney, Page-Relo, Negri, Vinctent e pure del baby Todaro, che in allenamento a Verona s’è procurato la rottura del crociato (era forse uno dei giocatori più attesi: 19 anni, titolare ai Saints in Premiership, il classico giocatore generazionale che potrebbe far svoltare il rugby italiano negli anni a venire).

Le scelte dunque in alcuni ruoli si sono rivelate pressoché obbligate, con Leonardo Marin schierato estremo (ma con Lorenzo Pani pronto a subentrargli a gara in corso) e Alessandro Fusco al quale il CT ha affidato la maglia numero 9, quella di mediano di mischia, in tandem con l’ormai consolidata apertura che è ben sorretta sulle spalle di Paolo Garbisi. Nessuna novità di sorta per ciò che riguarda le ali (Monty Ioane e Louis Lynagh) e tantomeno per la coppia di centri, composta dalla consolidata ditta Menoncello-Brex.

In terza linea la scelta di Quesada è ricaduta sul trio di stanza al Benetton, composto da capitan Lamaro, Zuliani e Lorenzo Cannone, con Niccolò Cannone e Andrea Zambonin schierati in seconda linea davanti a Fischetti, Nicotera e Ferrari. In panchina scelta una soluzione ibrida con un 5+3 interamente composto da elementi di Zebre e Benetton.

Scozia, il pericolo numero 1 è Russell. Specie se dovesse piovere…

La Scozia attesa a Roma (dove sabato dovrebbe piovere: non un particolare di secondo conto) vivrà soprattutto sull’imprevedibilità del gioco al piede di Finn Russell, sul quale il triangolo allargato azzurro composto da Ioane, Marin e Lynagh dovrà porre estrema attenzione. Il CT Townsend a sorpresa ha lasciato fuori Duhan van Der Merve e Blair Kinghorn, ma di fatto ha preferito affidarsi a un XV dove quasi due terzi di squadra gioca nei Glasgow Warriors, col ritorno di Scott Cummings che aveva saltato per intero il torneo 2025.

L’ultima volta che la Scozia scese a Roma (due anni fa) perse di misura per 31-29 al termine di una partita dai mille volti, mentre lo scorso anno a Edimburgo la nazionale del Cardo sfruttò l’ottimo avvio (subito avanti 14-0) per imporsi 31-19, dopo che l’Italia aveva agguantato la parità a quota 19.

Nei 38 precedenti disputati, 29 hanno visto la vittoria scozzese e 9 quella italiana (indimenticabile quella del 2000 nel giorno del debutto degli azzurri nel Sei Nazioni, col Flaminio estasiato dai 29 punti di Diego Dominguez). Il match mette in palio la Cuttitta Cup, trofeo dedicato a Massimo Cuttitta, giocatore italo-scozzese scomparso nel 2021.

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Virgilio.it

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