Sentenza Nada Cella, tensione con i giornalisti davanti alla casa di Annalucia Cecere

  • Postato il 15 gennaio 2026
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Omicidio Nada Cella, via Marsala

Genova. Mentre in tribunale a Genova si viveva la fibrillazione della sentenza di primo grado nel processo sul delitto Nada Cella, attimi di tensione a Boves (Cuneo) davanti alla casa di Annalucia Cecere, la donna condannata a 24 anni per l’omicidio della segretaria avvenuto a Chiavari il 6 maggio 1996.

Fuori dalla villetta a due piani, tra le campagne piemontesi, già dalla prima mattina, si erano presentati numerosi giornalisti di diverse testate locali e nazionali. Per ore il totale silenzio nella contrada dove si trova l’abitazione, poi, dopo la lettura della sentenza a Genova, alcuni cronisti hanno provato a suonare al citofono per chiedere, come spesso si usa fare in questi casi, un commento alla diretta interessata.

Cecere non ha parlato né si è mostrata ma a quel punto il marito e il figlio, probabilmente esasperati dalla situazione e sicuramente già al corrente della decisione della corte d’appello, sono usciti dall’ingresso e si sono scagliati contro due videoperatori televisivi. C’è stato un parapiglia e sono volati insulti.

I giornalisti si trovavano in un tratto di strada privato, è emerso in un secondo momento, anche se non c’erano indicazioni chiare in tal senso. In ogni caso, i presenti sono stati colti da sgomento per la reazione violenta dei padroni di casa. Non ci sono stati contusi.

Annalucia Cecere, assistita dai legali Giovanni Roffo e Gabrielle Martini, è stata condannata in primo grado a 24 anni per omicidio. Non si è mai presentata alle udienze del processo.

La pm Gabriella Dotto, secondo cui la donna aveva agito in base a un’indole incontenibile e all’odio e invidia nei confronti di Nada Cella, aveva chiesto per lei l’ergastolo auspicando che fossero applicate le aggravanti dei futili motivi e della crudeltà. La corte d’appello non ha riconosciuto la crudeltà ma solo i futili motivi.

Autore
Genova24

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