Sette bambine ebree, pienone al Duse per la pièce che riassume 100 anni di storia dalla shoah al conflitto israelo-palestinese
- Postato il 28 gennaio 2026
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- Di Genova24
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Genova. Sala del teatro Duse gremita per la prima di Sette bambine ebree di Caryl Churchill (considerata la più importante drammaturga inglese vivente). Un testo brevissimo scritto subito dopo l’operazione Piombo Fuso dell’esercito israeliano a Gaza nel 2009 che provocò la morte di 1400 persone, soprattutto bambini. Si tratta di una prima nazionale per la nuova produzione del Teatro Nazionale di Genova, in scena sino al primo febbraio.
Sette quadri, in cui gli attori sul palco viaggiano nel tempo attraverso date-chiave della storia degli ebrei e dello Stato d’Israele: dalle prime persecuzioni alla shoah, passando per la creazione del nuovo Stato, con il ritorno e la complessa convivenza con i palestinesi sino appunto al 2009, anno di Piombo Fuso.
Ogni quadro è una dichiarazione di intenti su cosa dire (o non dire, aspetto molto potente del testo) a una ipotetica bambina che nascerà. Tramandare odio o sentimento? Propagare l’orrore e la violenza o nascondere tutto? Pensare al bene e all’amore o al conflitto? Il tempo mostra che le vittime di un tempo si stanno trasformando in carnefici. La catena di decisioni e responsabilità inevitabilmente investiranno l’innocente che in scena non si vedrà mai. Un testo duro. Soprattutto nel finale fa male sentire i “ditele” o “non ditele” sui bambini palestinesi.
L’essenzialità della prosa consente alla regia di spaziare molto su come proporre questo titolo. Carlo Orlando sceglie movimenti coreografici (prima danze popolari, poi geometrie spaziali simboliche) e la musica come filo rosso per la narrazione: la voce stupenda di Alessandra Ravizza impreziosisce ed emoziona. Sono stati scelti brani eterogenei per tradizioni ed epoche dal Sapri Tama (antico canto ebraico) a Shnirele, Perele (canto chassidico yiddish), dal canto palestinese Qoulou Limmo a una ninna nanna araba, sino a una canzone in tedesco scritta per il figlio da Ilse Weber, vittima dell’Olocausto, e alla Gerusalemme d’Oro, una sorta di secondo inno israeliano.
Affiatato il gruppo di interpreti che ha saputo cimentarsi con buon esito anche nei movimenti: Eva Cambiale, Paolo Li Volsi, Carlo Orlando, Caterina Tieghi, Elisa Carucci, Pietro Desimio. Gli attori si muovono in una scenografia (Laura Benzi, che cura anche i costumi) costituita da frasi spezzate e scritte col gesso sia sul fondo del palco, sia appese, sia sulla porta che è uno dei pochi elementi scenici mobili presenti.