Di tutti gli aspetti che rendono ai nostri occhi la società romana sorprendentemente moderna, il divorzio è forse uno dei più significativi. Come ricorda Seneca nel De Beneficiis: "Forse che ormai qualche donna arrossisce per il divorzio, dopo che alcune dame illustri contano i loro anni non dal numero dei consoli ma da quello dei mariti?". Nell'antica Roma il divortium era una pratica accessibile e relativamente comune, specialmente tra le classi elevate. A differenza di altre civiltà antiche, i Romani consideravano il matrimonio un contratto civile che poteva essere sciolto da entrambe le parti.
Il diritto romano prevedeva diverse forme di divorzio: ex communi consensu (per mutuo consenso); repudium (ripudio unilaterale); ex iusta causa (per giusta causa). Sulla base delle fonti storiche disponibili conosciamo una lunga serie di divorzi celebri consumati nell'antica Roma: vi raccontiamo il dietro le quinte dei più illustri.. Giulio Cesare e Pompea: non è come sembra. Il divorzio tra Giulio Cesare e Pompea (62 a.C.) rappresenta uno dei casi più emblematici. Durante la festa della Bona Dea, riservata esclusivamente alle donne, Publio Clodio Pulcro si introdusse nella casa di Cesare travestito da suonatrice, presumibilmente per incontrare Pompea.
Detto fatto. Lo scandalo fu enorme: Clodio venne processato per sacrilegio e, sebbene Pompea non fosse stata colta in flagrante, Cesare divorziò immediatamente. Come riporta Svetonio nella Vita dei Cesari: "Cesare giudicò che sua moglie dovesse essere libera tanto dal sospetto quanto dal crimine".. Marco Antonio e Ottavia: quando l'altra è Cleopatra. Il divorzio tra Marco Antonio e Ottavia nel 32 a.C. è il perfetto mix tra una puntata di Beautiful e House of Cards in versione antica Roma. La sorella del potente Ottaviano era stata data in sposa a Marco Antonio come "garanzia di pace" tra i due. Sulla carta, un matrimonio politico perfetto. Peccato che Antonio avesse già un interesse egiziano chiamato Cleopatra. Ottavia non era una sprovveduta: per anni aveva viaggiato tra Roma e l'Oriente come una diplomatica e riuscì a fare arrivare al marito in difficoltà dei soldati (provate voi a convincere vostro fratello a mandare rinforzi militari a un cognato poco fidato!).
Donne speciali. Ma Cleopatra aveva dalla sua fascino, un intero regno e già due gemelli avuti con Antonio. La regina d'Egitto aveva inoltre un talento per le pubbliche relazioni: si faceva chiamare "Nuova Iside" e aveva convinto Antonio a celebrare un trionfo ad Alessandria anziché a Roma. Il divorzio da Ottavia fu deciso e comunicato da Marco Antonio con una lettera di ripudio nel 32 a.C., mentre risiedeva in Egitto con Cleopatra. Lo narra Plutarco, che riferisce della malagrazia con cui Marco Antonio trattò Ottavia, inviandole il libello di ripudio. Questo atto precedette la lettura pubblica in Senato del testamento di Antonio da parte di Ottaviano, in cui lasciava territori romani ai figli avuti da Cleopatra. Lo scandalo fu enorme. Come scrive Plutarco: "Roma intera piangeva vedendo Ottavia, non per lei, ma per Antonio che aveva perso una tale donna".. Silla e Cecilia Metella: prima che morte ci separi. Il divorzio tra Lucio Cornelio Silla e Cecilia Metella (81 a.C.) rappresenta uno dei casi più controversi di separazione nell'antica Roma, e scandalizzò persino una società abituata ai divorzi facili. Metella non era una moglie qualunque: appartenente alla potentissima famiglia dei Metelli, aveva sostenuto Silla durante la sua ascesa al potere e gli aveva dato due gemelli. Un'unione considerata un esempio di matrimonio politico ben riuscito.Plutarco, nella Vita di Silla, racconta con evidente disapprovazione gli ultimi giorni di questo matrimonio. Quando Metella si ammalò gravemente, Silla – noto per la sua superstizione – si trovò di fronte a un dilemma: secondo la legge religiosa romana la presenza di un morto in casa contaminava ritualmente l'abitazione e chi vi abitava.
Banchetto funebre. La sua soluzione fu drastica: fece trasportare la moglie morente in un'altra residenza e, mentre era ancora in vita, le inviò il libello di ripudio. Addirittura continuò a organizzare banchetti e feste anche nei giorni successivi alla morte di Metella, ignorando il tradizionale periodo di lutto. Come riporta Plutarco, quando gli amici lo rimproverarono, si giustificò citando una commedia: "I banchetti alleggeriscono le pene del cuore".. Scribonia e Ottaviano: addio in sala parto. Il ripudio di Scribonia da parte di Ottaviano (futuro Augusto) nel 39 a.C. segna un record difficilmente superabile nella storia dei divorzi romani: avvenne il giorno stesso in cui lei partorì la loro unica figlia, Giulia. Svetonio riporta che Augusto "non sopportava il suo carattere perverso". La verità, come spesso accade, aveva più a che fare con la politica che con i difetti caratteriali: Ottaviano aveva già messo gli occhi su Livia Drusilla, la donna che sarebbe diventata la più potente di Roma. Che però era già sposata e per giunta incinta di sei mesi. Particolari trascurabili per chi stava per diventare il primo imperatore di Roma.
Matrimonio politico. Il "divorzio in sala parto" di Scribonia aprì la strada a quello che gli storici definiscono il più importante matrimonio politico della storia romana. Ottaviano costrinse il marito di Livia a divorziare da lei e la sposò tre giorni dopo, senza nemmeno aspettare che partorisse il figlio del precedente matrimonio. Come nota sarcasticamente lo storico Ronald Syme, "il futuro campione della moralità romana non vedeva l'ora di iniziare la sua nuova vita coniugale".. Nerone e Ottavia: ti lascio, anzi ti uccido.
Il divorzio dell'imperatore Nerone da Ottavia rappresenta l'esempio più estremo di come il ripudio potesse trasformarsi in uno strumento di eliminazione fisica. Dopo anni di matrimonio, Nerone decise arbitrariamente di divorziare dalla giovane figlia dell'imperatore Claudio ricorrendo come pretesto ufficiale all'accusa di sterilità. Ma Tacito negli Annales ci svela la vera ragione: Nerone era ossessionato dalla bella e ambiziosa Poppea Sabina e voleva sposarla a tutti i costi.
Le mani del tiranno. Ottavia venne prima esiliata e poi, in una brutale escalation, fatta assassinare con l'assurda accusa di aver tramato contro l'imperatore. Un "divorzio mortale" senza precedenti, che permise a Poppea di trionfare e diventare la nuova imperatrice. Ma il suo regno durò poco: morì anch'essa in circostanze misteriose, forse per un calcio del violento Nerone durante una lite furibonda. Un caso estremo che spiega come nell'antica Roma l'unione coniugale potesse trasformarsi in un'arma letale se affidata alle mani di un tiranno assoluto.
. Pompeo Magno: divorzio seriale. Se esistesse un premio per il "divorziatore" seriale di Roma antica, Pompeo Magno sarebbe un serio candidato alla vittoria. Tutto inizia con la giovane Antistia, figlia del pretore che lo aveva aiutato nei primi passi della carriera. Un matrimonio che sembrava solido finché Silla, il dittatore del momento, non gli fece un'offerta che non poteva rifiutare: sua figliastra Emilia. Piccolo dettaglio: Emilia era già sposata e per giunta incinta. Plutarco, che non era tipo da gossip gratuito, si sente in dovere di annotare che "ripudiò Antistia in modo disonorevole". Ma Emilia morì di parto poco dopo. Allora Pompeo ci riprovò con Mucia Tertia, un matrimonio che durò anni e produsse tre figli.
Per la pace. Al ritorno dalle sue campagne militari in Oriente, Pompeo venne raggiunto da pettegolezzi sulla presunta infedeltà della moglie. Come scrive Cicerone in una lettera ad Attico: "Hai sentito di Mucia? Le voci sono arrivate fino in Asia". Il divorzio è servito, anche se alcuni storici maligni suggeriscono che le presunte corna fossero una scusa perfetta per liberarsi di una moglie politicamente non più utile. Gran finale con Giulia, figlia di Cesare: lei ha 23 anni, lui 47, ma la politica non guarda l'età. L'unione ritardò la guerra civile e per un po' Roma tirò un sospiro di sollievo. Giulia, a sorpresa, s'innamorò davvero del marito (cosa non prevista dal manuale delle alleanze politiche) ma morì di parto nel 54 a.C. e con lei anche l'ultima possibilità di pace tra Cesare e Pompeo.
Federica Menghinella.