“Siamo ripiombati nella guerra, è tutto in crisi. Sopraffatto dalle notizie, ero intossicato. Così ho deciso di far musica a New York”: parla Jovanotti in “JovaYork”

  • Postato il 12 gennaio 2026
  • Musica
  • Di Il Fatto Quotidiano
  • 1 Visualizzazioni

“Ora è tutto in crisi. Siamo ripiombati nella guerra che è la cosa più anacronistica tra quelle che ci sono. Non mi rimane che fare musica e sono venuto a New York proprio per quello perché ero sopraffatto dalle notizie e questa cosa mi stava intossicando, non potevo fare nulla”. È un Lorenzo Jovanotti sincero al 100% quello che traspare dal documentario “JovaYork – la musica dell’anima”, in prima visione su Sky Uno e Sky Documentaries il 12 gennaio alle 21.15, su Sky Arte il 14 gennaio alle 20.15, in streaming solo su Now e disponibile On Demand.

Abbiamo visto il documentario “JovaYork – la musica dell’anima” (scritto da Lorenzo Cherubini con Federico Taddia e diretto da Fabrizio Conte. La produzione esecutiva è di Borotalco tv) che svela non solo il “making of” del suo ultimo album “Niuiorcherubini”, nato in sei giorni. Un’ora di racconti, spensieratezza e il cantautore credibilissimo come guida per la città.

“Non voglio gente che mi dia delle risposte perché non ci sono”

“Avevo la timeline inarrestabile di tragedie e sentivo di non poter avere nessun potere di intervento. Allora mi sono reso conto che l’unica cosa che posso fare è la musica, dove riesco a mettere le emozioni e non essere ideologico, dove posso descrivere solamente emozioni. Non voglio gente che mi dia delle risposte perché non ci sono. Mi sono concentrato sulla capacità di essere emotivi, amare, di sperare e progettare il futuro e credere che le situazioni che ci attraversano poi finiscono, come le malattie. E proprio come quando ci ritroviamo immersi nelle malattie l’atteggiamento più costruttivo è quello di attraversarla per poi uscirne. La vita stessa è un attraversamento continuo. Dove si va dopo? Non lo so (ride, ndr)”.

“Quando qualcosa mi chiama e vibra mi ci butto a capofitto”

“Volevo realizzare un album in sei giorni nella New York scintillante, promettente, pericolosa, promettente. L’unica città di mare che non guarda l’orizzonte perché è essa stessa l’orizzonte. Ho chiamato Federico Nardelli (Produttore discografico e compositore italiano, ndr) e gli ho proposto di prendere uno studio per farci venire delle idee e suonare. Così abbiamo chiamato qualche musicista di Brooklyn e New York, perché per me rimane la città più musicale di sempre. Sono in una fase della mia vita in cui mi piace non avere un progetto o un obbiettivo in testa, ma di avere qualcosa tra le mani… Quando qualcosa mi chiama e vibra mi ci butto a capofitto”.

“Sono finito in classifica Billboard come Gino Latino”

“Nel 1988-89 feci un pezzo intitolato ‘Welcome’ con uno pseudonimo Gino Latino ed è balzato al numero 1 nella classifica dance Billboard, vendemmo tantissimo, centinaia di migliaia di dischi. Ho provato ad avere uno spazio live in America e sono riuscito. Non ho mai pensato che una mia canzone potesse conquistare questo mercato, sono felice di essere anti-eroe di un mondo, del mio mondo “.

“La libertà è un dispositivo degli esseri umani”

“Ellis Island con la Statua della Libertà è un posto che assolutamente merita una visita. È uno dei posti più toccanti della città. Senti la carica di storia, di energia, di sogno, di sofferenza, di utopia, di libertà. È stata la prima cosa che vedevano quando gli immigrati arrivavano in America. Parliamo di persone dall’est Europa o dalla Calabria, dalla Sicilia, o da paesi poveri, che venendo qui si sentivano pervasi da una grande forza di libertà, la più grande forza che ispira gli esseri umani… La libertà è la libertà dalla fame, la libertà dal bisogno, la libertà delle sopraffazioni, la libertà è il valore laico più sacro che c’è. Comune a tutti, a chi crede, a chi non crede, cioè la libertà è proprio un dispositivo degli esseri umani”.

L'articolo “Siamo ripiombati nella guerra, è tutto in crisi. Sopraffatto dalle notizie, ero intossicato. Così ho deciso di far musica a New York”: parla Jovanotti in “JovaYork” proviene da Il Fatto Quotidiano.

Autore
Il Fatto Quotidiano

Potrebbero anche piacerti