Spiagge: gare lampo, concessioni in bilico e sentenze da rispettare. I rischi di Pietra e Laigueglia e cosa succede negli altri Comuni
- Postato il 24 febbraio 2026
- 0 Copertina
- Di Il Vostro Giornale
- 3 Visualizzazioni

Provincia. Spiagge, gare e concessioni. La stagione balneare 2026 è ormai alle porte: tra pochi mesi, meteo e ponti permettendo, le spiagge savonesi torneranno a riempirsi di ombrelloni, lettini e cabine. Eppure, quest’anno il condizionale è più che mai d’obbligo, anche – e soprattutto – per il complesso quadro giuridico sulle concessioni e le recenti sentenze del TAR della Liguria.
Le ultime pronunce riguardanti le delibere dei Comuni di Pietra Ligure e Laigueglia hanno fissato una scadenza precisa: le gare per assegnare le concessioni delle spiagge devono partire immediatamente e concludersi entro maggio-giugno 2026. Per questi due comuni savonesi, vuol dire che la stagione alle porte non è automaticamente coperta dalle vecchie concessioni. Anzi, dal punto di vista giuridico vale esattamente il contrario.
Spiagge e concessioni: perché Pietra e Laigueglia devono fare i conti con la sentenza del TAR mentre altri comuni no?
Una delle domande più ricorrenti delle ultime settimane sul tema delle spiagge e delle concessioni è: perché i Comuni di Pietra Ligure e Laigueglia hanno ricevuto questa sentenza del TAR (Tribunale Amministrativo Regionale, ndr) e altri Comuni no?
La risposta è più semplice di quanto sembri: semplicemente perché le delibere degli altri Comuni, almeno per ora, non sono state impugnate. In poche parole, è solo per questo che non hanno avuto la stessa sorte. Si potrebbe dire che, al momento, ci sono comuni savonesi “più fortunati”. Attenzione però: questo non vuole dire che siano al sicuro. Infatti, sarebbe sufficiente una nuova azione legale per replicare la stessa situazione in altri comuni.
Chiariamo anche questo punto: quando il TAR annulla una delibera comunale, come è successo a Pietra e a Laigueglia, la decisione vale formalmente solo per le parti coinvolte nel ricorso. Non annulla automaticamente provvedimenti identici adottati da altri Comuni. Per questo può succedere che due amministrazioni abbiano preso decisioni praticamente identiche, ma solo una venga annullata, solo – e semplicemente – perché una è stata impugnata o segnalata all’Autorità garante della concorrenza, mentre l’altra no. Un paradosso, a pensarci bene, ma tant’è.
Spiagge, la “dura legge” del TAR: concludere le gare sulle concessioni entro maggio-giugno
Ma qual è la vera novità introdotta dalle due sentenze gemelle (tre, se ricordiamo anche il Comune di Sarzana) prodotte dal TAR per Pietra e Laigueglia? Il Tribunale Amministrativo Regionale della Liguria ha messo nero su bianco l’obbligo di concludere le gare per l’assegnazione delle concessioni delle spiagge entro la stagione in corso, arrivando ad indicare anche i mesi precisi: maggio-giugno.
È un passaggio che crea non poche difficoltà pratiche agli enti. Come è facile intuire, i tempi tecnici per bandire e soprattutto concludere le gare (perché un conto è avviarle, un conto è, appunto, concluderle, come ordina il TAR), comprese le assegnazioni, sono strettissimi. Una “mission impossible”, anche con tutta la buona volontà dei Comuni. Per capire bene questo meccanismo basta un esempio che, in provincia di Savona, abbiamo sotto casa.
Facciamo un passo indietro e prendiamo il caso di Borghetto, primo Comune savonese ad avviare le gare lo scorso dicembre, senza un ordine diretto del TAR. Qui le concessioni da assegnare sono 20. All’inizio della procedura il Comune non aveva indicato una scadenza precisa, come invece richiederebbe il TAR. Il motivo – dal punto vista dell’ente – era semplice: quando si bandisce una gara non si può sapere in anticipo quante domande arriveranno né quanto tempo servirà per valutarle.
Con 20 concessioni da assegnare a Borghetto, era normale aspettarsi almeno 20 domande, quelle dei concessionari uscenti, ovviamente. Ma quante altre richieste concorrenti sarebbero arrivate non si poteva sapere in anticipo: oggi sappiamo che sono state 7 in più, per un totale di 27, ma in quel momento il Comune non poteva prevederlo. Per questo non era stata indicata una data precisa: semplicemente, non c’erano gli elementi per farlo. Gestire 27 domande è un conto, ben diversa sarebbe stata l’ipotesi trovarsi a esaminarne 200, cioè 10 per ciascuna delle 20 concessioni, considerando anche che gli uffici comunali dispongono di personale sì qualificato, ma anche limitato.
Ora, Borghetto con ogni probabilità riuscirà ad assegnare le 20 concessioni già per la stagione 2026 e sarà, verosimilmente, l’unico Comune della provincia di Savona a farlo. Ma Pietra Ligure e Laigueglia, che, come abbiamo visto, hanno già ricevuto la sentenza del TAR e sono obbligate a concludere le gare entro maggio-giugno 2026, come faranno a scongiurare lo scenario di un litorale “100% libero” per l’imminente stagione?
Pietra e Laigueglia possono superare la pronuncia del TAR e consentire ai concessionari di aprire gli stabilimenti?
Per alcuni esperti in materia, consentire l’apertura degli stabilimenti senza aver prima concluso le gare significherebbe, per i funzionari comunali, assumersi una responsabilità potenzialmente molto pesante: nei fatti si troverebbero ad agire in contrasto con una sentenza del TAR.
Ma allora, come si può uscire da questa situazione?
Secondo quanto emerge dall’interpretazione degli esperti del settore demaniale, l’unica strada teoricamente percorribile sarebbe quella di avviare subito le gare e, nel frattempo, motivare una gestione temporanea per ragioni di sicurezza, tutela della salute pubblica e salvaguardia del litorale. Per farlo, servirebbe una vera e propria ordinanza firmata dal sindaco.
E poi c’è poi un altro aspetto pratico da considerare: alla luce della sentenza del TAR, i concessionari di Pietra e Laigueglia che vorranno riaprire gli stabilimenti dovranno pur dimostrare di avere un “titolo valido” per poter restare ed esercitare la loro attività.
Secondo alcuni esperti in materia legale, la soluzione prospettata sopra sarebbe comunque molto fragile ed esposta a possibili nuovi ricorsi.
Cosa succede nei comuni savonesi che (per ora) hanno “schivato” la sentenza del TAR sulle concessioni?
Per Pietra Ligure e Laigueglia il percorso sembra ormai segnato dalla pronuncia del TAR, ma per gli altri comuni savonesi, anche vicini geograficamente, la situazione è diversa. Al momento non hanno ancora ricevuto una sentenza, ma questo non vuol dire che possano stare tranquilli: il rischio di un intervento del Tribunale è sempre dietro l’angolo.
Per tutelarsi devono muoversi subito: servono una delibera di indirizzo, il disciplinare di gara, la pubblicazione dei bandi e un termine certo per chiudere le procedure. Dimostrando di aver avviato davvero le gare per assegnare le concessioni delle spiagge, grazie a una sentenza del Consiglio di Stato del 2022, secondo alcuni esperti di diritto questi comuni potrebbero giustificare un differimento tecnico limitato, cioè un po’ di tempo in più per completarle senza violare la legge.
In altre parole, i comuni che non hanno ancora ricevuto la sentenza del TAR potrebbero gestire la prossima stagione con i concessionari “vecchi”, completando nel frattempo le procedure per l’assegnazione delle nuove concessioni. Ovviamente, questo sarebbe possibile solo a patto che nel frattempo non arrivi una pronuncia simile a quelle già viste per Pietra e Laigueglia.
E le spiagge libere?
In tutto questo quadro, a dir poco confusionario – fatto di sentenze, leggi, interpretazioni ed escamotage giuridici – non possiamo dimenticare le spiagge libere, che restano comunque centrali nella partita delle concessioni e delle gare.
Qui dobbiamo fare subito una precisazione. La legge regionale della Liguria prevede il cosiddetto 60/40: il 60% degli spazi sull’arenile deve essere destinato agli stabilimenti in concessione, il 40% alle spiagge libere o libere attrezzate. Per essere ancora più precisi per quanto riguarda le spiagge libere, non oltre la metà può essere attrezzata, mentre l’altra metà deve essere libera “pura”. Inoltre, la libera attrezzata deve prevedere la metà dell’area non coperta da lettini e ombrelloni.
Tutto qui? No. Perché un emendamento presentato oltre un anno fa dal consigliere regionale Rocco Invernizzi ha introdotto una deroga valida fino al 30 settembre 2027. Grazie a questa deroga, anche se un comune non ha ancora raggiunto il 40% di spiagge libere/libere attrezzate, può comunque assegnare nuove concessioni. A voler essere estremamente precisi, dal punto di vista strettamente tecnico l’obbligo del 40% rimarrebbe comunque valido anche oggi, soprattutto se venisse approvato un PUD, perché la legge sul rapporto 60/40 è sempre in vigore. La deroga non sospende l’efficacia della legge, ma consente ai Comuni di assegnare nuove concessioni anche senza aver raggiunto il 40% di spiagge libere/attrezzate. A conferma di questo, un recente documento inviato dalla Regione Liguria ai Comuni costieri ha chiarito che le concessioni possono essere assegnate anche in assenza del 40% di spiagge libere o libere attrezzate.
Ecco perché, per esempio, Borghetto ha potuto avviare le gare pur non avendo ancora raggiunto il 40% di spiagge libere o libere attrezzate. Spotorno, invece, ha scelto un’altra strada: qui il Comune sta aggiornando il PUD (Piano di Utilizzo del Demanio marittimo, ndr) per portare le spiagge libere al 40%, e solo dopo intende procedere con le gare. Va ricordato che l’unico obbligo attuale per i Comuni non è ridisegnare le percentuali di spiagge libere, ma avviare le gare.
C’è poi il tema della durata delle concessioni, che si lega a quello che stiamo dicendo. A Borghetto, l’amministrazione ha scelto la strada delle concessioni quinquennali. Questo consente, in un arco temporale relativamente breve, di sistemare il PUD e, una volta regolarizzato secondo i criteri dettati dalla legge regionale, tutti i concessionari partiranno dallo stesso punto tra cinque anni.
I Comuni che invece opteranno per concessioni di durata ventennale senza approvare un nuovo PUD rischiano di perdere la spinta a rispettare il rapporto 60/40: una volta assegnate le concessioni per venti anni, non avranno più l’urgenza di riequilibrare il rapporto tra spiagge libere e in concessione, perché la situazione resterà congelata per due decenni.
Chi controlla tutto questo caos?
I due organi che dovrebbero controllare la situazione delle concessioni sono il Comune e le Capitanerie di Porto. Il Comune, ovviamente, non ha interesse a verificare qualcosa che ha già autorizzato. Se ti dico che tu, concessionario, puoi restare lì per ragioni di ordine pubblico ecc., di certo poi non vengo a mandarti via perché “non hai titolo” per restarci.
Discorso diverso per le Capitanerie: qui il Ministero – in occasione dell’uscita del decreto Meloni – aveva inviato una circolare in cui, sostanzialmente, si diceva che con l’entrata in vigore della nuova legge, che garantisce una copertura di durata, non era necessario effettuare controlli fino al 30 settembre 2027.
La situazione però oggi è più complicata, perché in campo sono entrati altri “giocatori”, a partire dal TAR, che, a seguito di nuove segnalazioni o ricorsi, potrebbe ordinare controlli o misure correttive; allo stesso modo, un procuratore della Repubblica potrebbe intervenire, anche in questo caso, a seguito di una ipotetica denuncia.
Insomma, la situazione resta potenzialmente imprevedibile anche sul fronte dei controlli.