Stipendio, cambia tutto: ora si ha il diritto di sapere quanto guadagnano i colleghi
- Postato il 4 febbraio 2026
- Italia
- Di Libero Quotidiano
- 1 Visualizzazioni
Stipendio, cambia tutto: ora si ha il diritto di sapere quanto guadagnano i colleghi
Svolta storica in ufficio: con il nuovo decreto legislativo che recepisce la direttiva Ue 2023/970 sulla trasparenza retributiva, anche in Italia chiunque avrà il diritto di conoscere lo stipendio dei colleghi. I lavoratori avranno infatti il diritto di chiedere informazioni scritte sui livelli di stipendio medi per ruolo e categoria. L’obiettivo è ridurre il gender pay gap e rendere verificabile il principio della parità di retribuzione tra uomini e donne a parità di lavoro.
Il provvedimento, atteso all’esame del Consiglio dei ministri già nella seduta di giovedì 5 febbraio 2026, introduce obblighi precisi per le aziende, nuove regole per gli annunci di lavoro e strumenti di tutela rafforzati in caso, appunto, di discriminazioni salariali.
La riforma introduce un sistema basato su accesso ai dati retributivi medi, criteri di inquadramento chiari, obblighi di reporting per le imprese, strumenti correttivi automatici in caso di gap ingiustificato. Le regole si applicano a datori di lavoro pubblici e privati e a una platea ampia di rapporti: lavoro subordinato, part-time, contratti a termine, apprendistato, somministrazione, collaborazioni continuative e lavoro domestico. Alcuni obblighi valgono anche già nella fase di selezione del personale.
Ogni dipendente potrà dunque richiedere i livelli retributivi medi per le categorie che svolgono lo stesso lavoro o un lavoro di pari valore con dati suddivisi per sesso ricevendo risposta scritta entro due mesi. La richiesta potrà essere presentata direttamente o tramite rappresentanti sindacali od organismi di parità. Il datore di lavoro dovrà rispondere per iscritto e in modo motivato. Se le informazioni risultano incomplete o poco chiare, il lavoratore potrà chiedere integrazioni.
Non sarà possibile conoscere la busta paga del singolo collega. La legge tutela la riservatezza individuale: i dati comunicati saranno solo aggregati e medi. Le informazioni ottenute potranno essere usate esclusivamente per far valere il diritto alla parità retributiva, nel rispetto del GDPR. Inoltre diventano nulle le clausole contrattuali che vietano ai lavoratori di parlare del proprio stipendio.
Continua a leggere...