Storia dei colori nella moda: quando una tonalità riesce a diventare identità
- Postato il 20 gennaio 2026
- Moda
- Di Artribune
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Nella moda il colore non è mai una scelta neutra. È un linguaggio simbolico, talvolta una presa di posizione estetica e politica. Alcune tonalità hanno superato la funzione decorativa per trasformarsi in vere e proprie firme visive, capaci di evocare un brand prima ancora del logo o della silhouette. Nel corso del Novecento e oltre, certi stilisti hanno costruito la propria identità attorno a un colore preciso, caricandolo di significati storici, artistici e sociali.

Rosa shocking di Schiaparelli
Uno tra tutti, il rosa shocking. Nasce ufficialmente nel 1937, quando Elsa Schiaparelli lo introduce come colore simbolo della sua maison. Una tonalità accesa, quasi aggressiva, lontana dal rosa cipria tradizionalmente associato alla femminilità. Il riferimento culturale è diretto: Schiaparelli è profondamente legata al Surrealismo e frequenta artisti come Salvador Dalí, Jean Cocteau e Man Ray. Il rosa shocking diventa così un colore manifesto, provocatorio e anticonvenzionale, capace di rompere le regole borghesi della moda dell’epoca. Utilizzato anche nel packaging e nel celebre flacone del profumo Shocking, il colore assume una dimensione artistica e performativa, trasformandosi in uno strumento di rottura e di affermazione identitaria.
Rosso Valentino
Il rosso Valentino è uno dei casi più emblematici di colore trasformato in firma assoluta. Valentino Garavani lo introduce fin dagli esordi, ispirandosi, secondo fonti biografiche, a una visione avuta durante un soggiorno a Barcellona, colpito dalla forza emotiva del rosso nelle decorazioni e negli abiti tradizionali. Non si tratta di un rosso qualsiasi, ma di una tonalità calibrata, calda e intensa, che nel tempo diventa sinonimo di eleganza senza tempo. Il rosso Valentino è indissolubilmente legato al cinema, al jet set e all’alta società internazionale, indossato da icone come Jackie Kennedy e Sophia Loren. Più che un colore, diventa un simbolo di classicismo e glamour assoluto.
Blu Lanvin
Il blu Lanvin affonda le sue radici nell’amore di Jeanne Lanvin per l’arte e in particolare per la pittura rinascimentale. Ispirata ai blu intensi utilizzati da artisti come Fra Angelico, la fondatrice sceglie una tonalità profonda e luminosa, spesso definita bleu Lanvin, che diventa centrale nelle collezioni della maison a partire dagli anni Venti. Questo blu non è solo una scelta cromatica, ma un riferimento colto, che lega la moda alla storia dell’arte. In un’epoca segnata dall’Art Déco, Lanvin utilizza il colore come strumento di raffinatezza e continuità culturale, trasformandolo in un elemento distintivo della propria identità visiva.

Arancione Hermès
L’arancione Hermès nasce quasi per caso nel secondo dopoguerra, quando la maison è costretta a utilizzare scatole di questo colore per carenza di materiali tradizionali. Da soluzione contingente, l’arancione diventa rapidamente un segno distintivo permanente. Vivace ma elegante, lontano dai codici cromatici del lusso classico, l’arancione Hermès comunica energia, artigianalità e riconoscibilità immediata. Il colore viene progressivamente associato all’esperienza stessa del brand, trasformando il packaging in un oggetto iconico. Dal punto di vista culturale, è un esempio emblematico di come il colore possa costruire valore simbolico e memoria visiva nel sistema del lusso.
Nero Chanel
Il nero, prima dell’intervento di Gabrielle Chanel, era prevalentemente associato al lutto. Con la creazione del celebre little black dress negli Anni Venti, Chanel ribalta completamente il significato del colore, trasformandolo in emblema di modernità, sobrietà ed emancipazione femminile. Influenzata dall’estetica modernista e da un’idea di eleganza funzionale, Chanel utilizza il nero come strumento di liberazione dai codici ornamentali del passato. Il riferimento culturale è forte: il nero diventa una risposta visiva ai cambiamenti sociali del primo Novecento, un colore democratico e trasversale, capace di attraversare classi sociali e contesti diversi.
Tiffany Blue
Il cosiddetto Tiffany Blue viene registrato ufficialmente nel 1998, ma è utilizzato dalla maison newyorkese sin dalla metà dell’Ottocento. La tonalità, ispirata al turchese molto in voga nell’epoca vittoriana, diventa immediatamente riconoscibile grazie alle celebri Blue Box. Più che un colore, è una promessa visiva, legata all’idea di dono, desiderio e ritualità. Sebbene Tiffany operi nel mondo della gioielleria, il suo impatto sull’immaginario della moda e del lusso è innegabile. Il colore assume una funzione narrativa, trasformandosi in esperienza emotiva prima ancora che in oggetto.
Erika del Prete
L’articolo "Storia dei colori nella moda: quando una tonalità riesce a diventare identità" è apparso per la prima volta su Artribune®.