Strage di Crans-Montana, la bacheca della speranza su Instagram: “Aiutateci a trovare i nostri figli, i nostri amici”
- Postato il 2 gennaio 2026
- Cronaca
- Di Il Fatto Quotidiano
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Una bacheca online. Decine e decine di volti. Di nomi: Achille, Giovanni, Ephraim, Tristan, Guillaume. Come lumini accesi su Instagram perché la speranza non si spenga. È il profilo cransmontana.avisderecherche. In una manciata di ore ha già raccolto più di 14mila follower: parenti, amici alla disperata ricerca di notizie, anche soltanto frammenti per continuare a sperare. E, certo, anche persone qualunque che sentono il bisogno di partecipare a questa tragedia che ha coinvolto e unito tutta l’Europa.
Sono 43 finora i post comparsi. Ognuno una storia. Come quella di Achille Osvaldo Giovanni Barosi, 16 anni. Soltanto a leggerla il gelo ti prende dentro. Perché Achille era fuori dal locale pochi istanti prima del disastro: “È stato visto l’ultima volta all’1,30 del primo gennaio mentre rientrava nel Constellation per prendere giacca e telefono”. Sì, Achille era in salvo, era in strada, ma è rientrato proprio mentre stava per scoppiare l’incendio. Tutti volti giovani, tranne uno: la foto di Giovanni Putelli mostra un adulto, i capelli grigi. È la sua famiglia che lancia questo messaggio sulla rete: “Mio fratello Giovanni era nel bar. Non abbiamo notizie. Per favore, condividete ogni informazione per farci sapere qualcosa”. Poi gli emoticon di due mani giunte. Di due cuori infranti.

Italiani – quanti! – ma anche ragazzi di tutta Europa. C’è Ephraim Mbemba ritratto mentre si scatta un selfie allo specchio come tanti ragazzi, per farsi vedere e per guardarsi. Sono i suoi compagni a lanciare l’Sos: “Buongiorno, non abbiamo più notizie del nostro amico Ephraim dopo l’incidente che si è verificato a Crans… mandate qualsiasi informazione”. Decine di immagini: ragazzi che sorridono, fotografie di feste, compleanni, vacanze, di momenti felici. Ma chissà dove sono adesso. “La speranza – dice uno dei parenti – è che sia in ospedale”. Già, non ci si può augurare di più. Anche che sia ferito, ma comunque vivo.

Ecco Tristane e Guillaume che sorridono camminando per strada. Vivian che fa la faccia un po’ truce per sembrare forse più adulto di quello che è (che era?). E poi Giovanni con i suoi capelli rossi, quel ciuffo sugli occhi come tanti suoi coetanei. E poi gli occhi chiari, il sorriso timido dei sedici anni. Sua madre Carla ieri sera da Bologna aveva lanciato un appello disperato anche sui giornali.
Non finisce più questa galleria di volti: Arthur, Leo, Emanuele, il giovane genovese che avrebbe compiuto diciassette anni tra pochi giorni. Ed Emilie. Benjamin con la felpa grigia e le mani ancora sottili da bambino che si è fotografato nello specchio di un ascensore.
Un post chiede a parenti e amici di fornire qualsiasi elemento utile per riconoscere i ragazzi: tatuaggi, braccialetti, collanine.
Per non perdere l’ultima goccia di speranza che ogni ora diventa più difficile da alimentare. O comunque per sapere qualcosa.
Sembra di vederli i genitori, i fratelli, gli amici che aspettano. Sembra di essere con loro davanti al telefonino aspettando che da un momento all’altro potrebbe suonare. Decine di volti felici, ti guardano attraverso lo schermo del telefonino. È la strage dei ragazzi. La strage, anche, di un’Europa giovane che vive unita, che si ritrova a ballare, a cantare, mentre la follia degli adulti sembra portare verso la guerra.
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