Strage di Cutro, in aula la mail di D’Agostino: «Nessuna ingerenza del livello politico»
- Postato il 24 febbraio 2026
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Il Quotidiano del Sud
Strage di Cutro, in aula la mail di D’Agostino: «Nessuna ingerenza del livello politico»

Prosegue l’esame del teste Cara nel processo per la strage di Cutro, riferimenti al chiarimento di D’Agostino: «Nessuna ingerenza del livello politico».
CROTONE – «Quanto sin qui riportato si prefigge lo scopo di chiarire come, a conoscenza del sottoscritto, non ci sia mai stata ingerenza politica nelle attività di intervento in mare della Guardia costiera, tantomeno nell’ambito della salvaguardia della vita umana in mare». Approda in aula, nel processo per la strage di Cutro, il “chiarimento” del capitano di vascello Gianluca D’Agostino, capo centro operativo nazionale della Guardia costiera. La relazione di servizio al Comando generale fatta dopo la trasmissione televisiva “Il Cavallo e la Torre” di Rai 3, nel corso della quale era stata presentata come documento inedito la mail dell’allora capo dell’Imrcc di Roma, fu acquisita dalla Procura di Crotone.
IL DOCUMENTO
Il documento è stato citato, nel corso della sua testimonianza davanti al Tribunale pitagorico, dal maggiore Roberto Cara, oggi comandante della Compagnia dei carabinieri di Cosenza ma, all’epoca del naufragio, comandante del Nucleo investigativo di Crotone. Una testimonianza, quella dell’ufficiale che ha curato l’informativa sugli omessi soccorsi, che si sta protraendo da tre udienze e che dovrebbe essere completata alla prossima.
ACCORDI INTERMINISTERIALI
D’Agostino, peraltro interrogato dagli inquirenti, chiariva che quella mail si inquadrava nell’ambito di una serie di disposizioni sul modus operandi delle forze dell’ordine nell’emergenza immigrazione. Il 26 giugno 2022, l’allora capo centro comunicava alle sedi periferiche delle Capitanerie che «a seguito di tavoli tecnici interministeriali, sono state impartite dal livello politico alcune disposizioni tattiche per gli assetti della Guardia di finanza che, di fatto, in parte impongono alcune riflessioni sul nostro modus operandi». “Livello politico” era anche il titolo della trasmissione.
REGOLE DI INGAGGIO
La vicenda fece balzare nuovamente all’attenzione delle cronache nazionali le cosiddette “regole di ingaggio” a cui aveva fatto riferimento anche l’ex comandante della Capitaneria di porto di Crotone, Vittorio Aloi, uscendo dalla terribile visita al Palamilone trasformato in camera ardente, con decine di bare. O c’è la dichiarazione di Sar (cioè di pericolo imminente) o i mezzi della guardia costiera non devono uscire. Esattamente quello che accadde nella tragica notte di Steccato di Cutro.
STRAGE DI CUTRO, LIVELLO POLITICO
Sul caso era intervenuto anche il contrammiraglio in congedo Vittorio Alessandro che parlava di «preoccupante revisione delle attività di soccorso in mare», precisando che, a suo avviso, la stranezza della mail consisteva nel fatto che «un livello politico interviene, non si capisce in quale modo, su un’organizzazione del soccorso che è dettata dalla legge e ne modifica gli assetti».
Nulla c’entrerebbe, però, un diverso orientamento del governo sull’immigrazione. Il termine “livello politico”, in una comunicazione rivolta ai colleghi, era stato utilizzato da D’Agostino, a suo dire, non nel senso di «indicazione tattica di modifica del modus operandi». Ma di «policy dell’azione di polizia in mare scaturente da situazioni contingenti non dipendenti dalla Guardia costiera».
ASSETTI TATTICI
Il maggiore Cara ha richiamato un precedente incontro al Viminale, presieduto dall’allora ministra Luciana Lamorgese, sugli interventi in materia di immigrazione clandestina. Era il 3 giugno 2022 e si discuteva delle operazioni di law enforcement nella fascia di mare tra le 12 e le 24 miglia marine e degli atti formali di polizia che venivano sistematicamente annullati dalle Procure per incompetenza territoriale. Veniva proposto un arretramento delle unità navali della Guardia di finanza, riposizionate tatticamente in modo da poter agire nelle sole 12 miglia, lasciando le rimanenti 12 miglia, la cosiddetta “zona contigua”, alle attività di monitoraggio a distanza.
STRAGE DI CUTRO IL CHIARIMENTO SULL’INGERENZA A LIVELLO POLITICO
Tutto ciò si tradusse in dispositivo nel tavolo tecnico del 17 giugno 2022. Quindi una questione «squisitamente» di polizia, tanto più che la materia del soccorso è diretta dal ministero dei Trasporti. Le funzioni primarie della Guardia costiera sono, infatti, di soccorso. Per evitare «confusione operativa», come ha ricordato il teste, D’Agostino inviò la mail alle sale operative.
LAW ENFORCEMENT
Nel caso di Cutro, è la tesi di D’Agostino, «non si è mai trattato di un rimpallo di competenze in quanto l’evento è stato sempre e solo valutato come attività di law enforcement». L’unico avvistamento avvenne ben oltre le 24 miglia nautiche. La conferma viene dal maggiore Cara in udienza. «Sia dalle relazioni di servizio della Guardia di finanza che dai documenti esaminati emerge la volontà di gestire l’evento in acque territoriali».
«LA BARCA SPEZZATA»
Il teste ha ripercorso anche i momenti più drammatici del naufragio, dallo scambio di comunicazioni tra le sale operative dei carabinieri e della guardia costiera all’allarme dei pescatori che si trovavano sulla spiaggia di Steccato, nella gelida alba del 26 febbraio 2023. «Dice che la barca si è spezzata e le persone stanno cadendo in mare. Stanno cercando di aiutarli. Sta arrivando il 118. La motovedetta sta andando. La nostra pattuglia pure». Così descriveva l’emergenza l’operatore della Capitaneria di porto di Crotone. L’attività di ricerca della guardia costiera inizia alle 4.56. Sono le 8 quando la motovedetta intervenuta da Roccella Jonica sta «recuperando il cadavere di una bambina».
L’ALLARME DEI PESCATORI
Drammatica anche la segnalazione del pescatore Ivan Paone che tra le urla segnala che «un barcone sta affondando». E che «i mezzi sono morti». «Abbiamo identificato e sentito tutti i pescatori – ha detto il maggiore – ai quali è notorio il fondale sabbioso di Steccato. Siamo in prossimità della foce del fiume Tacina. La secca arriva fino a Praialonga». L’urto contro quella maledetta secca causò il tragico affondamento.
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NUMERO ESATTO DELLE VITTIME NON ACCERTATO
Rispondendo alle domande del pm Matteo Staccini e dell’avvocato di parte civile Francesco Verri, che rappresenta superstiti e familiari di vittime, il teste ha poi ripercorso le chat dei finanzieri dalle quali emerge la consapevolezza che a bordo del natante segnalato la sera prima da Frontex c’erano migranti. E che dai boccaporti era rilevabile una “risposta termica”. “So migranti”, del resto, dice uno dei militari delle Fiamme gialle. Che ci fossero migranti a bordo è certo. Ma ancora oggi non è possibile stabilire quanti morirono. Le vittime accertate sono 94. Secondo alcune testimonianze, il numero oscilla «da 100 a 200», ha detto ancora il teste.
COMMISSARIO PER I DIRITTI UMANI
L’avvocato Verri ha prodotto, a fine udienza, la raccomandazione del commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa che nel 2019 invitava a considerare i barconi di rifugiati come inadatti ai trasporti e in pericolo fin da quando iniziano il viaggio. «Gli Stati costieri hanno un chiaro obbligo di istituire, gestire e mantenere un servizio di ricerca e soccorso efficace e adeguato, se necessario anche attraverso la cooperazione con i Paesi vicini», è detto, tra l’altro, nel documento.
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