Super Bowl senza storia, la difesa di Seattle domina l'attacco di New England. Furia Trump sull'Halftime Show di Bad Bunny
- Postato il 9 febbraio 2026
- Di Virgilio.it
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Gli attacchi vendono i biglietti, ma sono le difese che vincono le partite. Adagio che torna utile per rendere omaggio ai Seattle Seahawks, che 11 anni dopo la beffa subito in uno dei Super Bowl più incerti e avvincenti che la storia ricordi hanno pensato bene di prendersi una bella rivincita sui New England Patriots, che nella prima sfida per il Vince Lombardi Trophy della loro storia giocata senza Tom Brady sul ponte di comando hanno impiegato oltre 45’ per trovare i primi punti di serata. Merito (appunto) della straordinaria ed ermetica difesa dei Seahawks, già alla vigilia della sfida considerata il fattore chiave per dirimere la questione.
- Il "lato oscuro" ha anestetizzato l'attacco dei Patriots
- Maye senza armi, Seattle la vince (anche) con i calci di Myers
- Bad Bunny celebra la cultura latinoamericana, Trump lo boccia
Il “lato oscuro” ha anestetizzato l’attacco dei Patriots
La chiamano “Dark Side”, il “lato oscuro”, perché affrontarla mette veramente paura a chiunque. S’è rivelata una volta tale ancora più brutale, perché nel 29-13 mandato a referto dalla formazione del 38enne Mike Macdonald (è il terzo head coach più giovane a conquistare l’anello) c’è tanta, tantissima difesa. Tanto che New England s’è trovata impossibilitata a bucarla in ogni drive, segno che davvero il piano partita studiato dalla formazione dello stato di Washington ha funzionato alla perfezione.
Non una bocciatura per il giovane Drake Maye, 23 anni, quarterback che s’è ritrovato a fare i conti con una montagna troppo impervia da scalare: l’intercetto subito da Mack Hollins nel momento in cui i Patriots stavano provando a risalire frettolosamente il campo, unito al fumble riportato in end zone da Uchenna Nwosu (44 yards di corsa verso la gloria), hanno sentenziato che contro la “Dark Side” c’era ben poco da fare.
Anche se coach Vrabel avrà tante cose da portarsi dietro negli anni a venire: New England ha saputo ricostruire dopo gli addii di Brady e Belichick, e in qualche modo il futuro potrebbe tornarle a sorridere come non ha fatto il recente passato. Anche se stavolta era il turno di Seattle, che ha rispettato il pronostico e ha mostrato di giocare il football più concreto.
Maye senza armi, Seattle la vince (anche) con i calci di Myers
Il Super Bowl numero 60 della storia non s’è fatto certo apprezzare troppo per lo spettacolo, tanto che per vedere un touchdowwn c’è stato da aspettare più di 45′ di gioco effettivo. Il 9-0 dei primi due quarti è frutto dei calci di Jason Myers, con le 94 yards corsa da Kenneth Walker (eletto MVP a fine partita) come biglietto da visita per incrinare una difesa (quella dei Patriots) comunque ordinata e sul pezzo. I problemi del resto si concentrano nella parte opposta del campo, con sole 51 yards corse e 5 punt sui cinque possessi offensivi guidati da Maye (chiudere 4 drive è un problema serio, e si vede).
Myers riprende dopo l’Halftime Show con un altro calcio per il 12-0 e sul fumble (il settimo dei suoi play-off) commesso dal quarterback di NE all’inizio del quarto periodo arriva il primo touchdown di serata, realizzato da AJ Barner. Con i Pats spalle al muro, Maye lancia per 35 yards e trova Hollins per il 19-7, ma nel possesos successivo l’errore del quarteback appare evidente, con Julian Love che intercetta l’ovale che vale la partita, finalizzato dal solito piede cecchino di Myers per il 22-7 (5 calci in un Super Bowl non li aveva mai fatti nessuno).
Quando Nwosu trova l’ennesimo intercetto, con Maye costretto a forzare le giocate, la festa dei tifosi Seahawks è già decollata da un pezzo. Stevenson si regala un TD che serve solo per le statistiche e il 29-13 finale rende merito alla grande organizzazione di Seattle, che chiude la stagione con 18 vittorie e 3 sconfitte e si mette al dito il secondo anello della sua storia (il primo, nel 2014, vinto sempre grazie alla difesa).
Bad Bunny celebra la cultura latinoamericana, Trump lo boccia
Il Super Bowl LX verrà ricordato anche per lo show dell’intervallo del portoricano Bad Bunny, certo l’artista del momento (pochi giorni fa ha vinto il premio per il miglior album ai Grammy, prima volta assoluta per un disco completamente in lingua spagnola). Le critiche annunciate all’amministrazione Trump non si sono fatte attendere, anche se lo show è filato via senza troppi sussulti e tutto sommato si è caratterizzato per la forte connotazione artistica.
Sbucato da un campo di grano, l’artista ha cantato alcuni dei suoi brani più famosi, accompagnato da Lady Gaga (in versione “testimone” per una coppia di sposi) e Ricky Martin (presente anche Jessica Alba nel corpo di ballo). Una celebrazione della cultura latinoamericana, che Donald Trump in diretta via social ha commentato con toni sprezzanti, definendola “terribile”. Ai media però l’esibizione è piaciuta, anche per l’originalità portata sul palco. “Dio benedica l’America”, ha chiuso Bad Bunny, stavolta parlando in inglese. Tutti felici e contenti.