Taurianova, a rischio il centro di salute mentale
- Postato il 19 gennaio 2026
- Centro Salute Mentale
- Di Quotidiano del Sud
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Il Quotidiano del Sud
Taurianova, a rischio il centro di salute mentale

Continua l’emergenza al centro di salute mentale di Taurianova, il 31 dicembre, una dottoressa ha lasciato il servizio. È rimasto solo il responsabile, vicino alla pensione come altre risorse non mediche. Utenza disorientata
TAURIANOVA – Sono trascorsi oltre due mesi dal sit-in di protesta davanti al Centro di Salute Mentale. Il tempo sufficiente perché gli annunci si depositino, i comunicati si raffreddino e la realtà torni a bussare con la consueta puntualità. È ora, dunque, che si misura la tenuta delle promesse. Mentre l’attenzione resta alta sulle scelte della Regione e sul milleproroghe, vale la pena continuare a osservare ciò che accade nei servizi territoriali, dove la sanità smette di essere un dibattito politico e diventa servizio, presenza, continuità.
TAURIANOVA, TUTTE LE FRAGILITÀ DEL CENTRO DI SALUTE MENTALE
A Taurianova, nei primi giorni di gennaio, il Centro di salute mentale ha mostrato tutta la fragilità di un sistema che da tempo cammina in equilibrio precario. Una fragilità annunciata, prevista, segnalata. Rimasta sullo sfondo fino a quando non è diventata quotidianità. Il 31 dicembre una dottoressa è andata in pensione. Da gennaio il Csm si è ritrovato con un solo medico in servizio: il responsabile, il dottor Roberto Zappone. Tutto il carico assistenziale del Centro – visite, urgenze, presa in carico dei pazienti – grava oggi su di lui. Senza un affiancamento stabile, senza una vera squadra.
IL MEDICO GETTONISTA
Si è parlato della possibilità di un medico gettonista. Ma non si tratterà di un rinforzo strutturale: il gettonista interverrà soltanto in caso di assenza del dottor Zappone. In sostanza, una copertura di emergenza, non una soluzione. Una situazione che, inevitabilmente, ha un peso. Tanto che lo stesso dottor Zappone ha comunicato la propria decisione: il primo marzo andrà in pensione. Nello stesso periodo lascerà il servizio anche un assistente sociale; dal primo aprile sarà la volta di un infermiere. Uscite annunciate, prevedibili, che aprono interrogativi concreti sul futuro del Centro.
UN PROBLEMA CHE INVESTE L’INTERA COMUNITÀ
La questione, però, non riguarda soltanto l’organizzazione interna. Investendo il rapporto tra i servizi e il territorio, riguarda l’intera comunità. Il Csm di Taurianova è un presidio di riferimento per un’area vasta, con un bacino di utenza complesso, segnato da fragilità sociali, disagio economico e un crescente bisogno di supporto psicologico e psichiatrico. In questo contesto, la discontinuità del personale rischia di tradursi in disorientamento per i pazienti e in un aggravio ulteriore per chi resta in servizio. Nella salute mentale la continuità non è un dettaglio organizzativo: è parte integrante della cura. È relazione, fiducia, presenza costante. È sapere chi ti segue, e sapere che ci sarà anche domani. I percorsi terapeutici si costruiscono sulla stabilità delle relazioni e sulla conoscenza progressiva delle persone seguite. Cambiare spesso i riferimenti, interrompere le prese in carico o affidarle a soluzioni temporanee significa aumentare il rischio di ricadute, di abbandono dei percorsi, di accessi impropri al pronto soccorso.
RISCHIO CHE EMERGENZA DIVENTI REGOLA
Il Centro non chiude, viene ripetuto. Ed è vero. Ma la vera domanda non è se una porta resta aperta, bensì cosa accade dietro quella porta. Non si tratta di mettere in discussione la professionalità di chi viene chiamato in emergenza, né di negare l’utilità di strumenti straordinari in situazioni critiche. Il rischio, però, è che l’emergenza, a Taurianova come in molte altre realtà calabresi, finisca per diventare la regola.
Quando l’eccezione si stabilizza, il sistema smette di programmare. Il nodo, allora, non è soltanto normativo o amministrativo. È la distanza che ancora separa le scelte della politica dalla vita quotidiana dei servizi territoriali.
Il Quotidiano del Sud.
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