Tetraplegico per un pugno, a “Le Iene” le immagini della rapina a Paolo e un anno di silenzio degli aggressori
- Postato il 2 marzo 2026
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- Di Il Vostro Giornale
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Albenga. Il coraggio di un ragazzo che non si è lasciato spegnere da un pugno, dando vita ad “una straordinaria storia di rinascita”. Ma anche l’amarezza di fronte all’indifferenza di chi lo ha ridotto in fin di vita.
A distanza di un anno dal primo servizio, le telecamere di Mediaset sono tornate a occuparsi della storia di Paolo Sarullo, il giovane di Albenga la cui esistenza è stata stravolta la notte del 19 maggio 2024 (QUI il nuovo servizio).
Quello che Matteo Viviani ha raccontato ieri sera (1 marzo) a “Le Iene” è un percorso di incredibile forza e resilienza che vede Paolo oggi protagonista di una rinascita straordinaria: dopo essere rimasto per oltre 3 mesi sospeso tra la vita e la morte, sottoposto a interventi infiniti e privato di gran parte del cranio, oggi ha ripreso a camminare con l’ausilio di un deambulatore e ha persino vissuto, nei giorni scorsi, l’emozione di un collegamento con il Festival di Sanremo dalla clinica di La Spezia dove è tuttora ricoverato.
Ma se da un lato c’è la luce di Paolo, dall’altro resta il buio del comportamento dei suoi aggressori.
Per la prima volta, il programma di Italia1 ha mostrato le immagini delle telecamere di sicurezza che quella notte immortalarono l’aggressione avvenuta di fronte al Conad di Vadino: frame nitidi che non lasciano spazio a dubbi, confermando la gratuità di un gesto che ha visto un gruppo di quattro giovani piemontesi in vacanza strappare il monopattino a Paolo per poi colpirlo con un pugno violentissimo al volto mentre ne chiedeva la restituzione.
Nonostante le promesse di vicinanza e pentimento sbandierate nel primo servizio, “Le Iene” hanno certificato come, in un anno, nessuno degli aggressori si sia mai fatto vivo, né privatamente né attraverso gesti concreti.
Al fianco di Paolo, però, restano, instancabili e iconiche, la mamma Miranda e Rossella Lamarra, presidente della Fondazione “Uniti per Paolo”, figure che con dedizione totale continuano a combattere una battaglia di giustizia e umanità.
Sul fronte giudiziario, come si evince anche dal servizio, l’autore del pugno sta scontando una condanna a 6 anni, mentre il giovane che materialmente rubò il monopattino è stato condannato a 2 anni.
Proprio quest’ultimo, interpellato nuovamente da “Le Iene”, è rimasto nell’ombra, protetto dalle palesi scuse dei suoi genitori, che non posso che apparire quasi surreali di fronte alla gravità del danno causato.
I genitori, infatti, hanno giustificato la sua assenza spiegando che il ragazzo “ora è innamorato, ha una fidanzata, gioca a calcio e non ha il cellulare perché lo ha perso”.
Ma Viviani ha insistito, incontrando direttamente il padre del giovane di fronte al portone di casa. Nonostante le nuove rassicurazioni di voler incontrare Paolo fornite dal genitore e lo scambio dei numeri di telefono con l’inviato, non c’è però più stato nessun segno di vita. E il silenzio è nuovamente tornato a regnare sovrano.
In questo scenario di indifferenza, nel buio, splende però nuovamente la maturità di Paolo, che scandisce le sue giornate tra impegno e speranza: “Faccio psicologia la mattina, poi palestra e fisioterapia, mentre il pomeriggio lo passa al telefono scorrendo la bacheca di Instagram”, ha raccontato a “Le Iene” con il suo ormai immancabile sorriso, sfoggiato anche in collegamento con l’Ariston di Sanremo.
Quindi, ha ribadito di aver perdonato i suoi aggressori “perché il pugno non mi ha fermato” e perché, come sostiene lui stesso, “anche nella situazione più brutta c’è sempre una via d’uscita”.
Ma Paolo, come ha insegnato la sua storia, non si vuole arrendere, non solo alle difficoltà della sua nuova vita ma anche all’indifferenza dei suoi aggressori, a cui ha voluto lanciare un nuovo appello: “L’unica cosa che gli chiedo ora è di scusarsi con me, direttamente”, ha concluso il giovane ingauno.