Tre curve alle Paralimpiadi: la storia e il messaggio degli Agitos, il simbolo del movimento paralimpico
- Postato il 5 marzo 2026
- Di Virgilio.it
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Tre segni curvi: rosso, blu e verde chiamati Agitos. Sono la rappresentazione visiva del Movimento Paralimpico. È un simbolo che ritroviamo su bandiere, comunicazione ufficiale e identità del Comitato Paralimpico Internazionale (IPC).
Ogni edizione dei Giochi ha anche un emblema esclusivo, ma l’Agitos è il segno “globale” che identifica il Movimento e, per estensione, i Giochi Paralimpici nel loro insieme. È quello che i Cinque Cerchi sono per i Giochi Olimpici.
Il primo simbolo pensato per rappresentare a livello globale il Movimento nasce nel contesto di Seoul 1988.
- Cos’è Agitos, il simbolo del movimento paralimpico
- Le radici globali e i Tae-Geuk
- La svolta a tre Tae-Geuk
- 2003–2006: gli Agitos moderni arrivano ai Giochi
- 2019-oggi: Agitos si aggiorna
- L'emblema di Milano Cortina 2026: Futura
Cos’è Agitos, il simbolo del movimento paralimpico
L’IPC definisce l’attuale simbolo paralimpico come composto da tre elementi – rosso, blu e verde – scelti perché sono tra i colori più presenti nelle bandiere nazionali nel mondo, sollecitando la dimensione mondiale del Movimento.
Il nome Agitos deriva dal latino agito, “io mi muovo”. E proprio il movimento è l’idea centrale: i tre elementi “che ruotano attorno a un punto centrale” richiamano la dinamica dello sport paralimpico e, allo stesso tempo, il ruolo del Movimento nel riunire atleti da tutto il mondo per competere e inseguire l’eccellenza sportiva.
Secondo l’IPC, il simbolo riprende anche i valori paralimpici: coraggio, determinazione, ispirazione, uguaglianza; e inoltre, enfatizza il fatto che gli atleti paralimpici ispirano ed entusiasmano il mondo con le loro performance, avanzando sempre senza mai arrendersi.
Le radici globali e i Tae-Geuk
Per capire come si arriva agli Agitos bisogna fare un passo indietro, fino alla fine degli anni ’80, quando l’identità visiva del movimento paralimpico inizia a cercare un simbolo davvero “globale”. Nella ricostruzione dell’IPC, il punto di svolta è Seoul 1988: lì compare un emblema che incorpora il Tae-Geuk, motivo decorativo tradizionale coreano che richiama la “virgola” dei due spicchi del simbolo di Yin e Yang.
In quella prima impostazione, il Tae-Geuk non è un elemento unico: se ne vedono cinque, disposti e colorati in modo da ricordare da vicino la logica dei Cerchi Olimpici. I colori sono blu, nero, rosso, giallo e verde, e proprio questa configurazione “a cinque” rimane la base dell’emblema paralimpico per alcuni anni, arrivando a essere utilizzata fino ai Giochi Invernali di Lillehammer 1994.
Col passare del tempo diventa chiaro che quel segno rischia di essere letto troppo in continuità con l’identità olimpica: non solo per l’impianto visivo, ma anche per l’effetto di sovrapposizione e possibile confusione. Ed è anche da questa esigenza che nasce la spinta verso un cambiamento, aprendo la strada alle evoluzioni successive che porteranno poi agli Agitos.
La svolta a tre Tae-Geuk
Il passo successivo è quello che “prepara” direttamente l’Agitos:
- Per differenziarsi meglio dal simbolo olimpico, viene lanciato ufficialmente a livello mondiale un simbolo con tre Tae-Geuk.
- Il lancio avviene ai World Championships for IPC Sports del 1994, insieme al motto “Mind, Body, Spirit”.
- Questa versione resta in uso fino alla Cerimonia di chiusura di Atene 2004.
2003–2006: gli Agitos moderni arrivano ai Giochi
Il passaggio decisivo arriva nel 2003, quando – al termine di un processo di revisione strategica – l’organizzazione decide di rimettere mano alla propria identità visiva. L’obiettivo dichiarato è duplice: da un lato modernizzare per la terza volta i Tae-Geuk, dall’altro fare in modo che il simbolo comunichi in maniera più “tangibile” la missione del Movimento. Per farlo, l’IPC affida il lavoro all’agenzia Scholz and Friends.
La direzione scelta è quella che porta al segno ormai familiare oggi: un emblema che nel Movimento circolava già dal 1991, ma che viene rielaborato per assumere un andamento più circolare, conservando però i tre colori chiave – rosso, blu e verde. Nella prima versione di questa nuova impostazione, viene anche inserita la scritta “IPC” direttamente all’interno degli elementi, quasi a “firmare” graficamente il marchio durante la fase iniziale.
Sempre secondo l’IPC, il debutto pubblico vero e proprio avviene alla chiusura di Atene 2004, quando il nuovo simbolo viene presentato insieme al motto “Spirit in Motion”. In quel contesto compare anche una bandiera che porta già il nuovo segno, a indicare simbolicamente il passaggio di testimone e l’avvio della nuova identità. La prima integrazione completa degli Agitos in un’edizione dei Giochi arriva poi con Torino 2006, che diventa la prima Paralimpiade a utilizzare il nuovo emblema in modo pieno e coerente.
2019-oggi: Agitos si aggiorna
Dopo quindici anni di utilizzo, l’IPC decide di intervenire di nuovo: nel 2019 lavora con l’agenzia londinese North per rafforzare il segno e renderlo più solido in ambiente digitale. È la prima revisione dell’Agitos dal 2004.
Le modifiche descritte dall’IPC riguardano soprattutto:
- Ridisegno: i tre elementi vengono resi esattamente uguali tra loro; vengono rifinite spaziature e geometrie perché i tre segni ruotino attorno a un punto centrale condiviso.
- Colori: aggiornamento delle tonalità; per ragioni di sostenibilità e riduzione dell’inchiostro in stampa, l’IPC adotta i rossi, blu e verdi usati dal CIO nei Cerchi Olimpici.
- Nuova narrazione di marca: viene introdotto il messaggio “Change Starts with Sport”, pensato per comunicare l’impatto trasformativo del Movimento sulla società e l’obiettivo di usare lo sport come leva per cambiare atteggiamenti e creare più opportunità per le persone con disabilità.
L’Agitos attuale viene anche presentato in tre versioni ufficiali: a colori su fondo bianco (preferita), monocromatica bianco e nero, e una versione viola creata per la campagna WeThe15.
L’emblema di Milano Cortina 2026: Futura
“Futura” è l’emblema ufficiale di Milano Cortina 2026 e va distinto dal simbolo “universale” del Movimento Paralimpico (gli Agitos): qui parliamo del segno grafico che identifica questa specifica edizione dei Giochi. L’emblema nasce da un percorso insolito per il mondo olimpico–paralimpico: viene presentato al grande pubblico in una sorta di “sfida” con un’altra proposta (“Dado”) e poi scelto tramite votazione popolare online. “Futura” vince con circa il 75% su circa 870.000 voti, arrivati da 169 Paesi, e viene ufficializzato il 30 marzo 2021.
Dal punto di vista grafico, l’idea è volutamente essenziale: “Futura” è un “26” tracciato come con un dito, una linea leggera che richiama anche l’impronta sulla neve. Esiste in due declinazioni ufficiali, una olimpica e una paralimpica, perché cambia l’atmosfera ma resta lo stesso segno.
Nella versione olimpica il “26” è bianco, con una lettura legata all’inclusione (il bianco come sintesi di tutti i colori) e alla “leggerezza” della traccia. Nella versione paralimpica, invece, il “26” si colora e richiama i tre colori degli Agitos (rosso, blu, verde): qui la narrazione insiste sull’idea della luce che si scompone in colori (rifrazione) e sull’immagine dell’aurora boreale, come metafora di un unico cielo sotto cui convivono differenze e identità. In questo quadro, alcune fonti riportano anche un punto pratico legato all’accessibilità: la colorazione rende il segno più riconoscibile anche perché il bianco non è percepibile da alcune persone ipovedenti.