Trump rinvia ancora gli attacchi all'energia iraniana: dieci giorni per trattare
- Postato il 27 marzo 2026
- Di Il Foglio
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Trump rinvia ancora gli attacchi all'energia iraniana: dieci giorni per trattare
I fatti del giorno, in breve
Trump estende di dieci giorni il termine per la riapertura dello stretto di Hormuz, per via – dice – dei progressi nei negoziati con Teheran attraverso il Pakistan.
I mercati restano in fibrillazione.
La senatrice repubblicana Lisa Murkowski lavora a una risoluzione per autorizzare formalmente il conflitto.
Nuova proroga di Trump: "Attacchi all'energia sospesi fino al 6 aprile"
Per la seconda volta in una settimana, Donald Trump ha spostato in avanti il limite entro cui l'Iran dovrà riaprire lo stretto di Hormuz prima di subire attacchi alle centrali elettriche. Il nuovo termine è fissato al 6 aprile alle 20, ora della costa est americana. "I colloqui proseguono e, nonostante le false dichiarazioni contrarie dei media e di altri, stanno andando molto bene", ha scritto Trump su Truth Social. Solo poche ore prima, alla stessa giornata, aveva dichiarato ai giornalisti di non essere "minimamente disperato" e di avere "altri obiettivi da colpire prima di andarcene" – una delle consuete oscillazioni retoriche che continuano a disorientare i mercati più delle bombe.
La proposta americana in 15 punti, consegnata a Teheran attraverso il Pakistan, è al centro dei contatti indiretti tra i due paesi. Il ministro degli esteri pakistano Ishaq Dar ha confermato giovedì di fare da intermediario e che gli Stati Uniti "hanno condiviso i 15 punti, che l'Iran sta esaminando". L'inviato Steve Witkoff, riferendo al gabinetto, ha parlato di "messaggi forti e positivi" e di "segnali concreti" che un accordo sia possibile. Teheran, però, suona una musica diversa: i media statali iraniani hanno riferito che il governo ha respinto formalmente la proposta americana, pur senza chiudere definitivamente il canale diplomatico. Il ministro degli esteri Abbas Araghchi ha precisato che i contatti in corso non costituiscono, a suo avviso, una vera e propria trattativa.
I mercati
Il Brent ha chiuso ieri a oltre 108 dollari al barile, in rialzo del 5,7 per cento: le dichiarazioni contraddittorie di Trump non hanno convinto i mercati che un accordo con l'Iran sia imminente. Oggi il greggio ha continuato a salire, con il Brent intorno ai 109 dollari. Il West Texas Intermediate si è assestato poco sotto i 95 dollari. L'S&P 500 è avviato verso la quinta settimana consecutiva di cali, la prima serie così lunga in quattro anni, mentre il Nasdaq è già in territorio di correzione tecnica – ossia oltre il 10 per cento sotto il suo recente massimo. In Asia i mercati hanno stabilizzato le perdite nella notte: Tokyo ha ceduto lo 0,4 per cento, Seul e Taiwan mezzo punto, mentre Honk Kong e Shanghai hanno guadagnato intorno allo 0,5.
Il Congresso si sveglia
La senatrice repubblicana dell'Alaska Lisa Murkowski ha dichiarato giovedì di stare lavorando a una possibile risoluzione per l'autorizzazione all'uso della forza militare in Iran, ma lamenta che l'amministrazione Trump si rifiuta di fornire risposte sugli obiettivi, i costi e i tempi del conflitto anche nei briefing riservati. Murkowski è una delle voci più critiche all'interno del partito di governo: "Questo presidente è entrato in carica dicendo che sarebbe stato il presidente della pace", ha detto. "Quante volte ha ripetuto che non vuole queste guerre interminabili?". Il Congresso parte per due settimane di pausa da oggi, il che significa che qualsiasi voto sull'autorizzazione – che la legge sui poteri di guerra del 1973 imporrebbe di tenere entro sessanta giorni dall'inizio delle ostilità – slitterà ad aprile.
Gli alleati guardano altrove
Marco Rubio, prima di partire per il G7 dei ministri degli esteri (si tiene nei pressi di Versailles, alle porte di Parigi, giovedì e venerdì), ha ribadito che sono i paesi europei e asiatici a dover farsi carico della sicurezza dello stretto: "Ben poco della nostra energia passa per Hormuz. È il mondo ad avere un grande interesse in quello, quindi dovrebbero intervenire". Trump, nel frattempo, ha accusato su Truth Social i paesi della Nato di non aver fatto "ASSOLUTAMENTE NIENTE". Gli alleati europei continuano a respingere gli inviti americani a partecipare al conflitto. Un coinflitto, del resto, che non hanno iniziato e che è stato avviato senza consultarli. Rubio, interpellato anche sul sostegno americano all'Ucraina, ha lasciato aperta la questione: "Il presidente dovrà tenerne conto".
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