Tutto lo stile di Giorgio Armani da scoprire in una mostra a Parma

  • Postato il 18 gennaio 2026
  • Arti Visive
  • Di Artribune
  • 3 Visualizzazioni

Lo studio attento e ricercato, le combinazioni di stile e l’audacia di chi ha ridefinito i codici della moda sono racchiusi nel segno grafico firmato Armani. Un’esposizione curata in modo sartoriale per riportare alle origini del mito, a quando il mondo sentiva il bisogno di un’eleganza meno imposta e più destrutturata, a quando il mondo era pronto per Giorgio Armani.  

La storia del Fondo Giorgio Armani donato al CSAC 

All’Abbazia di Valserena, a Parma, il Centro Studi e Archivio della Comunicazione apre le porte al pubblico con l’esposizione Giorgio Armani Archivio CSAC. Il Fondo Giorgio Armani nasce da un’ingente donazione dello stilista, risalente agli Anni Ottanta: più di 8.000 materiali di cui oltre cento opere firmate Armani. Il corpus grafico e i progetti fanno parte della storia dello stilista che va dal 1975 al 1980: anni in cui l’artista della moda studia, sperimenta e concretizza l’evoluzione del linguaggio creativo a livello mondiale. La mostra sarà disponibile fino all’8 febbraio 2026 e intende rendere omaggio ad una delle più grandi figure del mondo della moda, scomparso lo scorso 4 settembre.  

La rivoluzione firmata Giorgio Armani 

I disegni e bozzetti sono tracce del lavoro autentico di Armani; già nel 1975 la sola rappresentazione della figura femminile rivela l’intenzione della sua produzione stilistica: Armani sperimenta, guardando alla sensibilità grafica di illustratori come Guido Crepax, e ridefinisce, con il segno grafico, le figure femminili: le libera dai movimenti costretti e le veste in un dialogo tra tessuti fluidi e materiali più rigidi e corposi. La contrapposizione dei tessuti assume valore metaforico; Armani mette in discussione i codici di genere e li supera, ideando in via del tutto innovativa il tailleur femminile: punto di partenza per la nascita della più famosa giacca destrutturata che, con l’eliminazione di spalline rigide e imbottiture, si traduce come priva di entità di genere e preannuncia la versatilità dei capi maschili e femminili, diventando simbolo di una femminilità emancipata e dell’eleganza firmata Giorgio Armani. 

Giorgio Armani veste Hollywood 

Indossare la mia giacca portò quello stile, inatteso, fuori dallo schermo”: sono le parole dello stilista quando nel 1978 Diane Keaton vince l’Oscar e lo fa indossando per la prima volta un completo Armani. Tra bozzetti, segni grafici e disegni spillati con campioni di tessuto, il percorso espositivo al CSAC include anche una rassegna stampa. Il manifesto del film Io e Annie di Woody Allen è inteso come testimonianza del momento in cui Armani sancisce il rapporto con Hollywood. Anche i connotati della moda maschile vengono rivoluzionati sul grande schermo: il manifesto del film American Gigolò di Paul Schrader porta subito alla mente la scena in cui Richard Gere è impegnato ad abbinare outfits, attingendo al guardaroba che lo stesso stilista ha creato su misura per il protagonista. Il connubio tra l’opera cinematografica e la collezione firmata Armani ha segnato la nascita dello stile dandy di massa. Per lo stilista lavorare nel mondo del cinema ha significato abbattere la barriera del tempo, offrendogli la possibilità di massima espressione stilistica e di lasciare il segno più marcato, ovvero quello della consacrazione dei personaggi cinematografici e quindi l’eternità. 

La moda al Centro Studi di Parma 

Nella sezione Moda – Media del Centro Studi di Parma l’archivio va oltre l’omaggio; il vasto patrimonio assume una valenza culturale: studia le origini e i processi che hanno portato all’innovazione geniale in termini di eleganza e di stile di uno dei più celebri stilisti di fama mondiale che è riuscito ad influenzare generazioni. 

Valentina Gaudino  

Libri consigliati:
(Grazie all'affiliazione Amazon riconosce una piccola percentuale ad Artribune sui vostri acquisti)

L’articolo "Tutto lo stile di Giorgio Armani da scoprire in una mostra a Parma" è apparso per la prima volta su Artribune®.

Autore
Artribune

Potrebbero anche piacerti