Unical, la lectio magistralis del professor Giacomo Vivanti sul disturbo dello spettro autistico

  • Postato il 19 marzo 2026
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Unical, la lectio magistralis del professor Giacomo Vivanti sul disturbo dello spettro autistico

All’Università della Calabria, la lectio magistralis del professor Giacomo Vivanti sul disturbo dello spettro autistico. La ricerca scientifica sull’autismo diventa pratica educativa.


ARCAVACATA (COSENZA) – Tre giorni intensi di riflessione, apprendimento e confronto sul disturbo dello spettro autistico e sulle neurodivergenze hanno preso il via all’Università della Calabria, con un programma che intreccia prospettiva evolutiva, differenze di genere, benessere psicologico e interventi evidence-based. L’iniziativa, pensata per studenti, operatori e famiglie, si propone come un percorso integrato di formazione e strumenti concreti, in grado di tradurre la ricerca scientifica in pratica educativa e sociale. Il primo appuntamento, dal titolo “Neurodivergenze e benessere psicologico”, promosso dal Dipartimento di Culture, Educazione e Società, svoltosi mercoledì 18 marzo nell’Aula Caldora, ha inaugurato il ciclo di incontri che proseguirà fino a sabato 21 marzo, con ospiti e relatori di rilievo nazionale e internazionale.

Protagonista della lectio magistralis, moderata da Francesco Craig (delegato al Counseling e al Benessere Psicologico), è stato Giacomo Vivanti, Associate Professor e Program Leader per l’Early Detection and Intervention Program all’A.J. Drexel Autism Institute della Drexel University di Philadelphia (USA), studioso di profilo internazionale nel campo dell’autismo. La sua presentazione ha acceso il dibattito, offrendo una visione aggiornata e scientificamente rigorosa sulle migliori pratiche per l’inclusione e il supporto alle persone con disturbo dello spettro autistico.

L’aula ha accolto una platea eterogenea e attenta: studenti, educatori e rappresentanti di associazioni del territorio, tra cui Angsa Cosenza (Associazione nazionale genitori per persone con autismo) e Angsa Calabria, insieme a numerose matricole del corso di Scienze e Tecniche Psicologiche, molte delle quali si sono avvicinate per la prima volta ai temi dello spettro autistico e delle neurodivergenze. Presenti anche studenti prossimi alla conclusione del percorso formativo: futuri educatori, pedagogisti e docenti della scuola dell’infanzia e primaria.

L’urgenza di un cambio di paradigma nella lettura delle neurodivergenze

La direttrice del Dipartimento Culture, Educazione e Società, Maria Mirabelli, ha sottolineato l’urgenza di un cambio di paradigma nella lettura delle neurodivergenze: «Non si tratta solo di osservare l’individuo, ma di considerare i contesti sociali, educativi e istituzionali. Il benessere psicologico è strettamente legato alla qualità delle relazioni, all’accessibilità dei contesti formativi e alla capacità delle istituzioni di ascoltare e garantire una partecipazione effettiva». Secondo Mirabelli, il disagio nasce spesso da condizioni ambientali e sociali inadeguate, e richiede un impegno collettivo di università, scuole, famiglie e servizi sanitari, per promuovere una società più equa e inclusiva.

Il linguaggio come strumento di inclusione

Sul tema del linguaggio come strumento di inclusione si è concentrata Angela Costabile, referente del Corso di Studio in Scienze e Tecniche Psicologiche: «Il linguaggio può includere o escludere. Orienta i progetti educativi sui quali i nostri studenti stanno lavorando o lavoreranno. È la ricerca che ci aiuta a cambiare la mente e ad aprire nuove prospettive», offrendo a futuri professionisti, famiglie e operatori strumenti più efficaci per intervenire nei contesti educativi e sociali.

Rossana Rossi, coordinatrice del corso di studio unificato in Scienze dell’Educazione e Scienze Pedagogiche, ha richiamato l’attenzione sull’importanza di formare non solo professionisti competenti, ma persone capaci di valorizzare le differenze: «Momenti come questo aiutano gli studenti a comprendere che la preparazione richiede capacità di leggere la complessità, lavorare in team interdisciplinari e costruire contesti realmente inclusivi. La qualità di un sistema educativo si misura dalla capacità di accogliere e valorizzare la pluralità dei modi di essere e di apprendere».

Il professor Giacomo Vivanti sul disturbo dello spettro autismo

Il professor Giacomo Vivanti ha dato il via al suo intervento coinvolgendo i presenti con una richiesta specifica: «In quanti conoscono una persona con disturbo dello spettro autistico?». Quesito che ha messo in luce l’attuale aumento di diagnosi grazie a una maggiore sensibilità al tema e una crescente capacità di individuazione dei campanelli d’allarme. Dopodiché, l’esperto ha mappato le tappe fondamentali nel percorso di vita delle persone con disturbo dello spettro autistico, dalla prima infanzia all’età adulta, evidenziando come ciascuna fase possa influenzarne profondamente la qualità di vita. Il lavoro presentato durante la sessione di studio nasce da un gruppo di ricerca con cui il docente collabora da dieci anni a Philadelphia, presso il Drexel Autism Institute, con l’obiettivo di produrre evidenze che informino le politiche, migliorino le pratiche cliniche e promuovano sistemi di supporto più efficaci, attualmente insufficienti.

Cos’è il disturbo dello spettro autistico?

Ma cos’è il disturbo dello spettro autistico? Il professor Vivanti ha precisato che si tratta di una condizione determinata da anomalie del neurosviluppo di origine genetica, caratterizzata da differenze significative in due macroaree: la comunicazione sociale e la flessibilità, che si manifesta con comportamenti ripetitivi e ristretti.

«L’autismo non riguarda un singolo aspetto della vita: incide sullo sviluppo motorio, cognitivo, linguistico ed emotivo. Tuttavia, le persone con disturbo dello spettro a hanno, come tutti noi, sogni da realizzare, ruoli da svolgere e contributi da offrire alla società. Il compito della comunità e degli specialisti è fornire gli strumenti giusti affinché queste aspirazioni diventino realtà. Non si tratta di un percorso unidirezionale: supportando lo sviluppo delle persone autistiche, la società beneficia delle loro competenze e della loro unicità». Pertanto, dall’intervento dell’esperto è emerso come il vero obiettivo degli interventi consista nell’equipaggiare la persona con gli strumenti necessari per vivere una vita appagante e autonoma.

Autismo: l’acquisizione precoce del linguaggio verbale

Gli studi evidenziano che l’acquisizione precoce del linguaggio verbale è strettamente correlata al benessere globale del bambino. Diagnosi e interventi tempestivi -idealmente tra i 18 e i 24 mesi, tramite strumenti come la M-CHAT – aumentano significativamente la probabilità di sviluppare frasi complesse entro i cinque anni. Una diagnosi tardiva riduce l’efficacia degli interventi, incrementando il rischio di isolamento, sedentarietà e declino cognitivo.

Contesti educativi stimolanti: gioco e imitazione

Inoltre, Vivanti ha precisato come contesti educativi stimolanti, che integrano gioco e imitazione guidati dagli interessi del bambino, favoriscano progressi tangibili nella comunicazione verbale e non verbale. Il successo deriva dalla collaborazione e dalla valorizzazione delle motivazioni del bambino, non dall’imposizione. In questo contesto, la combinazione tra diagnosi precoce, interventi personalizzati e coinvolgimento familiare può modificare radicalmente il percorso evolutivo. Tecnologie come il tracciamento visivo consentono di identificare gli stimoli più efficaci, evitando approcci standardizzati che ignorano le differenze individuali. «Se un bambino non apprende, non è colpa sua: è colpa di chi applica l’intervento in modo impreciso», afferma Vivanti.

Disturbo dello spettro autistico: i contenuti su TikTok

Negli Stati Uniti, alcuni influencer criticano i protocolli basati sull’imitazione, sostenendo che possono promuovere conformismo a scapito dell’autorealizzazione. Oggi, TikTok è diventato un punto di riferimento per chi sospetta l’autismo, ma il 73% dei contenuti analizzati dal team di esperti risulta inaccurato o fuorviante, pur registrando il medesimo numero di visualizzazioni dei video scientifici. Decisioni cruciali vengono così prese spesso su basi inesatte.

Il professor Vivanti ha mostrato due esempi esplicativi. «Una studentessa di 21 anni si è autodiagnosticata il disturbo dopo la visione di un video. Eppure, non abbiamo constatato nessuna differenza nello sviluppo precoce, nessuna difficoltà di apprendimento, nessuna precedente diagnosi di salute mentale. Al contrario, le abbiamo diagnosticato ansia sociale». In un secondo caso, «Un giovane di 24 anni si è avvicinato a noi dopo aver visionato il medesimo video su TikTok. Manifestava rigidità nelle routine, comportamenti ripetitivi, ansia e difficoltà sociali. Dopo la valutazione clinica, ha ricevuto tre diagnosi: disturbo dello spettro autistico, disturbo d’ansia e depressione. Il percorso terapeutico mirato fa la differenza», ha spiegato il docente.

Autismo: i punti di svolta

Questi casi evidenziano come la vita non segua traiettorie lineari. La genetica non è l’unico fattore: punti di svolta decisivi includono insegnanti preparati, famiglie informate, servizi accessibili e, in alcuni casi, persino i social media. «Il nostro compito è diventare agenti di cambiamento positivo in questi momenti chiave». Il messaggio è netto: informazione accurata, ascolto attivo e interventi mirati possono trasformare elementi critici in opportunità di crescita. «Se la vostra generazione riuscirà a essere quel punto di svolta, il diritto al benessere e alla felicità non sarà più teorico, ma reale», ha concluso Vivanti.

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