UNICAL VOICE – Il percorso di Petrusewicz: il Sud che diventa centro

  • Postato il 23 febbraio 2026
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UNICAL VOICE – Il percorso di Petrusewicz: il Sud che diventa centro

Petrusewicz è stata una storica internazionale, il cui percorso ha permesso al Sud di essere al centro all’interno dei suoi studi.


La storia, a volta, sceglie persone che sanno stare scomode: Marta Petrusewicz è stata una di quelle. Storica di fama internazionale, è scomparsa il 5 febbraio 2026, a 77 anni lasciando dietro di sé un’eredità che si misura, oltre che in libri e cattedre, in sguardi cambiati.

Nata a Varsavia nel 1948 cresce in Polonia, paese che lascerà nel 1969 quando la repressione politica, il nazionalismo e l’antisemitismo del regime comunista la rende improvvisamente invivibile. È una frattura netta, un esilio forzato, che però diventa anche un punto di partenza. Studia a Varsavia, poi in Italia, all’Università di Bologna. Inizia un percorso che, per circa trent’anni, insegna in alcune delle università più prestigiose degli Stati Uniti: da Harvard a Princeton, fino alla City University of New York. Un curriculum mai ostentato.

Il centro degli studi di Petrusewicz nel Sud Italia

Poi c’è la Calabria. Arcavacata. L’Università della Calabria, a cui Petrusewicz è legata fin dalla sua nascita. È tra le menti che partecipano alla fase pionieristica dell’ateneo, negli anni Settanta, su invito di Beniamino Andreatta, e lì diventa professoressa ordinaria di Storia Moderna. Ma soprattutto porta qualcosa che allora in Italia era quasi rivoluzionario: uno sguardo interdisciplinare. Lavora a stretto contatto con economisti e sociologi come Albert O. Hirschman e Giovanni Arrighi, intrecciando storia, economia, sociologia e politica con un approccio comparativo. Senza paura di sporcare i confini.

Il suo campo di ricerca è l’Ottocento, ma il suo vero obiettivo è il modo in cui pensiamo il progresso, lo sviluppo, il “centro” e la “periferia”. Petrusewicz è tra le studiose che hanno rinnovato radicalmente lo sguardo sul Mezzogiorno italiano. Il latifondo, per lei, non è un relitto del passato, ma una forma di modernità complessa, infatti, il suo studio sulla famiglia Barracco in Calabria resta emblematico: un’analisi lucida che smonta letture pigre e stereotipi che sono durissimi a morire.

Il Sud, nel suo lavoro, non è mai solo Sud; viene messo in relazione con altre periferie europee: Irlanda, Norvegia, Polonia, Regno delle Due Sicilie. Costruisce così una storia comparata delle marginalità. Centrale, nel suo lavoro, è anche il tema della rappresentazione: su come il Mezzogiorno è raccontato, chi lo ha raccontato, e con quali interessi. È ricordata dalla società per il rigore scientifico, ma anche per l’impegno civile, per la capacità rara di tenere insieme mondi diversi: Polonia e Calabria. C’è chi fa carriera costruendo centri, Marta Petrusewicz ha preferito guardare dai margini, non per romanticizzarli ma per sottrarli al silenzio. E così facendo ha spostato il centro un po’ più in là, dove non eravamo pronti a vederlo.


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