UNICAL VOICE – Referendum sulla Giustizia, tra “Sì” e “No”
- Postato il 20 marzo 2026
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- Di Quotidiano del Sud
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Il Quotidiano del Sud
UNICAL VOICE – Referendum sulla Giustizia, tra “Sì” e “No”

Il 22 e 23 marzo gli italiani saranno chiamati a esprimersi sul referendum sulla Giustizia, dove dovranno esprimersi tra “Sì”, se ritengono giusta la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, e “No” se non ritengono opportuno questo cambiamento.
SEPARAZIONE delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, riforma del Consiglio Superiore della Magistratura e nuove regole disciplinari per i magistrati. Sono alcuni dei temi al centro del referendum costituzionale sulla giustizia che si terrà il 22 e 23 marzo. Gli italiani saranno chiamati a decidere se confermare o respingere una riforma approvata dal Parlamento, ma non con la maggioranza dei due terzi necessaria per entrare in vigore. Per questo, la Costituzione prevede che siano i cittadini a pronunciarsi con il voto.
REFERENDUM, IL CAMBIO DI ROTTA DELLA GIUSTIZIA
Il punto più discusso riguarda la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri. Attualmente entrambi appartengono allo stesso ordine della magistratura e possono cambiare funzione nel corso della carriera. La riforma introdurrebbe due percorsi distinti e non interscambiabili.
Il Consiglio Superiore della Magistratura, l’organo di autogoverno dei magistrati, verrebbe diviso in due consigli: uno per i giudici e uno per i pubblici ministeri. È prevista anche l’introduzione di un’Alta Corte disciplinare per giudicare eventuali illeciti.
Come spiega il Ministero della Giustizia, oggi 30 membri del Csm vengono eletti dai magistrati e 10 sono scelti dal Parlamento tra avvocati e docenti di materie giuridiche. Con la riforma, i magistrati verrebbero sorteggiati e i componenti parlamentari sarebbero selezionati da una lista predisposta dal Parlamento.
GIUSTIZIA, GLI ITALIANI DIVISI TRA “SÌ” E “NO”
Questo referendum non prevede quorum e gli elettori, muniti di documento d’identità e tessera elettorale, troveranno un unico quesito per cui votare “Sì” o “No” ai seggi di domenica dalle 7 alle 23 e lunedì dalle 7 alle 15. Il voto divide anche sul piano argomentativo. I sostenitori del “Sì” ritengono che separare le carriere renda più chiara la distinzione tra chi accusa e chi giudica. Critiche arrivano invece da opposizione e intellettuali: lo storico Alessandro Barbero ha espresso dubbi sugli effetti della riforma, e in prima linea, il magistrato Nicola Gratteri teme che possa indebolire l’unità della magistratura.
Anche tra gli studenti le opinioni divergono. «Io voterò sì», dice Marco, futuro avvocato. «Separare le carriere rende il sistema più giusto». Di parere contrario Sara, studentessa di scienze politiche: «Non è una riforma per i cittadini, serve a dare solo ulteriore potere ai politici». Mentre Luca, studente di medicina, osserva: «Questo referendum è stato spiegato male, molti non capiscono cosa cambia e rischiano di non votare».
REFERENDUM, LA GIUSTIZIA DEI FUORISEDE
Intanto gli universitari fuorisede si trovano ancora nella condizione di non poter esprimere un loro diritto. Non essendo previsto il voto a distanza, recarsi alle urne nel proprio comune di residenza sarà molto difficile.
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