Unito, scoperto il meccanismo molecolare alla base di una sindrome del neurosviluppo
- Postato il 10 marzo 2026
- Scienza E Tecnologia
- Di Quotidiano Piemontese
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TORINO – Un gruppo di ricercatori del Università degli Studi di Torino ha individuato un meccanismo biologico che potrebbe aiutare a comprendere meglio la sindrome NEDAMSS, una rara malattia del neurosviluppo che provoca regressione delle capacità acquisite, disturbi del movimento, perdita del linguaggio ed epilessia.
Lo studio è stato realizzato dal laboratorio di Neurobiologia e Genetica Molecolare diretto dal professor Ferdinando Fiumara presso il Dipartimento di Neuroscienze “Rita Levi Montalcini” dell’ateneo torinese ed è stato finanziato dalla Fondazione Telethon e dalla Fondazione Cariplo. I risultati sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Nature Communications.
Il ruolo di una proteina nei neuroni
I ricercatori hanno studiato gli effetti delle mutazioni del gene IRF2BPL, scoprendo che queste alterazioni cambiano il comportamento della proteina prodotta dal gene stesso. In condizioni normali, questa proteina si organizza all’interno delle cellule in piccoli “condensati” dinamici che svolgono un ruolo importante nel controllare l’attività dei geni nei neuroni.
Lo studio ha però mostrato che, nelle persone affette dalla sindrome, le mutazioni portano alla formazione di aggregati anomali, più stabili e meno dinamici. Queste strutture si accumulano soprattutto nel citoplasma delle cellule e finiscono per “intrappolare” anche la proteina sana prodotta dalla copia non mutata del gene, impedendole di svolgere la sua funzione nel nucleo della cellula.
Secondo i ricercatori, questa alterazione provoca una serie di effetti a catena, tra cui un aumento dell’attività del gene WNT1, già collegato allo sviluppo della malattia.
Effetti sulle cellule nervose
Attraverso modelli cellulari e analisi biofisiche avanzate, il gruppo di ricerca ha osservato che questo processo anomalo modifica il modo in cui la proteina si distribuisce nella cellula e influisce anche sull’attività elettrica dei neuroni. In altre parole, un cambiamento nel comportamento della proteina può tradursi in un danno diretto al funzionamento delle cellule nervose.
Lo studio ha inoltre permesso di ricostruire con maggiore precisione la struttura della proteina IRF2BPL, individuando nuove regioni che potrebbero spiegare perché alcune mutazioni risultino particolarmente dannose. Questa nuova “mappa” potrebbe aiutare in futuro a collegare il tipo di mutazione alla gravità della malattia.
Nuove prospettive per la ricerca
“La ricerca – dichiara il professor Ferdinando Fiumara, Principal Investigator dello studio e docente presso il Dipartimento di Neuroscienze dell’Università di Torino – suggerisce che la sindrome NEDAMSS e i disturbi correlati a IRF2BPL condividano meccanismi molecolari con altre patologie neurologiche in cui la formazione di aggregati proteici gioca un ruolo centrale, come alcune malattie neurodegenerative. Identificare la separazione di fase aberrante come meccanismo chiave offre nuove prospettive per lo sviluppo di strategie terapeutiche mirate”.
Secondo gli autori, la scoperta rappresenta quindi un passo avanti nella comprensione dei meccanismi alla base di questa rara patologia e potrebbe aprire nuove strade per lo sviluppo di terapie in futuro.
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