Valentino Garavani muore a Roma, scompare l’icona della moda italiana

  • Postato il 19 gennaio 2026
  • Moda
  • Di Paese Italia Press
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Valentino Garavani è morto il 19 gennaio 2026 a Roma. La notizia è stata resa pubblica dalla Fondazione Valentino Garavani e da Giancarlo Giammetti in una nota che ha richiamato la sobrietà e la misura che hanno contraddistinto tutta la sua esistenza: “Si è spento nella serenità della sua residenza romana, circondato dall’affetto dei suoi cari”. La moda internazionale ha subito avvertito la portata di questa perdita, salutando uno dei suoi protagonisti più altezzosi e coerenti.
Il ruolo di Valentino nella storia della moda ha oltrepassato la soglia dell’abito per entrare nei territori del linguaggio visivo universale. La sua visione si è consolidata su linee pure, proporzioni studiate e un rispetto profondo della figura femminile. Per lui, l’eleganza era disciplina, cultura e memoria. Ripeteva che la moda non deve urlare per farsi ricordare ma sostenere con grazia chi la indossa, che il vero lusso è la qualità che attraversa il tempo. Le sue parole restano testimonianza di una visione che privilegiava la coerenza della forma sulla fuga delle tendenze.
Le sfilate più celebri di Valentino sono diventate tappe fondamentali della narrazione sartoriale del Novecento e oltre. La collezione Bianca del 1968 presentata a Palazzo Pitti consacrò il suo talento sulla scena internazionale. Negli anni Settanta e Ottanta le passerelle romane trasformarono l’haute couture in rito raffinato, accolto dal jet set globale. La presentazione al Metropolitan Museum of Art di New York nel 1982 segnò una consacrazione culturale, mentre le sfilate parigine degli anni Novanta consolidarono il suo dialogo con l’Europa colta. L’ultima passerella, nel 2007 al Musée Rodin, fu un saluto consapevole e profondamente toccante, accolto da una standing ovation che unì generazioni di creativi e appassionati.
La maison Valentino, fondata a Roma alla fine degli anni Cinquanta, è stata l’incarnazione di questa visione. La sua struttura ha mantenuto un’identità profondamente italiana, pur aprendo un dialogo costante e organico con il resto del mondo. Le presentazioni nella capitale, le passerelle parigine e la presenza stabile nelle metropoli americane e asiatiche hanno consolidato una presenza globale fondata sulla continuità e sull’eccellenza. Atelier e atelieriste, tessuti preziosi e dettagli sartoriali hanno reso la maison un punto di riferimento per l’alta società internazionale.
Il rapporto di Valentino con l’estero fu naturale e profondo. In Francia, l’haute couture lo accolse come un pari nelle regole della forma e della proporzione. Negli Stati Uniti, le sue creazioni divennero simbolo di eleganza su red carpet e cerimoniali istituzionali. In Asia, il nome Valentino si consolidò come misura di lusso pensato e desiderato. Una testimonianza significativa di questo affetto cosmopolita arriva dalle reazioni alla sua morte: figure del mondo della moda e dello spettacolo internazionale lo hanno ricordato come “maestro” e “genio dell’eleganza”. Gwyneth Paltrow lo ha definito amico e amante della bellezza; Cindy Crawford lo ha celebrato come “vero maestro” della moda; Zac Posen ha sottolineato la sua eleganza e generosità e la sua attitudine romantica e da gentiluomo.

In Italia, il cordoglio ha trovato espressione nei messaggi delle istituzioni e degli addetti ai lavori. La presidente del Consiglio ha ricordato Valentino come “maestro indiscusso di stile ed eleganza e simbolo eterno dell’alta moda italiana”, sottolineando come la sua eredità continui a ispirare generazioni. Pari sentimento è giunto dai vertici della politica e della cultura, che lo hanno definito figura centrale nel portare il Made in Italy nel mondo con prestigio e identità.

La vita privata dello stilista rifletteva la stessa misura che animava le sue creazioni. Abitava a Roma, nel palazzo di Piazza Mignanelli, luogo emblematico della sua identità professionale e personale. Trascorreva lunghi periodi nel castello di Wideville vicino a Parigi, immerso nella bellezza del paesaggio, e considerava New York un punto fermo della sua geografia culturale, vissuta con curiosità e rispetto. La sua esistenza era scandita da rituali semplici, circondata da arte e memoria, nutrita da una passione per la bellezza che non conosceva ostentazione ma profondità.

Con la sua morte si chiude una stagione in cui la moda era pensata come costruzione lenta e consapevole, luogo di sapere e misura. Resta un’eredità che continua a parlare al mondo attraverso forme, colori e proporzioni. Valentino Garavani ha insegnato che l’eleganza non rincorre il presente ma lo attraversa con grazia, instaurando un dialogo continuo tra il tempo e la bellezza.

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