Vannacci e i suoi fratelli, mine vaganti in cerca di un’identità forte
- Postato il 12 febbraio 2026
- Politica
- Di Blitz
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Si annunciava alla Camera una pioggia torrenziale, c’è stato invece qualche tuono rumoroso e nulla più. Così i fedelissimi di Vannacci, dopo il clamore suscitato dalla fuga del generale dalla Lega, hanno forse pensato alla pagnotta e hanno votato sì per il riarmo all’Ucraina. I tre “scappati di casa”, come, li definisce stamane Il Foglio, si sono adeguati e tutto è finito a tarallucci e vino. Sassi, Ziello e Pozzolo, si sono adeguati, uno dei tre ha spiegato che Futuro Nazionale sarà sempre con la destra, e non c’è stata nessuna rivoluzione. Certo, hanno seguito quel che gli ha detto il loro capo che siede a Bruxelles non a Montecitorio, ma non c’è dubbio che è stato proprio lui a mutare rotta all’ultimo momento. Perché, questo cambio di marcia dopo il clamore dei giorni scorsi? Si diceva e si scriveva che la rottura con il Carroccio avrebbe dato seri grattacapi alla destra di governo, che con il nuovo assetto Giorgia Meloni avrebbe dovuto mollare anche prima del 2027, addirittura che il generale e la sua piccolissima schiera avrebbe potuto votare no al referendum.
Tutto falso? No, solo previsioni sbagliate e fretta nel sostenere notizie che non avevano nessun serio fondamento. In cerca di scoop? Forse, ma stavolta i caporioni che guardano con insistenza a sinistra non ne hanno indovinata una. Così i “vannacciani” sono rimasti dalla parte del governo e il risultato ha dato numeri che non possono essere travisati. In tal modo l’esecutivo di Meloni si avvia ad essere assai più longevo di quello guidato da Silvio Berlusconi che aveva resistito fino ad arrivare a 1412 giorni.
Come mai, ci si chiederà, il “fuggitivo” ha ingranato la marcia indietro? Per quale ragione tutto si è risolto in un nonnulla? Si può dire ogni cosa del generale tranne che non sia un “furbetto dell’ultima ora”. Quando si è trattato di dire sì a Matteo Salvini e di saltare sul carro della Lega, si è detto ben lieto di accomodarsi su una di quelle poltroncine mirando però di avanzare a passo spedito. Un taxi su cui viaggiare il tempo necessario per farsi conoscere, magari con frasi un po’ troppo nostalgiche che avrebbero attratto i fedelissimi di sogni ormai superati. Dopo un po’, quel mezzo di trasporto non gli è più piaciuto, sarebbe rimasto una riserva per un tempo esagerato e lui non voleva sedere in panchina, ma scendere in campo ed essere il Maradona del gruppo o partito che sia. Come fare? Staccarsi da colui il quale lo aveva inventato e salire sulla sua automobile, una Ferrari che lo avrebbe presto portato al traguardo?
I sogni di gloria hanno avuto lo spazio di un mattino perché Vannacci si è accorto in fretta che aveva fatto i conti sbagliati. A sinistra, dove cercava di capire se lo avessero accolto, ha avuto il niet immediato di Fratoianni e Bonelli pronti a votare in modo contrario a quello del generale o, al limite, astenersi. Vista la mala parata, il generale ha dato un nuovo ordine alla sua sparuta pattuglia: andate alla Camera e annunciate con enfasi che voterete si a favore dell’Ucraina. “Nessuna meraviglia”, hanno risposto ai giornalisti che chiedevano lumi. “Noi siamo di destra come lo siamo sempre stati, perché tanto clamore?”.
Va bene che in politica vince generalmente l’arte del compromesso, ma stavolta si è andati al di là di ogni congettura. Cosa potrà significare questa ennesima sterzata? Sonni più tranquilli per il governo? Buriana ormai passata? Non c’è dubbio che se Vannacci non farà un ennesimo dietro front, tutto filerà liscio fino alle elezioni politiche del 2027, Giorgia Meloni potrà stare tranquilla come lo dovrebbe essere per la riforma della giustizia (o divisione delle carriere) se l’alleanza rimarrà saldamente unita. Ma i sondaggi non sono più tanto sicuri che trionferà il sì. Gli ultimi, recentissimi di questa settimana, dicono che lo scarto si è assottigliato, è di appena un punto e molto dipenderà da quella schiera di assenteisti che da tempo preferisce rimanersene a casa invece che deporre la scheda nell’urna. Come voteranno questi scettici? Il fronte del no è scatenato, non ha un attimo di tregua, la propaganda innanzitutto e tanto ottimismo.
Se a qualche esponente dell’attuale maggioranza provi a chiedere lumi replicherà facendo spallucce. “Giorgia Meloni non è ancora scesa in campo, lo farà presto e ne vedremo delle belle: né più e né meno di quanto sta per accadere con gli immigrati illegittimi”. affermano. Ricordate quante se ne dicevano (e ancora se ne dicono) sui due centri costruiti in Albania per quei migranti in procinto di essere rimandati al mittente? Peste e corna, ma la premier rispondeva: “Funzioneranno, eccome se funzioneranno!”.
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