Vasseur vuol dire fiducia: "In Cina vedremo più equilibrio". McLaren preoccupata, ma sicura di risalire
- Postato il 10 marzo 2026
- Di Virgilio.it
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La Cina non è vicina, ma magari la Ferrari alla Mercedes si. Almeno questo è quel che pensa Fred Vasseur: “A Melbourne sapevamo che avremmo pagato qualcosa sul giro secco, che poi si è ripercosso anche sul passo gara. Ma a Shanghai ho motivo di ritenere che sarà diverso”. Fiducia cieca nelle potenzialità di una macchina che quantomeno ha mostrato di poter essere la prima antagonista alle frecce d’argento, unito anche a un pizzico di spavalderia che di questi tempi certo non guasta.
- Vasseur e l'amica Shanghai: "Rettilinei e temperature migliori"
- McLaren, un brusco risveglio: "Migliorare motore e in curva"
- La questione delle batterie a zero in partenza
Vasseur e l’amica Shanghai: “Rettilinei e temperature migliori”
In Cina, insomma, la Ferrari spera di poter rimescolare le carte con convinzione. E anche di mostrarsi più competitiva di quanto lo sia stata in Australia. “Dove 8 decimi in qualifica non erano la rappresentazione reale del gap che c’era tra noi e Mercedes”, ha spiegato Vasseur al magazine francese Auto Hebdo.
“Non avrei mai firmato per un terzo e quarto posto prima del via, ma per come sono andate le cose direi che abbiamo fatto bene e c’è qualcosa di cui vale la pena essere soddisfatti. Sappiamo di avere anche margini di miglioramento enormi, e questo deve convincerci che c’è ancora spazio per tante possibile novità. In Cina sarà diverso perché il tracciato presenta lunghi rettilinei e tanti punti di staccata, utili per ricaricare le batterie, e poi perché le temperature saranno molto più fredde.
A cosa dovremo prestare attenzione? Sicuramente al graining degli pneumatici: tutti parlano del recupero dell’energia, ma le gomme continuano a usurarsi e lì si gioca una fetta importante della nostra stagione”. Cina e poi Giappone: il mondiale, a detta di Vasseur, dopo i prossimi due appuntamenti potrebbe mostrare un volto ben diverso. “Si rimescoleranno le carte, e anche McLaren e RedBull vedrete che non resteranno dietro a lungo”.
McLaren, un brusco risveglio: “Migliorare motore e in curva”
A proposito di McLaren: il risveglio in Australia è stato brusco per il team britannico, che dopo i bagordi della passata stagione s’è ritrovato a remare in mezzo al gruppo, dimenticando in fretta i fasti dell’ultimo campionato (che poi si potrebbe dire che già nel 2024 il colore papaya andava per la maggiore). “In questa situazione completamente nuova era fondamentale riuscire a vedere la bandiera a scacchi”, ha spiegato Andrea Stella.
“Purtroppo Piastri ha compromesso la sua gara uscendo nel giro di allineamento, mentre Norris ha accusato 50 secondi che sono tanti, ma che non raccontano quella che è la reale situazione dei valori di forza. Sappiamo però di dover trovare delle performance differenti, soprattutto se confrontiamo i nostri dati della power unit con quelli Mercedes. Bisogna migliorare anche in uscita dalle curve, perché sin qui non abbiamo abbastanza carico aerodinamico”.
Neil Houdley, il direttore tecnico a capo degli ingegneri, s’è detto convinto che qualcosa a breve potrebbe cambiare. “I miglioramenti da fare sono tanti, a cominciare dalla potenza del propulsore, per proseguire con il miglioramento sull’aderenza in curva. Chiaro che serviranno più gare per riuscire a capire bene come far funzionare al meglio la vettura, ma la mole di dati raccolta ci potrà dare un grosso aiuto. E sono convinto che già nella sprint di sabato a Shanghai si potrebbero vedere passi avanti”.
La questione delle batterie a zero in partenza
Dove le scuderie proveranno a migliorare è soprattutto nella gestione dei dispositivi di energia in partenza. Perché a 48 ore dalla gara d’apertura s’è capito chiaramente che un po’ tutti i piloti erano al gancio: RedBull e Mercedes hanno candidamente ammesso che erano spaventate all’idea che le loro guide potessero sprofondare in fondo allo schieramento, dal momento che quando sono andate ad allinearsi la potenza era pari a zero.
Anche Leclerc ha ammesso di aver temuto la beffa: “Nel giro di ricognizione non siamo riusciti a ricaricare bene le batterie, ma mi sembra di capire che è stato un problema comune a tanti. Alla fine avevo un 20% e me lo sono fatto bastare, però bisogna migliorare nella gestione del giro di formazione, altrimenti le partenze rischiano di tramutarsi in un incubo”.
Peraltro i commissari hanno anche smentito se stessi, andando a spegnere i semafori molto più rapidamente del previsto. “Per un attimo mi son detto che tutto questo era folle e ho temuto il caos, ma alla fine è andato tutto bene”, ha aggiunto il monegasco della Ferrari. Consapevole (lui come i colleghi) che questa nuova era della Formula Uno presenta ancora tante, tantissime incognite.