Venezuela, prigionieri politici o politici prigionieri? Cosa si sono detti Rodriguez e Tajani
- Postato il 27 febbraio 2026
- Esteri
- Di Formiche
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“Oggi ho avuto un lungo colloquio telefonico con la presidente ad interim del Venezuela, Delcy Rodriguez. Abbiamo già rafforzato la nostra presenza diplomatica a Caracas per continuare ad assistere i connazionali e le imprese che vogliono investire, ferma restando l’importanza di trovare soluzioni a questioni commerciali aperte”.
Antonio Tajani, ministro degli Esteri, ha confermato sulla piattaforma X lo scambio avuto con la leader del regime venezuelano: “Continuiamo a lavorare per la liberazione di tutti i connazionali detenuti politici: ho chiesto di dare la massima priorità. Italia è pronta a fare la sua parte affinché prosegua il percorso di pacificazione interno”. “L’Italia è legata al Venezuela da forti legami storici e culturali, grazie anche alla grande comunità italiana e darà il suo contributo per la libertà e prosperità del popolo venezuelano”, ha aggiunto Tajani.
Sebbene tutti i prigionieri con un unico passaporto italiano siano stati liberati, nelle carceri del Venezuela restano ancora circa 42 cittadini italo-venezuelani, di cui 24 sono considerati detenuti per motivi politici.
È abitudine del regime venezuelano scambiare le parole e sostenere che non ci sono “prigionieri politici” ma “politici prigionieri”, sostenendo che sono persone che hanno compiuto dei reati. Questa visione è fortemente contestata dalle ong e dai difensori dei diritti umani nel Paese sudamericano.
Infatti, Rodriguez ha tenuto a chiarire su X che durante la conversazione con Tajani “ha approfittato per spiegare con chiarezza la verità del Venezuela sulle narrative distorte che sono circolate sui media di Europa per anni”. “Ho precisato – ha scritto Rodriguez – che quelli che lui chiama prigionieri politici sono persone che hanno compiuto reati di corruzione, narcotraffico, vendita illegale di armi, casi in cui ci sono delitti comuni”.
La leader del regime ha scritto che la conversazione è stata “rispettosa e costruttiva” e si è incentrata su temi di interesse bilaterale, come i nuovi investimenti e l’agenda di scambio economico. Ha concluso confermando che è d’accordo con Tajani sulla necessità di mantenere canali diretti di dialogo che aiutino ad andare avanti in temi di interessi comune per l’Italia e il Venezuela.
L’Italia, a differenza degli Stati Uniti, ha preso una chiara posizione in materia di diplomazia con il Venezuela. Lo scorso 3 febbraio, il Parlamento venezuelano, controllato dal chavismo, ha autorizzato la nomina di María Elena Uzzo come nuova ambasciatrice del Venezuela in Italia – fino ad ora era stata incaricata di affari -. La decisione di riconoscere un rappresentante diplomatico è arrivata in seguito alla liberazione di due cittadini italiani arrestati in Venezuela: Alberto Trentini e Mario Burlò.
Il ministro Tajani aveva confermato che c’era “un cambio di direzione” nei rapporti con il Venezuela, in accordo con la premier Giorgia Meloni. Come ricorda l’agenzia Efe, il presidente del Consiglio aveva dichiarato che l’Italia era impegnata in una “collaborazione costruttiva” con le autorità di Caracas per aiutare il popolo venezuelano nel cammino verso la “libertà, pace e democrazia”.
Oggi ho avuto un lungo colloquio telefonico con la Presidente ad interim del #Venezuela
@delcyrodriguezv.
L’Italia è legata al Venezuela da forti legami storici e culturali, grazie anche alla grande comunità italiana, e darà il suo contributo per la libertà e prosperità del… pic.twitter.com/dQZHNVlGBs— Antonio Tajani (@Antonio_Tajani) February 25, 2026